Prato fa squadra per sostenere le posizioni del distretto sul riciclo tessile. Lo prevede un protocollo che vede insieme Confindustria Toscana nord, con in particolare la sezione Sistema moda, associazione Astri, Cid Consorzio italiano, Cna Toscana centro, Confartigianato imprese Prato, e l’associazione Cardato riciclato pratese. Oggi la firma al Museo del tessuto.
Il protocollo, si spiega in una nota, stabilisce un’alleanza fra i firmatari allo scopo di promuovere concretamente l’economia circolare con progetti e azioni per ridurre gli sprechi nelle lavorazioni tessili e per favorire l’adozione di normative che favoriscano il recupero, riuso e riciclo dei materiali sia pre-consumo (gli scarti delle stesse lavorazioni) che post-consumo (gli abiti usati). Un percorso che Prato ha già avviato da tempo e che si è sostanziato in operazioni come le missioni del Tavolo di distretto a Bruxelles, l’ultima delle quali lo scorso giugno, e la successiva visita di una rappresentanza della Commissione europea a Prato, congiuntamente a funzionari dei ministeri italiani dell’Ambiente e del Made in Italy. Nella stessa linea anche l’impegno comune per l’ottenimento del marchio Igp per il cardato riciclato pratese e per il relativo disciplinare. Importante inoltre il lavoro in corso con Textile Exchange per la definizione dei criteri di attribuzione della futura certificazione Material Matters, che riassorbirà l’attuale Grs e che include un tema delicato: quella della valorizzazione, ai fini del riconoscimento dello status di prodotto riciclato, di sottoprodotti di lavorazione come i cascami di filatura. I temi cruciali per il tessile riciclato riguardano per lo più norme europee che presentano per il sistema pratese delle potenziali – se non molto probabili – insidie. E’ il caso dell’End of waste: se il passaggio di un materiale di scarto dallo status di rifiuto a quello di materia prima secondaria venisse collocato in un punto troppo avanzato del ciclo penalizzerebbe sfilacciature e altre lavorazioni declassando la loro attività a trattamento rifiuti, con tutte le conseguenze del caso sul piano autorizzativo e burocratico. Criticità importanti anche per l’Epr-Extended producer responsibility, dal quale si genererà un business sul piano anche economico – oltre che ambientale – che rischia di tagliare fuori proprio le fasi produttive in cui risiedono le tecnologie e i processi decisivi ai fini della sostenibilità.
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