Sognava la poltrona di sindaco di Prato ma, nel volgere di tre mesi, Mario Adinolfi si è ritrovato da stamani agli arresti domiciliari. In mezzo, una parabola che ha il ritmo di una commedia degli equivoci. Ad aprile la sua lista, il Popolo della Famiglia, viene bocciata dalla Commissione elettorale ancora prima di scendere in campo: troppe firme irregolari, un ricorso respinto dal Tar e, poi, dal Consiglio di Stato. Niente scheda elettorale col suo nome.
Da lì, dopo una conferenza stampa finita in bagarre con un inviato delle Iene (vedi foto) e un attacco ai candidati cattolici del Pd tanto per entrare nel clima elettorale, il silenzio della campagna mai iniziata si è trasformaton tutt’altra cronaca. Questa mattina la Guardia di Finanza, su richiesta della Procura di Roma, ha notificato ad Adinolfi la misura degli arresti domiciliari.
Le accuse, tutte ancora da verificare: truffa, evasione fiscale per circa 400 mila euro, esercizio abusivo della raccolta del risparmio e abusivismo finanziario. Al centro dell’inchiesta la cosiddetta “Scommessa Collettiva”, un betting group lanciato sui social che prometteva rendimenti record grazie a presunti algoritmi infallibili per le scommesse sportive. Centinaia di persone, alcune per oltre 100 mila euro a testa, avrebbero affidato i propri risparmi acquistando “quote” di partecipazione, senza ottenere (in tutto o in parte) la restituzione delle somme versate e la remunerazione prospettata. “Dalla ricostruzione delle movimentazioni finanziarie sui conti correnti dell’indagato nell’ultimo quinquennio è stata accertata la raccolta di oltre 4,7 milioni di euro – si legge nella nota della Guardia di Finanza di Roma -. Solo una parte di tali somme sono risultate correlate ad attività di scommesse sportive, mentre la gran parte dei fondi ricevuti sarebbe stato destinato a diversi utilizzi, tra cui trasferimenti verso soggetti terzi e sostenimento di spese personali per l’acquisto di beni di lusso quali orologi, lingotti e monete straniere, quadri, imbarcazioni e pagamenti per l’effettuazione di viaggi”.
La corsa per Palazzo Comunale è durata lo spazio di una raccolta firme contestata. Quella per i domiciliari, a quanto pare, ha avuto vita più lunga e sarà poi tema per accusa e difesa.





