Scoppia la polemica a Poggio a Caiano sul parco del Bargo, con l’opposizione che attacca e il sindaco che replica.
Ad accendere la miccia è stato il gruppo consiliare Poggio Insieme-centrosinistra:
“La giunta Palandri ha deciso che il Parco del Bargo non sarà più dei poggesi. Il polmone verde del comune mediceo, parte integrante della sua storia, torna in mano al Demanio. E’ scritto nero su bianco nella delibera di giunta che decreta la fine della collaborazione, avviata molti anni fa sulla base prima di una convenzione e poi del Federalismo culturale, con l’agenzia del Demanio a cui viene restituito il bene. Significa dire addio all’ipotesi di una nuova caserma dei carabinieri negli immobili presenti all’interno del Bargo lungo la regionale 66, gettare nel cestino il piano di rilancio di quest’area, la cui riqualificazione tra l’altro era nel programma elettorale dello stesso Palandri, e mettere a rischio le attività di volontariato del centro AUSER-Comitato anziani, che all’interno del Bargo gestisce una pizzeria e porta da sempre avanti molte attività sociali per la comunità.
Una scelta grave – denunciano i consiglieri di opposizione – che cancella ogni prospettiva di recupero dell’area. L’amministrazione comunale non ha ottenuto il contributo statale previsto da un bando del ministero dell’Interno. O meglio, è tra gli ammissibili ma non tra i beneficiari. E dunque: niente soldi, niente Bargo.
La decisione della giunta Palandri getta alle ortiche una lunga collaborazione con il Demanio che dal 2000 al 2013 è stata regolata da una convenzione e poi da un confronto continuo che attraverso il Federalismo culturale avrebbe portato all’acquisizione del bene aprendo le porte a un piano di riqualificazione e di valorizzazione, preceduti dalla messa in sicurezza di quei luoghi che hanno bisogno di cura.
Ed è proprio dentro questo processo e questa interlocuzione che sarebbe stato possibile trovare una soluzione anche per i canoni arretrati. Ad esempio attraverso uno scomputo dei vari lavori di manutenzione effettuati dal Comune al posto dello Stato, come è sempre stato fatto finora dalle giunte precedenti”.
A stretto giro di posta è arrivata la replica del sindaco Riccardo Palandri: “La minoranza in consiglio comunale grida allo scandolo dicendo che l’amministrazione Palandri ha restituito il parco al Demanio e così i poggesi ora sono orfani di questo polmone verde. Ma le cose non stanno proprio così. Il Comune di Poggio a Caiano – spiega il primo cittadino poggese – dal 2013 fino a giugno 2025 ha utilizzato il parco senza averne titolo, perché la convenzione, stipulata nel 2000, era scaduta nel 2012. Questi sono i fatti, nero su bianco. Nel penultimo consiglio comunale, parte della seduta è stata riservata proprio a questo argomento ed è stato spiegato che è arrivato un preavviso di ipoteca per debiti pregressi non pagati. Da qui la decisione di un debito fuori bilancio per ripianare errori del passato. Il debito adesso è stato estinto. Sono stato all’agenzia del Demanio – racconta il sindaco – e di comune accordo abbiamo optato di chiudere il vecchio contratto. La giunta ha dato mandato agli uffici di procedere in tal senso e di stipulare, nello stesso giorno, un nuovo accordo della durata di più anni ma senza alcun costo per l’amministrazione comunale. Quindi sarà ancora il Comune di Poggio a occuparsi della gestione del parco del Bargo, cercando fondi per sistemarlo come è giusto che sia. Inoltre, cosa mai fatta da chi c’era prima, sempre in accordo col Demanio stiamo facendo un controllo su tutte le alberature accanto alla ciclabile per metterla definitivamente in sicurezza, cosa che a chi c’era prima non mi pare sia interessato. Inoltre, ancora di intesa col Demanio, verrà fatta nuovamente la richiesta ai carabinieri per l’immobile che potrebbe essere trasformato in tenenza, oppure sviluppare il locale con fondi privati. Intanto – aggiunge Palandri – scriveremo alla Regione e al suo presidente per cercare di creare un interesse regionale per questo polmone verde, vista la storia del parco. Gli altri parlano e accusano, noi facciamo”.





