Lavoro dignitoso. Contrattazione, nuove tutele e nuovi diritti per l’Italia che cambia nell’era dell’intelligenza artificiale. Anche a Prato la manifestazione del primo maggio si è svolta sotto lo slogan scelto a livello nazionale da Cgil, Cisl e Uil. Il corteo è partito dalla Camera del lavoro in piazza Mercatale e ha sfilato per le vie del centro per concludersi in piazza delle Carceri dove hanno preso la parola il presidente della Provincia Simone Calamai ed Erika Caparrini, segretaria Cisl Firenze Prato, che ha parlato a nome dei sindacati.
Presente il gonfalone del Comune di Prato con il sub-commissario Francesco Pisani accompagnato dai valletti comunali. Hanno partecipato sindaci e rappresentanti dei Comuni della provincia. Insieme a quelle dei sindacati, nel corteo anche bandiere dei partiti di centrosinistra e della sinistra.
Nel suo comizio Erika Caparrini ha parlato di “lavoro dignitoso”, che si traduce in “avere contratti certi, che rispondono alle norme previste all’interno del contratto collettivo nazionale, da una retribuzione certa e dalla possibilità di poter crescere nella propria azienda”. Secondo la segretaria della Cisl occorre combattere “il lavoro povero”, sottopagato, per farlo si deve “alzare il valore del lavoro, il prodotto realizzato a Prato deve essere di qualità perché frutto di un sistema giusto”. Caparrini ha parlato di intelligenza artificiale, uno strumento che va usato “per qualificare il lavoro e non per impoverirlo”. Ha auspicato una “piena partecipazione dei lavoratori, perché l’innovazione va governata insieme” e una “formazione continua per acquisire competenze e non essere travolti dai cambiamenti digitali”. La proposta è quella di scrivere un “nuovo patto sociale per avere nuove tutele e nuovi diritti. Non si può essere licenziati da macchine senza regole”. Caparrini ha poi fatto riferimento alle multinazionali: “non dobbiamo averne paura, ma non possono entrare nelle nostre filiere e lasciare deserti industriali”. Poi un passaggio sulla sicurezza nei luoghi lavoro, con il ricordo di Luana D’Orazio, la giovane operaia morta cinque anni fa straziata da una macchina nella azienda in cui lavorava, dei sette operai cinesi vittime dell’incendio del Teresa Moda, e della strage di via Mariti a Firenze. “Non sono numeri, ma persone, non si possono cancellare le vite. Il risparmio sulla sicurezza è concorrenza sleale”. Infine il riferimento alla guerra che “distrugge i diritti” e i lavoratori “non pssono essere silenziosi, ma essere dalla parte della gente, dalla parte della pace, chi lavora non può essere per la guerra”.
Anche il presidente della Provincia Simone Calamai ha parlato della guerra, definita come “acceleratore di disuguaglianze”. Nel suo discorso ha fatto riferimento a tre punti su cui concentrare l’impegno per avere un lavoro dignitoso: tecnologia e diritti, “l’intelligenza artificiale non sia pretesto per nuove schiavitù, no al caporalato digitale”; salario e pensioni, entrambe devono dare la possibilità di avere una vita dignitosa; la sicurezza, definita un diritto assoluto. “La morte di Luana D’Orazio ci ricorda che la sicurezza non è mai negoziabile”, ha sottolineato Calamai. Sul tema dello sfruttamento il Presidente ha fatto riferimento alla vicenda Alba – che ha visto coinvolti 18 lavoratori rimasti senza occupazione e retribuzione – e al tavolo istituito dalla Provincia, “nel quale sono state individuate soluzioni concrete” per risolvere la crisi aziendale. “Per avere una filiera equa e sostenibile occorre una responsabilità condivisa”, ha concluso Calamai.





