Si è conclusa la caratterizzazione dei rifiuti di una delle più grandi discariche mai trovate sul territorio pratese: l’area di 2000 metri quadrati in un territorio boschivo nell’area naturale protetta di interesse locale del Monteferrato, nel comune di Montemurlo. Il piano di campionamento e analisi chimico-fisica dei rifiuti ha consentito di stimarne il volume in 5.741 metri cubi, tra materiali edili (terre e rocce da scavo, laterizi, murature in mattoni, piastrelle), rifiuti in legno, in plastica e rifiuti metallici. I rilievi geofisici e le misurazioni con droni eseguiti da Arpat hanno portato a stimare in 11.500 tonnellate il peso dei rifiuti, che in alcuni casi raggiungono uno spessore di 7 metri e sono andati perfino ad alterare lo stato e la forma degli argini del Fosso di Strigliana, censito nel reticolo idrografico e di gestione regionale.



Le indagini del Nucleo Nipaaf dei Carabinieri e dell’Unità specialistica territorio-ambiente della Procura contestano responsabilità al gestore affittuario dell’area boschiva (un 64enne italiano, nipote della proprietaria deceduta lo scorso anno all’età di 90 anni), di tre imprenditori edili (tutti italiani, di 53, 62 e 80 anni) e di un sessantenne che avrebbe materialmente sversato per loro conto i rifiuti nell’area. Nei loro confronti è in corso il processo al Tribunale di Prato: secondo le accuse avrebbero concorso a realizzare e gestire una discarica totalmente abusiva, priva di qualsiasi titolo autorizzativo di carattere ambientale, edilizio, paesaggistico e, trovandosi all’interno dell’area Anpil del Monteferrato, anche senza nulla osta paesaggistico funzionale a tutelare le bellezze naturali.
Nel frattempo è partito anche l’iter per la bonifica: previa autorizzazione del Tribunale di Prato, i carabinieri Nipaaf ed Arpat stanno facendo eseguire l’ordinanza di rimozione emessa dal Comune di Montemurlo. Le spese, secondo le normative vigenti, saranno poste a carico del gestore dell’area e degli eventuali eredi della proprietaria deceduta.
“L’abbandono dei rifiuti – commenta in una nota il procuratore capo di Prato Luca Tescaroli – costituisce uno dei molti problemi che affligge il territorio di competenza di quest’ufficio e dovrà essere continuato l’impiego dei droni di ultima generazione per rendere più efficace la prevenzione e il contrasto del fenomeno.
Oggi, le risorse del Nipaaf dei Carabinieri nel territorio pratese non solo non sono state incrementate, ma si sono ridotte di una unità e l’organico è ridotto a tre unità: un tenente colonnello, un maresciallo e un appuntato. Si auspica una sensibilità istituzionale per adeguare la dotazione alle necessità e l’accoglimento della richiesta avanzata da quest’ufficio”.





