Nuova aggressione ad un picchetto del Sudd Cobas. E al sindacato arrivano le multe per la manifestazione non autorizzata in piazza Europa

Ancora un’aggressione ad un presidio organizzato dal Sudd Cobas. Stavolta ad essere malmenato è stato un sindacalista, che si trovava davanti alla stamperia trapuntificio Mix di via Galcianese insieme ad un gruppo di lavoratori in sciopero. Gli 11 lavoratori sindacalizzati protestavano per il ritardo nel pagamento degli stipendi, non avendo ancora percepito quelli di marzo e aprile. Ad aggredire sarebbe stato il titolare, al quale il sindacalista stava cercando di chiedere spiegazioni sulla situazione. Ascolta la testimonianza di Arturo Gambassi (il sindacalista aggredito).

Il sindacato torna a porre l’attenzione sulla lotta allo sfruttamento, lamentando l’assenza del tema nella campagna elettorale e non risparmiando un affondo anche a Matteo Biffoni, pur senza nominarlo direttamente.

Oggi il Sudd Cobas ha anche fatto sapere che sono state notificate dalla polizia giunta sul posto le multe per la manifestazione non autorizzata del 7 marzo in piazza Europa.
Multe pesanti, fino a 30mila euro a 2 sindacalisti promotori e fino a 10mila euro ad altri 2 sindacalisti in quella che a Prato è una delle prime applicazioni del Decreto sicurezza, che depenalizza alcuni reati ma ha inasprito le sanzioni amministrative.
La contestazione di manifestazione non autorizzata si riferisce al presidio del Sudd Cobas in piazza Europa organizzato per impedire lo svolgimento della manifestazione sulla remigrazione che era stata autorizzata proprio in piazza Europa e che per l’occupazione da parte del sindacato fu spostata altrove.

“Quello che è accaduto questa mattina davanti alla Stamperia Mix di Prato è inaccettabile. Esprimiamo piena solidarietà al sindacalista dei Sudd Cobas barbaramente aggredito davanti ai cancelli dell’azienda. Arturo stava facendo il suo lavoro di sindacalista insieme ai lavoratori in sciopero. Mentre discuteva del mancato pagamento degli stipendi arretrati, come si vede dalle immagini, è stato colpito con pugni e calci. È un episodio grave, che condanniamo con fermezza. La violenza non può mai essere una risposta, tantomeno nei confronti di chi rappresenta i lavoratori e ne tutela i diritti. Quel gesto non colpisce solo una persona, colpisce la libertà sindacale e il diritto di manifestare la propria opinione” hanno dichiarato Christian Di Sanzo, deputato e segretario reggente PD Prato, e Marco Furfaro, deputato e membro della segretaria nazionale PD.

“Ennesima aggressione a Prato.”
Ed è proprio questa la frase che dovrebbe far paura: ennesima. Perché quando violenza, tensione e paura diventano normalità, una città smette piano piano di sentirsi sicura. Sindacalisti aggrediti, lavoratori sfruttati, autobus nel caos, risse, rapine, degrado.
E ogni volta stesso copione: indignazione per 24 ore… poi silenzio.
Prato non può diventare il posto dove tutto fa notizia ma niente cambia. La sicurezza non è né destra né sinistra: è dignità per chi vive, lavora e cresce qui ogni giorno. Adesso basta far finta che sia tutto normale” ha aggiunto Alessio Laschi, segretario di Sinistra Italiana Prato e coordinatore Avs Prato.

“Quello che è successo stamani in Via Galcianese è gravissimo – commentano Umberto Presutti Gallinella edElena Ganugi, candidati al consiglio comunale per Fratelli d’Italia -. Chi sciopera e lavora ha il diritto di manifestare senza subire violenze, da chiunque arrivino. Per anni si è fatto finta di non vedere cosa stava succedendo in certi distretti: sfruttamento, illegalità, tensioni sociali e totale assenza di controllo. Ora i nodi stanno venendo al pettine. Serve rispetto per i lavoratori, regole chiare e controlli seri, non slogan ideologici. La sicurezza e la dignità del lavoro devono valere per tutti. Questi sono i risultati delle politiche di accoglienza volute dal PD e dall’Unione Europea in tutti questi anni”.

“Oggi siamo a ribadire quello che diciamo da anni – afferma invece Enrico Zanieri, candidato sindaco di Unità Popolare -. Lo facciamo di fronte ad una aggressione contro un sindacalista, durante uno sciopero. Non è il primo caso, purtroppo. Indietro nel tempo abbiamo una lista di aggressioni contro operai, contro sindacalisti che protestano contro un sistema che obbliga a lavorare senza interruzioni 12 ore al giorno. E ribadiamo quanto andiamo dicendo da tempo, ovvero che occorre anche l’intervento della politica. Perché non possiamo permettere che Prato sia sfruttamento lavorativo e aggressioni in stile mafioso. La politica deve intervenire con i controlli, ma anche con strumenti che impongano un nuovo modello produttivo e di consumo. Dove il rispetto e la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori sia elemento centrale del sistema produttivo. E questo si può fare e si deve fare, a partire dalla tracciabilità pubblica della filiera, dalla gestione dei rifiuti tessili, dalla presenza di enti pubblici di ricerca e sviluppo e soprattutto dal sostegno politico ad ogni rivendicazione sindacale. Infatti, crediamo che il Comune di Prato debba costituirsi parte civile in ogni processo di sfruttamento lavorativo. Sarebbe un segnale politico fondamentale che dobbiamo avere il coraggio di fare.”

Sulla vicenda è intervenuto anche il candidato sindaco Jonathan Targetti:
“Per anni chi ha amministrato questa città ha scelto deliberatamente di non vedere. Ha parlato di percezioni, ha minimizzato, ha derubricato lo sfruttamento a fenomeno marginale o a problema di integrazione. E mentre ancora oggi continuano a vendere ai pratesi la favola di una Prato “Silicon Valley del tessile-moda”, nei capannoni del Macrolotto si consumano ancora violazioni sistematiche dei diritti umani e del lavoro.
La negazione di questi anni è stata una scelta politica precisa o una valutazione sbagliata? Questo errore ha un costo: lo pagano ogni giorno i lavoratori sfruttati, i sindacalisti aggrediti, i cittadini onesti costretti a convivere con un sistema che qualcuno ha deciso di tollerare perché probabilmente conveniva così.
I Sudd Cobas stanno svolgendo un lavoro che nessun altro sindacato ha avuto né il coraggio né la forza di compiere. Con costanza e perseveranza hanno portato alla luce ciò che l’amministrazione comunale preferiva tenere nell’ombra.
Chi oggi non si indigna è complice. Chi fuggì dal confronto coi sindacati e chi mandò le forze dell’ordine a sgomberare il picchetto dei Sudd Cobas in Piazza del Comune porta sulle spalle un’enorme fallimento politico”.


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