“Le misure cautelari disposte oggi dalla procura di Prato confermano che la strategia giusta è una sola: non fermarsi al singolo laboratorio, ma indagare la filiera in tutti i suoi passaggi che traggono vantaggio da pratiche illegali.Lo sfruttamento non si ferma nel laboratorio, si alimenta lungo tutta la catena della committenza.Questa operazione dimostra cosa si ottiene quando procura, Asl, guardia di finanza e polizia locale lavorano insieme. È l’approccio multilivello che chiediamo di rendere strutturale, ma servono più risorse e più personale ispettivo”. Così Christian Di Sanzo, deputato e segretario reggente Pd Prato.”Lo scudo penale per le capofiliera committenti che il centrodestra aveva introdotto nel Ddl Pmi avrebbe messo a rischio questo tipo di strategie investigative – aggiunge in una nota -. Gli articoli introdotti avrebbero infatti permesso ai grandi committenti di proteggersi dietro una certificazione volontaria di facciata, scaricando ogni responsabilità lungo la catena dei subappalti.Lo scorso dicembre, con le opposizioni, i sindacati e la società civile, abbiamo ottenuto alla Camera la cancellazione di quella norma approvata al Senato”. Secondo Di Sanzo, “l’operazione di oggi conferma quanto fosse necessaria quella battaglia.Ma non basta fermare le norme sbagliate.Servono interventi strutturali: responsabilità solidale lungo tutta la filiera, tracciabilità obbligatoria dei subappalti, rafforzamento degli organici ispettivi e delle forze dell’ordine, protezione effettiva per chi denuncia”.
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