In 1.500 al corteo del Sudd Cobas: “Chi non vuole picchetti, vuole la schiavitù”

Massiccia partecipazione al corteo organizzato nel pomeriggio di oggi dal Sudd Cobas con lo slogan “Chi non vuole i picchetti, vuole la schiavitù”. A sfilare per le vie del centro operai e cittadini ma anche istituzioni, associazioni e partiti. 1.500 i partecipanti alla manifestazione secondo gli organizzatori. L’iniziativa è stata promossa in seguito allo sgombero del presidio del Sudd Cobas davanti al magazzino della Acca di Seano, azienda di logistica a conduzione cinese, dove da giorni era in corso la protesta del sindacato a difesa di un centinaio di lavoratori a rischio licenziamento. Alla base dello sgombero di venerdì scorso, un decreto di sequestro preventivo emesso dalla Procura e finalizzato alla restituzione della merce bloccata all’interno del magazzino, ad alcune decine di aziende che ne reclamavano la proprietà e che avevano presentato denuncia tramite i propri legali.

“Siamo qui a difendere il diritto allo sciopero. Giù le mani dai picchetti” ha affermato Luca Toscano, del Sudd Cobas, che ha parlato di “attacco al diritto di sciopero, un fatto grave soprattutto se avviene in un distretto – come quello pratese – dove la lotta alla legalità passa proprio attraverso gli scioperi e i picchetti sindacali”.

“Prato non vuole più vedere le immagine viste venerdì, con la polizia mandata a sgomberare gli operai in picchetto” si legge in una nota del sindacato”.

“Oggi il meglio della città è insorta: per difendere la Costituzione e il diritto di sciopero, per combattere la mafia ed il caporalato. Il diritto di sciopero non si tocca. Soprattutto in una città in cui i picchetti degli operai sono l’antidoto a contrastare un economia basata sullo sfruttamento e l’illegalità e sorretta dalle mafie. Non accetteremo che i lavoratori di questo distretto siano privati dell’unico strumento capace di conquistare diritti e dignità”.

Il Sudd Cobas ha fatto sapere che “a Seano il picchetto continua ad oltranza. La città a scelto da quale parte stare, le istituzioni dovrebbero fare altrettanto. Non c’è nessuna ragione per cui gli operai Acca debbano perdere il proprio posto di lavoro e diritti conquistati. Non abbiamo bisogno di equilibrismi né di mediatori. Le istituzioni scelgano la parte della dignità del lavoro. La lotta allo sfruttamento e al chiudi e riapri dovrebbe essere la loro” così il sindacato.

Al termine del corteo, partito da piazza del Comune, una delegazione del Sudd Cobas è stata ricevuta in palazzo comunale dal sindaco Matteo Biffoni e dal vice sindaco Diego Blasi. Erano presenti i sindacalisti Luca Toscano e Sarah Caudiero, accompagnati da una rappresentanza dei lavoratori della Acca Srl di Seano.

Si è trattato di un faccia a faccia definito da entrambe le parti “franco e necessario”, volto a riportare la discussione sui binari della gestione della crisi occupazionale. Il sindaco Biffoni e il vicesindaco Blasi hanno confermato che la priorità assoluta di questa vertenza è la salvaguardia dei 95 posti lavoro, messi a rischio dalla chiusura improvvisa e opaca dell’azienda. I rappresentanti di Sudd Cobas hanno ribadito le loro posizioni ed esposto al sindaco e al vicesindaco le preoccupazioni dei lavoratori, evidenziando il rischio che la chiusura della Acca Srl sia in realtà una manovra per svuotare l’azienda e delocalizzare le commesse in altro modo.

Dopo aver ascoltato le ragioni della protesta e come sta evolvendo la vertenza nei confronti dell’azienda Acca logistica, Biffoni e Blasi hanno annunciato l’intenzione di avviare una serie di verifiche tecniche per comprendere quali specifici strumenti amministrativi e normativi di propria competenza possano essere messi in campo. L’incontro è terminato rinnovando la volontà comune di proseguire nel percorso intrapreso dal tavolo istituzionale aperto e convocato dalla Provincia di Prato, considerato strumento necessario e operativo per garantire il superamento della crisi occupazionale.

Tra i rappresentanti delle istituzioni presenti durante il corteo, Edoardo Prestanti, sindaco di Carmignano: “La legalità non può essere solo il diritto di riprendere la merce. Voglio dirlo con forza, da piazza del Comune, a Prato, dove siamo venuti, come Comune, a fianco dei lavoratori di Acca, che evidentemente hanno il torto di voler affermare le loro prerogative, ancora una volta calpestate” così Prestanti ha motivato lo sua adesione e partecipazione alla manifestazione.
“C’è un equivoco – ha continuato Prestanti – che si tende ad affermare dopo lo sgombero, che vi sia una legalità violata da un picchetto operaio. Una tale rappresentazione non è solo un equivoco, è una distorsione della realtà. Chi tutela i lavoratori? Chi tutela la loro occupazione? Ci sono 95 persone, dalla mattina alla sera, gettate sulla strada. Non è stato il loro presidio a portarli in via Copernico, ma il loro licenziamento. Questa è la questione. Si parla della vertenza Acca come se fosse una vertenza “normale”, come se in quella azienda vi fossero normali relazioni sindacali, e non un’impresa indagata per caporalato e per una presunta evasione fiscale. In tali condizioni, con quali strumenti i lavoratori possono dare voce alle loro giuste rivendicazioni, se non ricorrendo anche a forme di lotta che poi fanno parte in conflitti estremi, come alla Acca, delle forme tradizionali messe in atto dal movimento operaio?”.

Chiude il sindaco di Carmignano: “Bisogna riportare l’intera vicenda alla esatta rispondenza dei fatti. Lo sgombero è stato un un grave atto, una ferita che ci poteva essere risparmiata, di cui non c’era alcun bisogno. Un atto di forza, ingiustificato, che acuisce il problema, acuisce le tensione, ha drammatizzato ulteriormente un conflitto già drammatico per la sua posta in gioco. Come sindaco di Carmignano, per esserne stato protagonista con il presidente della Provincia Calamai e il sindaco e il vicesindaco di Prato Biffoni e Blasi, chiedo la immediata riconvocazione del “tavolo istituzionale”, aperto appena mercoledì scorso. Quel “tavolo” costituisce l’unica speranza di risolvere la difficile vertenza. Lo sgombero è andato anche contro quel “tavolo”. Ma non possiamo stare fermi, bisogna riprendere quel dialogo, sola possibilità per ridare dignità ai lavoratori, che non possono essere coloro che pagano le conseguenze del contrasto alla illegalità. Non c’è diritto se un pacco di merci conta più dell’esistenza delle persone. Non c’è diritto se i lavoratori hanno una tutela minore. Il “tavolo istituzionale” va subito riconvocato. E se non ci fossero le condizioni, come istituzioni, Provincia, Comuni di Carmignano e Prato, dobbiamo mettere in campo altre iniziative per dare soddisfazione alle giuste esigenze di 95 operai”.

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