E’ stato condannato a 3 anni di pena per la bancarotta della Sasch Giacomo Cenni, figlio dell’ex sindaco Roberto Cenni, il quale nel 2016 patteggiò 2 anni.
Il collegio di giudici del Tribunale di Prato ha assolto dal concorso nella bancarotta Fabrizio Viscomi (assistito dagli avvocati Brachi e Berni) per non aver commesso il fatto e ha poi pronunciato sentenze di non doversi procedere per intervenuta prescrizione per alcuni reati fiscali e societari contestati agli altri imputati. A processo, oltre a Giacomo Cenni e Fabrizio Viscomi, erano Carlo Mencaroni (avvocato Rocca) e Antonio Campagna (avvocato Torri).
Dichiarati estinti anche i reati in origine contestati ad Annibale Viscomi, deceduto nel corso dell’iter giudiziario.
Il processo Sasch si è concluso così oggi, dopo 14 anni dal fallimento della Sasch, con un colpo di scena, la condanna di Giacomo Cenni (con pene accessorie di interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, preclusione dall’esercizio di imprese commerciali e dall’esercizio di uffici direttivi presso qualsiasi impresa per 3 anni), dopo che il pubblico ministero Valentina Cosci, nelle precedenti udienze, aveva chiesto l’assoluzione per gli imputati, per carenza dell’elemento soggettivo, oltre che l’estinzione per intervenuta prescrizione di alcuni reati. Il collegio del Tribunale di Prato è giunto ad un verdetto diverso, accolto con incredulità da Giacomo Cenni, giunto in aula poco dopo la lettura della sentenza, mentre il suo avvocato Manuele Ciappi si è limitato a poche parole: “Meglio non commentare”.
L’avvocato Luca Brachi, che ha assistito Fabrizio Viscomi, all’epoca dei fatti membro del collegio sindacale di Sasch, accoglie positivamente la sentenza: “Ci aspettavamo l’assoluzione per insussistenza del fatto, ma siamo oltremodo contenti di essere arrivati ad una formula altrettanto ottimale come è quella del non aver commesso il fatto. Come abbiamo sostenuto a dibattimento, l’ambito di verifica di un membro del collegio sindacale non può andare oltre, dovendosi basare sugli atti e gli atti che ha esaminato non consentivano di individuare criticità specifiche o che obbligassero ad adottare determinati provvedimenti. Nei casi in cui sono emerse situazioni di dubbio, il collegio sindacale è stato il primo a segnalarlo anche ai commissari giudiziali”.
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