Una memoria viva, che attraversa i decenni e continua a rappresentare un esempio luminoso di coraggio e determinazione femminile. Questa mattina a Montemurlo, nella piazza a lei dedicata, si è svolta la cerimonia di commemorazione in occasione del 70esimo anniversario della scomparsa di Liliana Rossi (18 Giugno 1956 – 18 Giugno 2026). Un’occasione pubblica, fortemente voluta dal fratello, Bruno Rossi, e frutto di profondo legame di amicizia tra la famiglia di Liliana e l’amministrazione comunale.
Alla presenza del sindaco Simone Calamai e del fratello Bruno Rossi, è stata deposta una corona di alloro e fiori in memoria di Liliana, una donna straordinaria, la cui breve vita è stata interamente dedicata al riscatto delle donne e al sostegno degli ultimi. Particolarmente toccante il messaggio impresso sulla corona, voluto dal fratello di Liliana, Bruno Rossi: “Ricordo struggente da parte di coloro che allora e ora hanno imparato e impareranno ad essere migliori”. Parole che racchiudono l’eredità morale e civile lasciata da Liliana, capace di parlare ancora oggi alle nuove generazioni. Originaria di Bovino (Foggia), la figura di Liliana Rossi si lega a doppio filo alla storia profonda di Montemurlo. Il Comune del pratese, infatti, ha accolto tra gli anni Sessanta e Settanta una fortissima comunità di emigrati bovinesi, giunti in Toscana alla ricerca di lavoro, crescita e sviluppo, e diventati colonna portante del tessuto sociale ed economico locale. Liliana Rossi è dunque anch’essa parte della comunità montemurlese ed ha incarnato, pur nella brevità della sua esistenza, i valori più alti dell’impegno sociale e della forza femminile. Proprio per rendere perenne questo legame e questo esempio, nel 2024 il Comune di Montemurlo ha voluto intitolarle ufficialmente il restyling della nuova piazza tra via della Viaccia, via Primo Maggio e via Pistoiese a Oste.
«Ricordare Liliana Rossi a settant’anni dalla sua scomparsa non è solo un atto di memoria dovuto, ma un dovere morale verso la nostra comunità. – ha detto il sindaco Simone Calamai– Liliana rappresenta le radici storiche che uniscono Montemurlo a Bovino, ma soprattutto rappresenta un faro di giustizia sociale e di attenzione verso i più deboli. Le parole del fratello Bruno ci ricordano che il suo sacrificio e il suo esempio continuano a interrogarci, spingendoci a essere cittadini migliori, capaci di lottare per una società più equa e inclusiva».
La cerimonia si è conclusa con un momento di raccoglimento, a testimonianza di un legame tra la comunità montemurlese e la figura di Liliana Rossi che il tempo non è riuscito a scalfire. Il fratello Bruno ha infine manifestato la volontà di valorizzare e consolidare il ricordo della sorella anche attraverso ulteriori iniziative e segni tangibili sul territorio, la cui realizzazione è prevista già nei prossimi mesi.
CHI ERA LILIANA ROSSI – Liliana Rossi nacque a Bovino (Foggia) il 4 novembre 1932. Dopo la maturità classica, Liliana riuscì a conseguire a pieni voti la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Napoli, scegliendo come tema per la propria tesi proprio la Costituzione Italiana, una novità per i costumi di allora. Da quel momento, giovanissima, iniziò ad addentrarsi nella stesura di articoli su temi “caldi” e stringenti dell’attualità, dalla libertà religiosa, ai tribunali militari, fino al partito socialista svedese, mentre nel contempo si diplomò in violino presso il Conservatorio, ottenendo anche una cattedra come docente, e venne persino “reclutata” da Radio Bari. Iniziò allora il suo impegno fattivo nel PCI, quando, poco più che una ragazzina, decise di sposare la causa delle donne contadine e braccianti, assoggettate ad una forma mentis instancabilmente patriarcale e sagome invisibili agli occhi di tutti. Le prese sotto la sua ala, insegnò loro a leggere e a scrivere, oltre l’abbiccì delle norme igieniche e soprattutto ad alimentari i loro ideali per contrastare il vuoto circostante. Liliana, ricordata per la sua cordialità, per il suo tono tenace, pieno di speranze, per la capacità di essere concreta e di avere a cuore la cura altrui, fu la prima donna a tenere un comizio.





