Prato ha chiuso il secondo trimestre con una diminuzione della produzione dell’1,9%, rispetto allo stesso periodo del 2025, con un calo nel tessile (-1,8%), nell’abbigliamento (-2,7%) e soprattutto nella metalmeccanica (che ha perso quasi il 9%). Lo rivela il centro studi di Confindustria Toscana Nord. Le buone prestazioni dell’aggregato degli altri settori manifatturieri (chimica, plastica, mobili, materassi, alimentare) non bastano a compensare i risultati negativi delle specializzazioni maggiormente presenti nel territorio. Nel caso specifico del tessile pratese il confronto fra l’andamento della produzione nello stesso periodo – il secondo trimestre – degli ultimi anni sembra avvalorare l’ipotesi di un progressivo avvicinamento al punto di stabilizzazione del sistema: dal -7,5% del 2024 si è passati al -2,5% del 2025 e alla contrazione più contenuta di questo 2026. “Una lettura che non può certo dirsi soddisfacente, dato che il nostro auspicio è di una ripresa significativa, ma tuttavia un segnale di possibile relativa rassicurazione in un momento di criticità generale per il manifatturiero italiano ed europeo” ha commentato la presidente di Confindustria Toscana Nord Fabia Romagnoli. “Quella della moda, e di conseguenza di Prato, è una situazione del tutto particolare che richiede attenzioni altrettanto particolari – fa notare ancora Romagnoli – dalla disponibilità agevole e continuativa di incentivi su fronti strategici come l’innovazione e l’internazionalizzazione a condizioni infrastrutturali favorevoli all’attività d’impresa.”
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