Il giudice per le indagini preliminari, su richiesta della Procura, ha applicato quattro misure cautelari nei confronti di altrettanti cittadini cinesi, appartenenti allo stesso nucleo familiare, accusati di intermediazione illecita e di sfruttamento del lavoro. In particolare i destinatari sono: un imprenditore cinese di cinquantatré anni – titolare occulto prima di due ditte individuali intestate a prestanomi, poi di una società, tutte con sede nello stesso capannone in via Galcianese, finito agli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico; il figlio di ventinove anni, la moglie di cinquantuno anni e la nuora di trent’anni, ai quali sono stati applicati il divieto di dimora in provincia di Prato e il divieto temporaneo di esercitare determinate attività professionali o imprenditoriali per dodici mesi.
Le vittime di sfruttamento sono una decina di lavoratori di nazionalità cinese e africana “costretti a ritmi di lavoro abnormi, caratterizzati da un impegno lavorativo che arrivava mediamente a tredici ore al giorno, con picchi anche di sedici ore, sette giorni su sette, con brevissime pause e retribuzioni sotto soglia minima rispetto agli importi previsti dai contratti collettivi nazionali”. A poche decine di metri dal luogo di lavoro è stato individuato un dormitorio utilizzato per il ricovero dei lavoratori, caratterizzato da carenze igienico sanitarie con camere aggiuntive ricavate mediante la predisposizione di pannellature.
Tra i vari committenti figura anche Piazza Italia, recentemente messa in amministrazione giudiziaria, che dal 2022 a oggi secondo la Procura ha esternalizzato una parte significativa della propria produzione di capi di abbigliamento, avvalendosi dell’attività delle ditte che sfruttavano i lavoratori.
“Al fine di raggiungere l’obiettivo di neutralizzare i rapporti con i committenti che
lavorano nel settore della moda e favorire il processo di bonifica dell’intera filiera della moda, quest’ufficio ha avviato una strategia multilivello diretta a colpire sia
l’imprenditore radicato sul territorio pratese, che attua lo sfruttamento lavorativo, e chi
si avvale dei vantaggi derivanti dalla produzione svolta con i criteri di illegalità
descritti, sia coloro che ne approfittano, sfruttando gli strumenti che l’ordinamento ha
forgiato” ha specificato il Procuratore Tescaroli nella nota diffusa.
Alle indagini hanno preso parte il gruppo anti sfruttamento dell’Asl Toscana Centro, la Guardia di Finanza e la Polizia Locale del Comune di Prato.





