“Dopo i fatti di ieri, i caporali che sfruttano i lavoratori in questo distretto stanno festeggiando. Ci risulta dalle testimonianze dei nostri iscritti che lavorano nei pronto moda, nelle confezioni, nelle logistiche. Sono quegli stessi imprenditori che fino a ieri avevano lavoratori a nero, che sono stati costretti dagli scioperi e dai picchetti a regolarizzare, a fare dei contratti, a far lavorare gli operai 8 ore al giorno e non 12, a lasciare il sabato e la domenica liberi… Chiaramente in questo momento esultano, perché hanno sentito ieri che lo Stato è dalla parte loro”.
Così il leader del Sudd Cobas Luca Toscano commenta lo sgombero avvenuto ieri da parte delle forze di polizia del presidio sindacale davanti alla Acca, la ditta di spedizioni di Seano, coinvolta in un processo per caporalato e, assieme ad altre ditte, in un’inchiesta per una maxi-frode fiscale che nelle scorse settimane ha portato al sequestro di beni per 71 milioni di euro. Acca ha poi annunciato la chiusura, con conseguente perdita di 95 posti di lavoro. Ma proprio all’indomani del primo tavolo convocato in Provincia per provare una composizione della crisi, e dopo le tensioni dei giorni precedenti a Seano, ieri la polizia ha dato esecuzione ad un sequestro preventivo in via d’urgenza disposto dalla Procura di Prato, su istanza di 23 imprenditori di pronto moda cinesi, clienti di Acca, che avevano chiesto la restituzione della loro merce bloccata da un paio di settimane nei magazzini di Seano.
A seguito delle verifiche della corrispondenza documentale e dopo aver spostato di peso attivisti e sindacalisti del Sudd Cobas che si frapponevano all’uscita dei furgoni, ieri una parte dei pronto moda cinesi è tornata in possesso dei propri capi di abbigliamento. Mentre otto attivisti, fra cui gli stessi Luca Toscano e Sara Caudiero, sono stati indagati per violenza privata.
Premesso che ogni caso fa storia a sé, si è così di fatto tornati ad una “lettura” giudiziaria dei picchetti che a Prato non si vedeva da tempo e che presso altri Tribunali – i Sudd Cobas citano pronunce di quelli di Livorno e Firenze, ma anche sentenze dei giudici del lavoro di Prato – sono approdate a proscioglimenti o assoluzioni, facendo rientrare le azioni all’interno dei diritti sindacali e di sciopero.
Per il Sudd Cobas si tratta di un cambiamento “inquietante”: “L’immagine che risulta – commenta Luca Toscano – è che nel momento in cui gli scioperi vanno a colpire un nodo nevralgico di un distretto illegale e una realtà così forte e potente come la Acca (che fa parte di una multinazionale con magazzini in tutta Europa), si torna indietro di 5 anni. Si torna a fare quello che per fortuna dopo 4 anni questa città stava iniziando a dimenticare: le scene degli operai trascinati per strada, dei sindacalisti portati in questura”.
Secondo il sindacato “si sta minando alla base il diritto di sciopero” ed è “ancora più grave in un contesto in cui solo grazie ai picchetti e agli scioperi, i più deboli, gli invisibili sono riusciti a far valere la loro dignità umana e a vedere riconosciuti i loro diritti e un minimo di legalità”.
Sulle reazioni istituzionali e politiche, Toscano apprezza la presa di posizione chiara e netta da parte del presidente della Regione Giani, il quale riferendosi ai fatti di ieri aveva parlato di “forzatura inaccettabile che inasprirà i rapporti senza portare alcuna soluzione”. Toscano e Caudiero si dicono invece “delusi” dalla posizione espressa dai sindaci Prestanti (Carmignano), Biffoni (Prato) e dal presidente della Provincia Calamai.
“Non c’è spazio per posizioni da equilibristi. Bisogna scegliere da che parte stare e se hai difficoltà a sceglierlo è un problema” dice Toscano, che fa appello alla mobilitazione in vista della manifestazione annunciata per domani, domenica 5 luglio, alle ore 17 in piazza del Comune. “Noi crediamo che i cittadini, i partiti, le associazioni, sappiano già da che parte stare e siano indignate e preoccupate per questa situazione”.





