Prato ha uno dei tassi di dispersione scolastica più alti tra le grandi città italiane: undici ragazzi su cento lasciano gli studi o restano indietro, e ogni anno più di cinquecento giovani abbandonano la scuola senza gli strumenti per inserirsi nella società e nel lavoro. “Il primo strumento di inclusione sociale e di contrasto alla dispersione, nella provincia con la più alta concentrazione di studenti con background migratorio, è la conoscenza della lingua italiana. Eppure, proprio qui, il governo riduce le cattedre dedicate” dicono i deputati del Partito Democratico Christian Di Sanzo, Marco Furfaro e Irene Manzi, responsabile nazionale scuola del PD, che oggi hanno presentato al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara un’interrogazione per chiedere un’attenzione concreta a Prato.
“Abbiamo presentato questa interrogazione, nata dal lavoro del tavolo scuola del PD Prato guidato da Sandra Bolognesi, per chiedere che Prato non venga lasciata sola”, dichiara Christian Di Sanzo, deputato e segretario reggente del PD Prato. “Il governo scrive una legge per l’italiano agli alunni con background migratorio, poi taglia proprio le cattedre che servirebbero a renderla concreta. Così resta un titolo sui giornali, non uno strumento per le scuole, e la dispersione scolastica aumenta: 500 giovani ogni anno lasciano la scuola, un dato che pesa come un macigno. Una città che da decenni investe sull’integrazione, e che produce dati seri e pubblici, merita un sostegno stabile, non un passo indietro da parte del governo”.
La legge 106 del 2024 prevede che, nelle classi con molti alunni sotto il livello A2 di italiano, venga di norma assegnato un docente dedicato, la classe di concorso A23. È lo strumento pensato per dare a questi studenti gli strumenti linguistici di base. Ma a Prato le cattedre vanno nella direzione opposta. Per il 2026/2027 – hanno sottolineato i deputati – le cattedre A23 in provincia passano da 26 a 19, e di queste soltanto due restano alle superiori. “Un taglio che colpisce il territorio dove il bisogno è più alto. Le cattedre assegnate sono già oggi molto al di sotto di quelle che servirebbero per rispettare i parametri fissati dalla legge stessa. Eppure, invece di aumentarle, il governo le taglia”.
“Un ragazzo che non conosce la lingua, che resta indietro e che esce dal percorso scolastico è un ragazzo più esposto all’emarginazione. Per questo insegnare l’italiano non è solo una misura per la scuola, è il primo argine alla dispersione e alla mancata integrazione. E invece Roma taglia proprio lì. Per questo – dichiarano Di Sanzo e Furfaro – chiediamo a Valditara iniziative urgenti. Servono criteri chiari e proporzionati nell’assegnazione dei docenti A23, a partire dai territori a più alta incidenza di alunni che non parlano bene l’italiano. E un inserimento stabile e continuativo di questi insegnanti, dal primo al secondo ciclo. Imparare la lingua italiana è la prima condizione per includere davvero. Senza, ogni discorso sull’integrazione resta vuoto”.
Il ministro proprio domani sarà a Prato per un’iniziativa elettorale della Lega.





