Il leader nazionale del Popolo della Famiglia Mario Adinolfi si candida a sindaco di Prato. Lo ha reso noto lui stesso, in un video sui social, nel quale ha annunciato che presenterà un programma preciso ai pratesi l’11 aprile prossimo alle ore 11 all’Art Museum.
“Siamo reduci da una battaglia politica difficilissima combattuta in Veneto, chiusa portando il Popolo della Famiglia oltre il 5% alle suppletive per la Camera dei Deputati” – ha premesso Adinolfi, che ha poi aggiunto: “Il 24 maggio si vota per le amministrative: 12 delle 18 principali città italiane sono governate dal Pd, di queste l’unica che va alle urne è Prato. Ci va perché il sindaco del Pd Ilaria Bugetti (non mi costringerete mai a usare l’obbrobrioso termine ‘sindaca’) si è dovuta dimettere in quanto indagata in una pesantissima inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Firenze, accusata di essere stata corrotta da un importante imprenditore massone già arrestato e condannato per lo stesso reato in un’altra inchiesta. Nelle intercettazioni questo ricchissimo gran maestro della massoneria definisce il sindaco di Prato ‘un mio attrezzo da una vita’” ricorda Adinolfi, secondo il quale il caso Bugetti non ha avuto lo stesso risalto mediatico nazionale di altre inchieste che hanno riguardato in passato amministratori locali di centrodestra.
Adinolfi usa parole forti per rivolgere il suo appello in particolare al mondo cattolico pratese “per dare con il voto l’occasione di una catarsi per una città corrotta, attraversata da pulsioni mafiose”.
“Proporremo alla città un percorso di rinascita morale contro ogni consorteria e massoneria a partire dalle 70 parrocchie della città, con un programma preciso che illustreremo ai pratesi l’11 aprile prossimo all’Art Museum alle ore 11. Obiettivo politico del Popolo della Famiglia – continua Adinolfi – è raccogliere una percentuale determinante dei voti e togliere l’amministrazione di Prato a una sinistra che dopo questi fatti deve stare ferma almeno un giro e rendere caso nazionale il più importante capoluogo toscano che va al voto: un laboratorio politico che evidenzi (come è già accaduto in Veneto) la fine della diaspora dei cattolici e il rafforzarsi di un soggetto politico di ispirazione cristiana determinante per la costruzione di un’area di governo alternativa al Pd”.





