La cappella dell’ospedale di Prato nel nome di San Carlo Acutis

Da sabato 4 ottobre la cappella dell’ospedale di Prato sarà dedicata a San Carlo Acutis. L’intitolazione avverrà nel corso di una messa presieduta dal vescovo Giovanni Nerbini alle ore 10. «Un momento importante per la nostra Diocesi, che porta la testimonianza di questo giovane santo in un luogo di sofferenza, ma in un ospedale fra i più nuovi e tecnologici», dice Stefania Cecchi, direttrice dell’Ufficio diocesano di pastorale sanitaria e tra le promotrici di questa iniziativa. La proposta di dedicare la piccola chiesa ospedaliera al neo santo Carlo Acutis è stata subito accolta con favore dalla direzione sanitaria e infermieristica del Santo Stefano, vista anche la continua collaborazione con la Diocesi e l’Ufficio di pastorale sanitaria nel servizio quotidiano di assistenza spirituale ai malati. Alla celebrazione eucaristica di dedicazione sarà presente la direttrice dell’ospedale Maria Teresa Mechi.

La celebrazione sarà anche l’occasione per benedire e presentare la nuova Via Crucis, con le formelle che faranno da cornice alla cappella. Un pensiero che nasce dalla sensibilità di Alberto Freschi, medico dell’ospedale, membro dell’equipe di Pastorale sanitaria, che è riuscito a coinvolgere alcuni imprenditori amici in questo progetto. L’opera è stata realizzata da un giovane scultore francese, Etienne Zobler, ultimo di una famiglia di nove figli, cresciuto vicino a Tolosa. Ha studiato in patria linguaggio figurativo all’atelier Inventerre della scultrice Anne Laure Pères, poi nel 2020, dopo gli studi di storia medievale a Tolosa, ha seguito un master alla Sacred Art Schooll di Firenze. Il contatto con il ricco patrimonio fiorentino e la sua grande comunità di artisti, gli hanno permesso di completare la formazione per iniziare la sua attività artistica. Dallo scorso anno insegna nel laboratorio di scultura della Sacred Art School.

 

Etienne Zobler

 

Le formelle della Via Crucis nella cappella San Carlo Acutis si ispirano al salmo 26: È il tuo volto Signore che io cerco. Ogni stazione, dice l’artista: «È un dolce richiamo di Gesù: sono sempre presente con voi, non vi lascio nella sofferenza, non vi abbandono alla morte, attraverso questo cammino fino in fondo, perché vi ho insegnato “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando”».

Per la realizzazione di questa opera, la Diocesi di Prato ringrazia per la generosità Artifex Fibrae, diretta da Maurizio Bettazzi, che ha coordinato il lavoro, Fil-3 e Tessuti Iannuzzi.

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