È indagato per tentato omicidio l’agente della Polizia Penitenziaria che ieri pomeriggio ha sparato al pronto soccorso dell’ospedale di Prato tre colpi di pistola, colpendo con un solo proiettile un fermato, 22enne del Marocco, a una gamba mentre stava tentando di scappare dopo aver scaricato un estintore nel reparto di emergenza e creato parapiglia. Secondo quanto appreso gli avvocati dell’agente hanno ricevuto comunicazione formale stamani. Nelle prossime ore l’agente penitenziario sarà interrogato alla presenza dei suoi difensori di fiducia.
Le condizioni del 22enne non sono gravi, attualmente è ricoverato all’ospedale di Pistoia, nella sezione di sicurezza riservata ai detenuti. Contusi due agenti, che hanno una prognosi di 30 e 10 giorni.
Le immagini acquisite dal procuratore
In una nota, la procura della Repubblica spiega che «i filmati acquisiti mostrano la dinamica dei fatti. Due agenti di polizia penitenziaria, mentre il ragazzo cercava di scappare ammanettato all‘interno di un ambiente chiuso dal quale non poteva uscire, hanno cercato di raggiungerlo» e che «uno dei due agenti ha esploso contro il ragazzo tre colpi di pistola, uno dei quali l’ha colpito».
Va da sé che l’esito della vicenda sulla quale sta lavorando la magistratura, che ha portato ieri al ferimento del giovane arrestato e all’interruzione dell’attività del pronto soccorso, a prescindere dalle eventuali singole responsabilità che verranno accertate, è riconducibile alla situazione nella quale versa e della quale è oggetto il carcere della Dogaia, con pesantissimi riflessi tanto sulla popolazione carceraria quanto sul personale e, almeno da ieri, sull’intera città. Lo stesso procuratore Luca Tescaroli è al proposito chiaro: «La situazione di illegalità attorno al carcere si perpetua».
Cinque lanci e quattro arresti
Per quanto riguarda il fatto specifico dal quale è poi scaturito l’episodio del pronto soccorso, è la stessa nota a evidenziare che all’esterno del carcere hanno agito tre persone – «due accompagnatori e il lanciatore» poi «ferito nell’ospedale di Prato». «Quest’ultimo ha effettuato complessivamente cinque lanci – spiega la procura – Tre plichi sono atterrati nei passeggi della media sicurezza, mentre gli altri due sono finiti all’interno del muro di cinta. I plichi contenevano seicento grammi di Hashish e due telefoni cellulari. I tre soggetti presenti all’esterno sono stati arrestati». Arrestato anche il detenuto che dall’interno «aveva provveduto al recupero dei tre plichi atterrati nei passeggi».
Le parole del legale dell’agente indagato
«Ho fiducia nell’operato della magistratura. Tuttavia spero che in presenza di una evidente causa di giustificazione della condotta del solerte poliziotto penitenziario sannita, mio assistito, venga applicato il nuovo decreto sicurezza che ha modificato l’art 335 del codice di procedura penale, introducendo il comma con cui si prevede l’annotazione preliminare nel modello 45 bis, che evita l’iscrizione automatica dell’agente nel registro degli indagati quando l’atto compiuto in servizio fa presumere una causa di giustificazione, come nel caso di specie». Così l’avvocato Vittorio Luigi Fucci, legale di fiducia dell’agente penitenziario in servizio al carcere di Prato, indagato per tentato omicidio. «In ogni caso – sottolinea il legale – Credo che occorra una riforma radicale che tuteli maggiormente le forze dell’ordine che operano in presenza di evidenti cause di giustificazione».
I sindacati: «Non basta l’indignazione» e «no ai processi sommari»
«Pressochè unanime il tono indignato dei commenti dei colleghi rispetto alla vicenda in cui un poliziotto penitenziario, con appena un anno e mezzo di servizio, ha sparato ferendo ad una gamba un arrestato che stava fuggendo dall”ospedale in cui era stato accompagnato e che sarebbe stato immediatamente indagato dalla procura per tentato omicidio. Ma non c’è il famoso scudo?», scrive Leo Beneduci dell’Osapp, per poi chiamare in causa il governo e la categoria: «Spiace dirlo, rispetto alle innumerevoli prove di disinteresse del ministero e del Dap nei confronti della polizia penitenziaria, fino a quando da parte dei colleghi ci sarà solo indignazione accompagnata da rassegnazione, riteniamo che non possa cambiare mai nulla».
«Non si facciano processi sommari all’agente che ha sparato durante un’aggressione al pronto soccorso», rilancia Aldo Di Giacomo, segretario della Federazione sindacati autonomi Cnpp-Spp, soffermandosi anche sugli ultimi episodi che hanno interessato il carcere della Dogaia, dal detenuto ucciso in cella il 6 agosto alla movimentata giornata di ieri.
Aduc, «droghe leggere in carcere per attenuare l’illegalità»
«Le droghe, come i telefonini, circolano liberamente nelle carceri», rileva il presidente dell’Aduc Vincenzo Donvito Maxia, secondo il quale se hashish e marijuana fossero «consumate al pari del tabacco che nessuno penserebbe mai di proibire in carcere, pena ulteriori motivi di esplosione dei reclusi, attenuerebbero tensioni e atti di violenza/illegalità per procurarsele». Donvito Maxia ritiene che «l’esperimento, direttamente tangibile e con alto potenziale numero di soggetti disponibili a farne parte, attenuerebbe molto le tensioni carcerarie comunicando anche ai detenuti la disponibilità dell’amministrazione a venir loro incontro per le difficoltà in corso. Dall’altro porrebbe il nostro Paese all’avanguardia per una sperimentazione che, considerato anche come succede in tanti altri Paesi nostri stretti alleati (Paesi Ue, Usa, Canada, eccetera), non potrebbe che far bene al diritto».






