Messa del vescovo Nerbini negli ambienti del lanificio Balli, torna la «Pasqua nelle fabbriche»

«Il lavoro svolto insieme agli altri arricchisce l’intera società, produce ricchezza per tutti e un futuro dignitoso alle giovani generazioni». Lo ha detto il vescovo Giovanni Nerbini nell’omelia della messa celebrata negli ambienti di Balli il Lanificio, storica azienda del distretto tessile di Prato. L’occasione era la «Pasqua nelle fabbriche», una tradizione promossa dal vescovo Pietro Fiordelli settant’anni fa per far incontrare fede e mondo del lavoro, dando così vita a una pastorale rivolta a operai e imprenditori. Ma ancora prima, negli anni Quaranta, monsignor Giuseppe Debernardi, vescovo di Pistoia e Prato – allora unite – fu accolto dai lavoratori per un incontro al Fabbricone, come viene comunemente chiamato il grande stabilimento di via Bologna attivo fin dal 1889.

La messa è stata celebrata in un uno dei corridoi che separano i capannoni, nel cuore produttivo dell’azienda, tra balle e rotoli di stoffa. Alla celebrazione erano presenti circa duecentocinquanta persone, tra loro i dipendenti e molte autorità cittadine, che hanno risposto all’invito dell’amministratore delegato Rossano Raffaelli e di Leonardo Raffaelli, managing director di Balli il Lanificio. Hanno partecipato il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, l’assessora regionale Cristina Manetti, il deputato Christian Di Sanzo e i consiglieri regionali Matteo Biffoni e Chiara La Porta. Presenti anche i rappresentanti delle associazioni di categoria e i sindacati. Ha concelebrato il vicario generale monsignor Daniele Scaccini.

Al momento dell’offertorio alcuni dipendenti hanno portato all’altare una spola, una rocca di filato e una cassetta di legno contenente materie prime per la produzione, simbolo del lavoro come impegno e dono per gli altri.

Foto Gabriele Righi

Altri passaggi dell’omelia. «Molti anni fa accompagnavo spiritualmente un giovane lavoratore – ha detto il vescovo Giovanni Nerbini –, nel suo ambiente era diventato il punto di riferimento personale di quanti avevano bisogno anche soltanto di essere ascoltati e di un consiglio. Se perdo questa consapevolezza della spiritualità del mio lavoro, del suo peso specifico posso ridurre notevolmente la ricchezza della mia presenza e del mio contributo». Poi monsignor Nerbini ha ricordato un passo del Concilio Vaticano II: «L’uomo con il suo lavoro rende servizio agli uomini suoi fratelli, può praticare una vera carità e collaborare con la propria attività al completarsi della divina creazione. Ancor più: noi riteniamo che offrendo a Dio il proprio lavoro l’uomo si associa all’opera stessa redentrice di Cristo. È così cari amici che una azienda come la vostra, prestigiosa, antica, fiorente che non perde nessuno dei significati che abbiamo richiamato può diventare un’opera che rende lode a Dio e realizza almeno in parte il regno di Dio su questa terra», ha concluso il Vescovo.

«È stato un onore potere ospitare una celebrazione così simbolica e valoriale all’interno del Lanificio – commentano Rossano Raffaelli, Amministratore delegato, e Leonardo Raffaelli, managing director di Balli Il Lanificio -. Un momento di incontro fra fede e mondo del lavoro, dove abbiamo voluto mettere al centro il valore della persona. Siamo grati alla Diocesi per avere individuato nella sede storica dell’azienda il luogo dove tornare a celebrare la tradizionale messa nelle fabbriche. Un momento emozionante, profondamente significativo, che resterà nella storia della nostra comunità. Lavorare, creare, donare sono i valori chiave del dna del Lanificio che abbiamo voluto raccontare anche nel corso di questo evento eccezionale. Ci auguriamo che questa significativa tradizione della messa nelle fabbriche possa trovare continuità anche in altre realtà della città».

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