Manifestazioni, nessun disordine. Al vaglio sanzioni per l’occupazione di piazza Europa

Trecentocinquanta agenti delle forze dell’ordine per presidiare le 3 manifestazioni che nel complesso hanno visto la partecipazione di circa 1200 persone. È il bilancio stilato dalla Questura sui servizi messi in campo sabato scorso. Una giornata ad alta tensione, sul fronte dell’ordine pubblico per la concomitanza del presidio del Comitato Remigrazione e Riconquista e delle due contromanifestazioni: quella di Sudd Cobas, Comitato 25 Aprile e Collettivo Gkn e quella organizzata da Aned e Anpi, assieme ad una ventina di partiti e associazioni laiche e cattoliche.
Grazie al massiccio impiego di equipaggi di rinforzo provenienti anche da reparti investigativi di questure limitrofe, Polizia Scientifica, e con il supporto del reparto Volo di Firenze – le manifestazioni si sono svolte con regolarità, “senza incidenti o scontri tra i partecipanti stemperando ogni forma di criticità” sottolinea la Questura in una nota.

All’indomani delle manifestazioni, da fonti istituzionali si apprende che sono al vaglio provvedimenti nei confronti di coloro che, presidiando piazza Europa fin dalla vigilia della manifestazione, hanno di fatto costretto Questura e Prefettura a spostare altrove l’iniziativa del Comitato Remigrazione, il cui presidio si è poi svolto in piazza Ciardi. I responsabili di tale azione potrebbero incappare nell’articolo 9 del decreto sicurezza, entrato in vigore il 25 febbraio scorso, che ha impresso un giro di vite sulle violazioni alle norme che disciplinano le manifestazioni pubbliche. La normativa prevede adesso sanzioni amministrative piuttosto salate, dettagliando varie tipologie di infrazioni e prevedendo multe aumentate in caso di recidiva biennale o quinquennale.
Solo per fare un esempio, “nei casi di mancato rispetto delle limitazioni poste alla circolazione o dell’itinerario previsto per la riunione in luogo pubblico, da cui possa derivare un pericolo per la sicurezza o l’incolumità pubblica, si applica adesso la sanzione amministrativa da 1.000 a 10.000 euro”. La competenza ad irrogare le sanzioni, per le quali non è ammesso il pagamento in forma ridotta, spetta al prefetto.

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