Intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro, assunzione di manodopera priva di permesso di soggiorno. Sono i reati contestati ad un imprenditore cinese, finito ai domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico, ritenuto gestore di fatto di una ditta di confezioni, fittiziamente intestata ad un’altra persona.
La misura cautelare, richiesta dalla Procura e applicata dal gip del tribunale di Prato, ha spiegato il procuratore Tescaroli nella nota diffusa “si è resa necessaria per il rischio di reiterazione del reato, di inquinamento probatorio e per la tendenza del gestore a piegare la volontà dei dipendenti con qualunque mezzo disponibile”.
Nella ditta erano impiegati 16 lavoratori a nero, 12 dei quali privi anche di permesso di soggiorno. I lavoratori effettuavano turni di 15-16 ore al giorno per sei o sette giorni alla settimana, venendo pagati tra i 40 centesimi e i 2 euro a capo finito a seconda della complessità delle lavorazioni.
Formalmente per la ditta risultavano assunti una decina di lavoratori, nessuno dei quali però ha effettivamente lavorato per la confezione durante il periodo di indagine. Trovato anche un dormitorio che ospitava 14 lavoratori, in condizioni di estremo degrado e un solo bagno.
A far partire le indagini è stata la denuncia di una lavoratrice, che era stata picchiata e colpita con un ventilatore dal gestore della ditta solo perché aveva rivendicato il compenso che le spettava e non le era stato corrisposto. La donna ha riportato vari traumi e lesioni giudicate guaribili in 25 giorni. Dopo la denuncia anche gli altri lavoratori hanno collaborato alle indagini. Nei loro confronti sono scattate le tutele di protezione con applicazione del permesso di soggiorno per motivi di giustizia, assistenza economica e alloggiativa, come previsto dall’apposito protocollo che tutela le vittime che denunciano lo sfruttamento sottoscritto a Prato nell’ottobre 2025.
L’operazione – fa sapere il procuratore – rappresenta l’esperienza pilota di una nuova metodologia di controlli finanziati con i fondi europei del progetto “Alt caporalato”, elaborata dalla Procura di Prato con la collaborazione del direttore generale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, il comandante dei carabinieri tutela del lavoro di Roma e il comandante provinciale dei carabinieri di Prato. Una metodologia basata su indagini concentrate in poche settimane con installazione di telecamere e pedinamenti e individuazione dei committenti prima dell’intervento nella ditta. L’indagine ha impegnato uomini provenienti da più zone d’Italia.
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