“Siamo di fronte a un voto spartiacque. Meloni e la destra hanno provato a cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza e gli italiani hanno risposto in modo chiaro e netto a difesa della nostra Carta” così Christian Di Sanzo, deputato e segretario reggente del PD Prato. Per Di Sanzo la “sconfitta netta di Giorgia Meloni segna un punto di svolta. Con un’affluenza vicina al 60%, gli italiani hanno dimostrato che quando la posta in gioco è la Costituzione, si mobilitano. È un segnale di salute democratica che va oltre il merito della riforma. I cittadini hanno respinto una legge sbagliata, ma soprattutto hanno difeso l’equilibrio tra i poteri dello Stato e l’indipendenza della magistratura. Hanno capito che la posta in gioco non era tecnica, ma legata profondamente alla qualità della nostra democrazia. La giustizia si riforma insieme, per renderla più giusta e più veloce, non per renderla più debole e sottomessa al potere politico. Prato – aggiunge Di Sanzo – ha fatto la sua parte, con il No avanti in quasi tutti i comuni della provincia. A Prato città il No è al 55%, un dato che rispecchia la forza elettorale del campo largo e da cui partiamo in vista delle elezioni amministrative di maggio”.
Anche il sindaco di Montemurlo e presidente della Provincia, Simone Calamai, interviene sull’esito del sul referendum: “Il dato che emerge con più forza da questa consultazione elettorale è, senza dubbio, quello della straordinaria partecipazione. Quando i cittadini affollano i seggi in questo modo, la democrazia vince sempre. C’è stata la voglia di partecipare e di far sentire la propria voce. C’è stata la voglia di difendere la nostra Costituzione – sottolinea Simone Calamai -. I cittadini hanno inviato un messaggio chiaro e inequivocabile: la nostra Costituzione non è un terreno di scontro. Non può essere modificata a colpi di maggioranza e in maniera divisiva, modalità che rischiano di incrinare quel prezioso equilibrio tra i poteri dello Stato che i nostri Padri Costituenti hanno disegnato con estrema lungimiranza. Questa non era, come si è tentato di far credere, una riforma per migliorare l’efficienza della Giustizia; i cittadini hanno capito benissimo che si trattava di un intervento ‘contro’ la giustizia e contro l’autonomia della magistratura, e quindi, in ultima analisi, contro le garanzie dei cittadini stessi” conclude Calamai.





