Roghi e intimidazioni, lettera aperta di un gruppo di cittadini: “Prato non può più restare in silenzio. Serve un’assunzione collettiva di responsabilità”

Lettera aperta di un gruppo di cittadini pratesi, alcuni dei quali con esperienze politiche pregresse, dopo gli ultimi fatti di cronaca che si sono registrati in città, all’interno del cosiddetto distretto parallelo cinese: intimidazioni, auto incendiate, ecc. “Prato non può abituarsi. Prato non può normalizzare ciò che normale non è” affermano i cittadini. Di seguito la lettera integrale:

Gentile Direttore,

gentile Redazione,

gli incendi dolosi avvenuti questa mattina in zona Tavola — gli ennesimi — non sono episodi di semplice cronaca. Sono l’ennesimo segnale di un fenomeno che da anni cresce nell’indifferenza generale: un sistema parallelo che utilizza l’intimidazione come strumento ordinario di comunicazione e di potere.
Furgoni bruciati, auto danneggiate, bottiglie di alcool usate come innesco: tutto parla una lingua precisa, quella della minaccia. E Prato, purtroppo, è diventata il palcoscenico perfetto per questo linguaggio.
Ciò che dovrebbe allarmare non è solo il numero crescente di azioni dolose, ma il contesto in cui avvengono: una città in cui chi delinque manda messaggi, mentre chi vive e lavora onestamente si trova sempre più esposto a paura, insicurezza, sfiducia. O – peggio – indifferenza.
È tempo di dirlo con chiarezza: senza legalità — e senza una giustizia che arrivi fino in fondo — una città diventa permeabile alle peggiori derive. Gli incendi di queste ore non sono fatti isolati: sono tasselli di una trama che comprende estorsioni, ritorsioni, regolamenti di conti, un modello di criminalità che si nutre di spazi lasciati vuoti.
E se da un lato la Procura e le Forze dell’Ordine continuano a operare con determinazione, dall’altro è evidente che la città nel suo complesso non può più limitarsi a registrare gli eventi, né accettare l’idea che tutto questo sia “parte del paesaggio”.
Prato non può abituarsi. Prato non può normalizzare ciò che normale non è.
La domanda, oggi, è semplice e urgente: quale convivenza civile è possibile in una città che tollera la presenza di un distretto parallelo, capace di imporre regole proprie e segnali propri? La legalità non può essere negoziabile, né intermittente, né delegata esclusivamente al lavoro giudiziario. Serve un’assunzione collettiva di responsabilità. Serve una visione politica chiara e unitaria. Serve soprattutto — una volta per tutte — dire che nessuna economia, nessuna comunità, nessun territorio può prosperare se convivono due sistemi: uno legale e uno che vive nell’ombra.
Le intimidazioni incendiarie di oggi non sono solo un attacco a singoli cittadini. Sono un attacco alla città intera. E Prato non può più restare in silenzio.

Cordiali saluti,

Filippo Boretti

Silvano Agostinelli

Giovanni Bambagioni

Sergio Castignani

Filippo Coralli

Raffaello Crolli

Daniela Forconi

Claudio Gentile

Bruno Gualtieri

Enzo Mancuso

Davide Mazzoni

Federico Nannicini

Daniele Santagati

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