Produzione industriale, il distretto pratese perde il 5,1% nel primo trimestre 2026. Male abbigliamento-maglieria e metalmeccanica

Relativa stabilità o minimo arretramento: così può essere letto il risultato -0,4% della produzione industriale di Lucca, Pistoia e Prato nel 1° trimestre 2026 nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, come emerge dalle rilevazioni del Centro studi di Confindustria Toscana Nord. Non però per il distretto pratese che invece è alle prese con un risultato severo: -5,1%, un arretramento importante, maggiore di quello dello stesso periodo del 2025. E’ a quota -3% il volume della produzione tessile del distretto nel 1° trimestre 2026; a questo dato si accompagnano contrazioni a due cifre sia dell’abbigliamento-maglieria (-13,4%) che della metalmeccanica, rappresentata in gran parte dal meccanotessile, a quota -18%. “Quest’ultimo è uno dei risultati più pesanti degli ultimi anni – evidenzia la presidente di CTN, Fabia Romagnoli -, condizionato però anche dalle incertezze sugli incentivi e sui prezzi. Non è comunque un risultato sorprendente, bensì lo specchio delle difficoltà del settore moda a un livello che va ben al di là dei confini territoriali e nazionali. Le imprese pratesi – spiega Romagnoli – stanno lavorando intensamente per affrontare nel migliore dei modi questo passaggio così difficile; come associazione l’impegno è massimo per sostenere i loro sforzi e assicurare la rappresentanza degli interessi del territorio, a cominciare dal capitolo fondamentale del cardato rigenerato. Sta emergendo comunque con sempre maggior chiarezza che un fattore decisivo di debolezza delle aziende è quello delle piccole dimensioni: un tema tutt’altro che inedito che richiederà una rinnovata attenzione”.

IL QUADRO GENERALE

Più complessivamente, per quanto riguarda la produzione industriale delle tre aree Lucca, Pistoia e Prato, dopo un avvio d’anno relativamente tranquillo, il primo quarto del 2026 ha subito, per motivi diversi, una sorte analoga ai corrispondenti mesi del 2025: se allora furono i preannunci dei dazi USA a introdurre un fattore di destabilizzazione, quest’anno è stato lo scoppio della guerra USA-Iran a generare un’instabilità di cui si continua a pagare ancora oggi il prezzo. L’offerta di materie prime, da quelle energetiche ai componenti dei prodotti industriali, è divenuta più difficoltosa e costosa, contribuendo, assieme al ristagno della domanda, al rallentamento della produzione di molti settori. Un altro fattore in gioco è la dinamica dell’export, condizionata da un lato dal cambio sfavorevole euro-dollaro e dall’altro dalle politiche daziarie USA che hanno indotto la Cina a guardare con ancora maggior interesse al mercato europeo. Le rilevazioni sulla fiducia dei consumatori non sono confortanti e fanno pensare a una riduzione dei consumi a vantaggio di una crescita del tasso di risparmio.

“La relativa tenuta della produzione nel 1° trimestre di quest’anno è per l’industria di Lucca, Pistoia e Prato un risultato certo non soddisfacente ma comunque apprezzabile – commenta ancora la presidente di Confindustria Toscana Nord Fabia Romagnoli -. L’attività delle imprese è stata segnata negli ultimi anni da una sfida continua per i motivi più diversi ma sempre gravi e pesanti, tali da compromettere l’equilibrio di interi sistemi produttivi. Le imprese resistono, con grande fatica e talvolta con perdite dolorose, ma continuano a lottare, confidando nel recupero di una stabilità geopolitica che deve rappresentare il primo e fondamentale obiettivo di tutti. Per l’Italia i nodi energia e disponibilità di materie prime a prezzi congrui sono prioritari e il nostro territorio non fa eccezione. Condivido l’allarme che il presidente di Confindustria Orsini ha rilanciato anche ieri in occasione dell’assemblea della confederazione: la deindustrializzazione è un rischio reale, che l’Italia, e prima ancora l’Europa, devono fare di tutto per scongiurare. Occorrono politiche europee più attente alla competitività delle imprese, a cominciare dall’energia e quindi dal sistema ETS che va quantomeno radicalmente rivisto; ma sul versante energetico anche il nostro paese porta responsabilità dirette, che devono indurre a riconsiderare scelte come quelle sul nucleare. Anche l’idea della ZES unica nazionale è buona: sarebbe uno strumento utile per stimolare gli investimenti. Pur in tutte queste difficoltà infatti gli imprenditori continuano a investire con fiducia e coraggio; sta alla politica e alle istituzioni creare con senso di responsabilità condizioni di contesto che non vanifichino quella fiducia e quel coraggio, ma che li alimentino e che rendano possibile concretizzare gli obiettivi delle imprese.”

Il risultato dell’area Confindustria Toscana Nord non è lontano da quello nazionale (+0,2%), che beneficia di una più ampia molteplicità di settori e non subisce quindi le conseguenze della forte concentrazione territoriale di alcune produzioni che stanno vivendo difficoltà particolarmente acute. I settori che, nel confronto con il 1° trimestre 2025, hanno avuto i migliori risultati nel complesso del territorio Lucca-Pistoia-Prato sono stati la chimica-plastica-materiali non metalliferi con +2,9%, l’alimentare con +2,1% e la metalmeccanica con +1,2%; in territorio negativo invece la moda con -4,1% e la carta-cartotecnica con -1,8%.

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