La procura di Prato riapre le indagini sulla morte di Luana D’Orazio

La Procura di Prato riapre le indagini sulla morte di Luana D’Orazio, la 22enne di Montemurlo, madre di un bambino, rimasta schiacciata in un orditoio nell’azienda L’OrdituraA di Oste dove lavorava. Lo riporta il quotidiano La Repubblica. La riapertura dell’inchiesta, 5 anni dopo i fatti, sarebbe attribuibile alla necessità di riesaminare gli atti per individuare eventuali altri profili di responsabilità. Previsti anche nuovi accertamenti e l’ascolto di altri testimoni. Durante le consuete attività lavorative, Luana D’Orazio, apprendista operaia, finì dentro l’orditoio da campionatura a cui erano state rimosse le protezioni, in particolare la saracinesca. Luana sarebbe rimasta impigliata coi vestiti nel macchinario e quindi intrappolata dagli ingranaggi. Nessuno la sentì gridare.
Per la morte della giovane, nell’ottobre 2022 i titolari dell’azienda, Luana Coppini e Daniele Faggi, moglie e marito, dopo aver versato tramite l’assicurazione 1,1 milioni a titolo di risarcimento ai familiari della vittima, hanno patteggiato condanne di 2 anni e 1 anno e mezzo, pena sospesa, per omicidio colposo e rimozione dolosa di cautele antinfortunistiche. Pene (qui le motivazioni della sentenza) a cui la stessa Procura di Prato aveva dato parere favorevole.
Il terzo imputato, Mario Cusimano, tecnico manutentore esterno all’azienda, accusato di aver materialmente manomesso l’orditoio per disattivare i dispositivi di sicurezza, è stato assolto in primo grado; sentenza contro la quale la Procura farà appello. Proprio da alcuni elementi emersi nel processo a Cusimano e da una rilettura degli atti di indagine, sarebbe emersa la necessità di nuovi approfondimenti da parte della Procura, ora guidata da Luca Tescaroli.


La madre di Luana, Emma Marrazzo, che da 5 anni si batte per chiedere giustizia e strumenti più efficaci per affermare la sicurezza sul lavoro, accoglie positivamente la notizia della riapertura dell’inchiesta. “Leggo questa azione della procura come un segnale molto incoraggiante, perché come ho detto molte volte io non pretendevo delle condanne, ma solo di fare chiarezza, di avere davvero verità rispetto a quanto è accaduto, anche dal punto di vista giudiziario. Attendo gli sviluppi di questa inchiesta, un primo segnale positivo dopo tanto tempo”.

Apprezzamento per la riapertura delle indagini è stato espresso anche da parte del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani: “Apprezzo e condivido la scelta – afferma Giani -. La sicurezza sui luoghi di lavoro è elemento di centralità per la dignità dei lavoratori. Sarà importante capire se vi siano altri profili di responsabilità”.

“Apprendo con favore la decisione della Procura di Prato di riaprire le indagini sulla morte di Luana D’Orazio. È la scelta giusta. Quella ferita è ancora aperta, per la famiglia di Luana e per tutto il territorio”. Lo dichiara Christian Di Sanzo, deputato e segretario reggente del PD Prato. “Luana aveva 22 anni. Lavorava in un’azienda del nostro distretto. È morta perché le protezioni di sicurezza di un macchinario erano state rimosse. Non per una fatalità: per una scelta. Su questo non può esserci ambiguità. La sicurezza sui luoghi di lavoro è un elemento centrale per la dignità di chi lavora. Un distretto che vuole essere un punto di riferimento mondiale per il made in Italy deve esserlo anche nella tutela di chi quel made in Italy lo produce ogni giorno. Mi auguro conclude Di Sanzo – che questa nuova fase investigativa faccia chiarezza su tutti i profili di responsabilità. È quello che la famiglia di Luana chiede da cinque anni. È quello che questo territorio merita” conclude Di Sanzo.

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