Oltre cento pagine in cui sono ripercorsi i fatti di criminalità organizzata, le indagini e le operazioni di polizia giudiziaria più importanti degli ultimi 15 anni a Prato. Le relazioni della direzione investigativa antimafia. Il recente report di Irpet che sulla base di indicatori e reati spia pone la provincia pratese tra le 25 peggiori d’Italia per presenza mafiosa. C’è tutto questo nel dossier Prato che la Fondazione Antonino Caponnetto, da sempre impegnata nella lotta alle mafie, ha presentato quest’oggi.
Nel documento si ripercorrono i fatti cruenti di quella che il procuratore di Prato Luca Tescaroli ha definito l’escalation criminale dell’ultimo biennio, caratterizzato da tentati omicidi, attentati incendiari, sequestri di persona, bische clandestine, pestaggio di lavoratori sfruttati. Sullo sfondo la matrice diffusa dell’illegalità economica nel distretto cinese delle confezioni-abbigliamento (evasione fiscale, ditte apri e chiudi, lavoro nero, riciclaggio) e le indagini sulla mafia cinese e sulla guerra delle grucce. Un quadro a tinte fosche che si alimenta giorno dopo giorno con nuove emergenze.
La data scelta per la presentazione del dossier Prato, nell’imminenza delle elezioni comunali dopo 10 mesi di commissariamento, non è casuale: il presidente della Fondazione Caponnetto Salvatore Calleri ha voluto così consegnare il documento a tutti i candidati sindaco della città (presenti a Firenze alla presentazione del dossier i candidati del centrodestra Gianluca Banchelli e de L’Alternativa c’è Jonathan Targetti), come pungolo e monito perché non sottovalutino il fenomeno delle infiltrazioni mafiose e perché non ci siano più “Terre di Nessuno” a Prato.
Secondo la lettura del presidente della Fondazione Antonino Caponnetto, la sottovalutazione della presenza mafiosa a Prato arriva da lontano, è tipica di ex “isole-felici” in cui economia e società sembravano immuni da tali infiltrazioni, ed è durata fino ad uno o due anni fa.





