martedì 17 Febbraio 2026

Lezioni antifascismo al Livi, gli insegnanti contro le accuse di Azione Studentesca: “Se l’antifascismo è reato, ci diciamo colpevoli”

“Se l’antifascismo è reato, ci diciamo colpevoli”. Questa l’intestazione della lettera aperta diffusa in occasione del Giorno della Memoria da 120 docenti del liceo Livi, in risposta alle accuse di Azione Studentesca, il movimento giovanile vicino a Fratelli d’Italia. Tutto è nato da una lezione di educazione civica dedicata all’antifascismo organizzata l’8 gennaio scorso al liceo “Carlo Livi”. L’associazione giovanile di destra aveva accusato l’istituto di fare propaganda politica agli studenti. Proprio quella sera i ragazzi di Azione Studentesca affissero uno striscione davanti al Livi, all’indomani dell’aggressione subita a Roma da quattro militanti di Gioventù Nazionale sembra da parte di estremisti di sinistra. Azione Studentesca ha bollato quanto avvenuto al liceo Livi come “l’ennesimo festival del pensiero unico”, accusando la dirigenza scolastica di spacciare l’antifascismo per programma didattico. Secondo l’associazione, iniziative come queste non favorirebbero il pensiero critico degli studenti, ma si tradurrebbe in una sorta di “catechismo politico forzato”.

Dura la reazione degli insegnanti del Livi. “Nel mondo alla rovescia in cui stiamo vivendo, capita dunque che noi, insegnanti dell’Istituto Livi, dobbiamo difenderci dal “delitto infamante” di antifascismo, lo facciamo, fintanto che ne avremo la possibilità, con alcune osservazioni” scrivono i docenti. “L’antifascismo non è uno sfizio o una forzatura ideologica di qualche esagitato, ma un dovere costituzionale di ogni insegnante. Esso discende dalla nostra Carta, frutto della lotta di liberazione e della Resistenza, che alla XII disposizione transitoria finale mette in guardia da ogni rigurgito di restaurazione neofascista”.

“Altro dunque che “festival del pensiero unico”, la scuola è la piazza delle diversità, il luogo di incontro di culture e etnie diverse che cercano di trovare un punto di convivenza nel sapere come strumento di libertà ed emancipazione. Sono proprio questi principi di rispetto e di inclusione che spesso faticano a manifestarsi al di fuori delle nostre aule e a cui teniamo in modo particolare. La scuola è il luogo dove davvero si prova a rendere vivo l’art. 3 della Costituzione, lottando ogni giorno in modo attivo contro ogni forma di discriminazione” scrivono ancora gli insegnanti.

A far discutere è anche la campagna lanciata a livello nazionale da Azione Studentesca che invita a segnalare i docenti ‘di sinistra’ e stilare delle liste di proscrizione.

“Le liste di proscrizione e le raccomandazioni quasi intimidatorie non ci dissuaderanno dal fare in piena serenità il nostro lavoro” scrivono ancora i docenti del Livi.

LE REAZIONI

Dura la presa di posizione del Partito democratico e dei Giovani democratici. In una nota congiunta, Pd e Gd fanno riferimento alla campagna lanciata da Azione Studentesca che invita a segnalare i docenti ‘di sinistra’ e stilare delle liste di proscrizione. Iniziativa, questa, promossa a livello nazionale da Azione Studentesca a cui il gruppo pratese non ha aderito. Per Pd e Giovani Democratici quella di Azione Studentesca è “un’accusa assurda e pericolosa, che nasconde un chiaro tentativo di intimidire chi ogni giorno lavora nella scuola pubblica”. “L’antifascismo non è propaganda, ma un fondamento della Repubblica” afferma Niccolò Ghelardini, segretario dei Giovani Democratici di Prato, mentre Sandra Bolognesi, responsabile scuola del Partito Democratico di Prato, sottolinea come la scuola abbia “il compito di fornire strumenti critici alle nuove generazioni e di trasmettere i valori da cui nasce la nos tra Repubblica. Difendere l’antifascismo significa difendere la democrazia stessa”.

Anche la Flc Cgil di Prato ha espresso forte preoccupazione per quanto accaduto e richiama esplicitamente i principi della Costituzione, ricordando che l’antifascismo è alla base dell’ordinamento repubblicano. “Respingiamo ogni tentativo volto a limitare lo spazio di libertà dell’insegnamento e riaffermiamo il nostro sostegno a tutti i docenti che si impegnano quotidianamente affinché i loro studenti sviluppino senso critico e libertà di pensiero senza i quali non vi è futuro per la democrazia” si legge nella nota firmata dalla segretaria generale Flc Cgil Prato, Filomena di Santo.

“I recenti fatti di cronaca che si sono verificati al Liceo “Livi” di Prato, lasciano basiti e increduli” scrive invece Camilla Insom, Segretaria Generale Cisl Scuola Firenze – Prato. “Nei giorni dedicati al ricordo, alla memoria e alla riflessione contestualizzata, apprendere dell’arroganza con cui i docenti sono stati attaccati con l’affissione di striscioni dichiaratamente di stampo fascista solo per aver svolto lezioni di approfondimento sull’antifascismo, fa inorridire” aggiunge la Cisl che esprime vicinanza e solidarietà agli insegnanti del Livi.

Solidarietà ai professori, alla dirigente e agli studenti del Liceo Livi di Prato anche da parte del presidente della Provincia di Prato e sindaco di Montemurlo, Simone Calamai. “Fare educazione civica sull’antifascismo non è propaganda, è la Costituzione. Non è accettabile attaccare i docenti, quando sono chiamati a svolgere uno dei compiti più importanti per l’educazione dei nostri giovani, la trasmissione dei valori dell’antifascismo, che sono a fondamento della nostra democrazia e della nostra Costituzione – prosegue Calamai -. L’auspicio, anzi, è che si faccia sempre più educazione civica all’antifascismo, affinché quei principi siano fondamenta solide di tutti i cittadini e in particolare dei nostri giovani”.

“Il comitato provinciale ANPI di Prato, insieme ai Comitati provinciali ANPI della Toscana,
esprime piena solidarietà alla dirigenza scolastica, al corpo docente e alla comunità
studentesca dell’Istituto Livi di Prato, finiti al centro di una campagna di attacchi politici per
aver promosso attività di educazione civica dedicate all’antifascismo.
Riteniamo grave e inaccettabile che iniziative coerenti con i programmi scolastici e con i
principi della Costituzione vengano strumentalizzate e accusate di “propaganda”, o di
promuovere un presunto “pensiero unico”.
L’antifascismo non è un’opinione tra le altre, né una posizione ideologica da bilanciare: è il
fondamento giuridico e storico della Repubblica italiana, sancito dalla Costituzione nata
dalla Resistenza e dalla sconfitta del regime fascista, che ne vieta esplicitamente la
riorganizzazione.
La scuola pubblica non è un luogo neutro rispetto ai valori democratici: ha il dovere
costituzionale di trasmetterli, difenderli e renderli oggetto di conoscenza critica. Parlare di
antifascismo non richiede alcun “contraddittorio” con il fascismo, che non rappresenta una
legittima opzione politica ma la negazione stessa dell’ordine democratico e delle libertà
fondamentali.
Ancora più allarmante è la promozione di campagne che invitano a segnalare o “schedare”
docenti per le loro presunte idee politiche. Liste, questionari anonimi e manifesti che
indicano presunti “professori di sinistra” introducono nella scuola un clima di intimidazione
e controllo incompatibile con la libertà di insegnamento e con i principi democratici. Non è
pluralismo: è delazione. E richiama pratiche che la storia del nostro Paese dovrebbe aver
definitivamente sepolto.
I Comitati provinciali ANPI della Toscana ribadiscono il proprio impegno a fianco della
scuola pubblica, presidio fondamentale della democrazia, della memoria storica e della
formazione delle nuove generazioni. Difendere l’antifascismo significa difendere la
Costituzione, i diritti e le libertà di tutte e tutti”.

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