“La quarta sezione del reparto di media sicurezza è divenuta la nuova centrale di approvvigionamento e spaccio su larga scala di cocaina e hashish del carcere La
Dogaia e il leader, autentico punto di riferimento dell’attività delittuosa, è risultato
essere un detenuto nato a Roma venticinque anni fa”.
Parole del procuratore Luca Tescaroli, che fotografano ancora una volta la situazione di illegalità che continua a caratterizzare il penitenziario pratese, da tempo al centro di perquisizioni, sequestri e provvedimenti disposti dalla stessa Procura, che sta cercando di ripristinare l’ordine all’interno del carcere.
Proprio a seguito delle precedenti operazioni che hanno smantellato altri giri di spaccio, il 25enne avrebbe colmato il vuoto di potere venutosi a creare diventando l’organizzatore del giro di procacciamento della droga, utilizzando un microtelefono con accesso alla rete e ai social, rivolgendosi a fornitori esterni che impiegano droni per trasportare la droga in carcere. Secondo gli inquirenti l’uomo sarebbe riuscito a far entrare nel penitenziario anche 40-50 grammi di cocaina e 2-300 grammi di hashish per volta.
La droga entrava in carcere anche nascosta nei pacchi destinati ai detenuti o trasportata dalle persone che si recavano ai colloqui. Il 25enne si sarebbe avvalso di quattro aiutanti, due napoletani e due tunisini.
Il giro ha procurato al 25enne lauti guadagni. Chi non saldava i debiti veniva punito con la violenza, commissionata ad altri detenuti premiati poi con droga.
A far emergere il nuovo quadro è stata la collaborazione di due detenuti, che non avendo pagato i debiti sono stati oggetto di violenze e minacce. Temendo per la loro vita hanno collaborato. Per tutelarli è stato disposto il trasferimento in altre carceri.
Il procuratore torna a chiedere misure di prevenzione, come telecamere e reti anti lancio per neutralizzare l’impiego di droni, sistemi antidrone e maggior personale di vigilanza.
E poi: schermare la struttura per impedire l’utilizzo di telefoni e internet, sottoporre a lastre i detenuti che tornano dai permessi, controllare i plichi in entrata e le persone che si recano ai colloqui.
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