Sgombero Sudd Cobas, le reazioni della politica

Si accende il dibattito politico dopo lo sgombero del presidio Sudd Cobas davanti all’azienda Acca di Seano.

Di Sanzo (PD): “Sgombero del presidio è decisione sbagliata, serviva dialogo e confronto”

“I problemi dei lavoratori di Prato non si risolvono sgomberando un presidio sindacale. Si tratta di una decisione profondamente sbagliata. Non è questo il metodo per affrontare una vertenza complessa come quella della Acca con 95 lavoratori licenziati che non hanno ancora una soluzione occupazionale”. Lo dice Christian Di Sanzo, deputato e segretario reggente del PD Prato. “Solo due giorni fa si era riunito per la prima volta il tavolo istituzionale. Quello era lo strumento per affrontare la vertenza e dare risposte sia ai lavoratori sia alle aziende. Solo con il dialogo, il confronto e l’aiuto delle istituzioni si possono risolvere i problemi del distretto. Le forzature e l’uso della forza non fanno altro che inasprire le tensioni in un territorio già provato. Era davvero necessario portare i lavoratori e gli operai in questura? Questa vicenda apre una crepa nella lotta allo sfruttamento che deve essere sanata il prima possibile. Altrimenti parlare di rispetto della legalità e lotta al caporalato rischia di non avere più alcun significato”.

Gruppo PD Prato: “Sgombero atto grave, bisogna stare nel solco tracciato dal tavolo istituzionale”

“Lo sgombero del presidio, oltre a non essere risolutivo, è un atto grave che comprime l’esercizio dei diritti sindacali e colpisce lavoratori che stavano portando avanti una mobilitazione per la tutela delle proprie condizioni di lavoro. Proprio quando si era aperto un dialogo istituzionale con il tavolo convocato dal presidente Calamai, si è scelta una strada diversa. Una strada che riteniamo errata e pericolosa per il territorio. Non è questo il modo di gestire una vertenza e le sue complessità”. Così il Gruppo consiliare del Partito Democratico di Prato commenta l’operazione di questa mattina. “Ci sono lavoratori che subiscono da anni sfruttamento e precarietà. Meritano risposte concrete su salari, contratti e occupazione, non di essere portati in Questura. Inoltre, questa mobilitazione è anche una denuncia di gravi illeciti che riguardano l’azienda, attualmente sotto processo per sfruttamento del lavoro e caporalato e sotto indagine della Procura europea per una frode fiscale da 71 milioni di euro. Per questo assume un rilievo che riguarda il rispetto della legalità nel nostro territorio. Il tavolo di confronto rappresentava il primo segnale di apertura dopo mesi di conflitto. Quella era e rimane la strada giusta. Invece si è preferito lo scontro. Come consiglieri comunali continueremo a stare dalla parte dei lavoratori e a seguire da vicino ogni sviluppo della vertenza”. Il capogruppo Marco Sapia aggiunge: “Quella di questa mattina è una scelta controproducente. Si cancella il dialogo appena iniziato. Non solo. I modi utilizzati non portano ad alcuna soluzione, anzi la aggravano. Serve il confronto. Serve la responsabilità di tutti. I lavoratori dell’Acca non possono restare soli”.

Furfaro (PD): “Lo Stato mostri il pugno duro con chi sfrutta, non con chi viene sfruttato. Il governo non può continuare a guardare”

“Dieci giorni fa decine di imprenditori cinesi hanno assaltato con la forza un picchetto sindacale. Hanno ferito cinque agenti, distrutto i gazebo, investito un operaio con un furgone. Questa mattina, all’alba, decine di agenti hanno sgomberato il presidio dei lavoratori. Operai che difendono cento posti di lavoro. Persone che negli anni scorsi sono state picchiate sotto casa per aver chiesto un contratto regolare. Ognuno tragga le sue conclusioni. Io dico solo che immagini così ci riportano indietro di decenni”. Lo dichiara Marco Furfaro, deputato e membro della segreteria nazionale del Partito Democratico. “Sia chiaro, il rispetto per il lavoro della magistratura e delle forze di polizia non è in discussione. La questione è politica. Parliamo di un’azienda a processo per sfruttamento e caporalato, sotto custodia giudiziaria per una frode fiscale da 71 milioni di euro accertata dalla Procura europea, coinvolta in una guerra tra bande per il controllo della logistica. Questa determinazione, questo dispiegamento di uomini e mezzi, vorremmo vederli sempre contro chi sfrutta, contro chi evade, contro la criminalità organizzata che avvelena il distretto. Non contro chi prova a far valere un diritto”.

“E qui la destra ha un problema enorme di credibilità. Per anni ci hanno raccontato che l’illegalità di una parte dell’imprenditoria cinese era il loro cruccio. Ci hanno costruito comizi e campagne elettorali. Alla prova dei fatti il governo Meloni è scomparso. Niente risorse per i controlli e ispettorato del lavoro senza organici. Lo sfruttamento si combatte con gli ispettori e con una politica industriale seria. Non lasciando soli i lavoratori e un intero territorio. Due giorni fa si era finalmente aperto il tavolo istituzionale in Provincia. Quella era ed è la strada. Il governo batta un colpo e si assuma le sue responsabilità su un distretto strategico per il Paese. I lavoratori della Acca non chiedono la luna. Chiedono lavoro, contratti e dignità. Il Partito Democratico è al loro fianco, in Parlamento e nelle strade di Prato”.

Fossi (Pd): “Sgombero inaccettabile, il governo e la Prefettura fermino subito questa escalation”

 “Quello che è accaduto oggi a Prato è gravissimo e inaccettabile. Sgomberare un presidio sindacale mentre è aperta una vertenza su 95 licenziamenti non è gestione dell’ordine pubblico, è una scelta politica che scarica sui lavoratori il conflitto sociale invece di affrontarlo”. Lo dichiara Emiliano Fossi, segretario del Pd Toscana e deputato. “Due giorni fa si era finalmente aperto il tavolo istituzionale sulla vertenza Acca. Era il segnale che serviva: istituzioni, sindacati e aziende insieme per trovare una soluzione. Oggi quel percorso viene smentito dai fatti, con lavoratori e operai portati in questura invece che ascoltati. Chi ha deciso questo sgombero dovrà spiegare perché si è scelta la linea dura proprio nel momento più delicato del negoziato”. “Il distretto pratese vive da anni una condizione difficile, tra crisi occupazionale e battaglie quotidiane contro lo sfruttamento e il caporalato. Se le istituzioni rispondono a chi protesta pacificamente con gli sgomberi, il messaggio che passa è devastante: si mina la fiducia nelle stesse istituzioni che dovrebbero garantire diritti e legalità. Chiediamo che si torni immediatamente al confronto, che si dia priorità alla soluzione occupazionale per i 95 lavoratori Acca e che si eviti ogni ulteriore forzatura. Il Pd Toscana sarà a fianco dei lavoratori, in presidio e al tavolo istituzionale, finché non si troverà una risposta giusta e concreta”.

Marta Logli, Arjana Salimusaj e Martina Cacciato (PD): «Ferma condanna allo sgombero del presidio sindacale. Il diritto di sciopero non può essere svuotato della sua efficacia».

«Esprimo la mia più ferma condanna per quanto accaduto questa mattina davanti ad Acca. Sgomberare un presidio di lavoratori e sindacalisti in sciopero, anteponendo e armando la continuità produttiva e la proprietà privata contro chi, onorando la Costituzione, mette il proprio tempo e corpo in sciopero sotto al sole e alla grandine e si espone alla violenza fisica a cui abbiamo più volte assistito per rivendicare la dignità del lavoro, manda un chiaro messaggio di abbandono ai lavoratori che stanno rivendicando legalità per tutti, anche per noi. E manda un chiaro messaggio di complicità agli sfruttatori, e, ancora una volta, di deresponsabilizzazione ai loro committenti. La strada del confronto istituzionale deve proseguire e anzi vederci ancora più attenti, ora che la leva del blocco delle merci viene strappata ai 95 lavoratori. Il paradosso della situazione è ulteriormente esasperato dal fatto che il diritto di sciopero non può essere ridotto a un principio puramente simbolico: la sua funzione è proprio quella di consentire ai lavoratori di incidere sui rapporti di forza. Se, nel momento in cui una protesta produce effetti concreti sulla continuità della produzione, la risposta è un massiccio intervento delle forze dell’ordine, il messaggio che rischia di arrivare è che la tutela della produttività (perché “violenza privata” questo significa, impedire alle merci di circolare – illegalmente – senza che i lavoratori vengano correttamente retribuiti per farlo) prevalga su quella del lavoro e della dignità delle persone. È un precedente che deve indignare e mobilitare tutta la politica e tutte le istituzioni, e vederci compattamente impegnati per rilanciare il ruolo che possiamo e dobbiamo avere nel recuperare questi posti di lavoro», dichiara Marta Logli, consigliera regionale del Partito Democratico.

«Questa mattina eravamo al presidio accanto alle lavoratrici e ai lavoratori e abbiamo visto persone che chiedevano semplicemente di essere ascoltate e rispettate. Bloccare l’uscita delle merci non era un gesto fine a sé stesso, ma l’unica leva rimasta a chi viene punito col licenziamento per aver osato rivendicare condizioni di lavoro dignitose. Per questo riteniamo grave il segnale che esce da questa vicenda: quando una protesta mette realmente in discussione il funzionamento di una filiera produttiva, la risposta non può essere quella di neutralizzare l’efficacia dello sciopero con la forza. Difendere il diritto di sciopero significa difendere uno dei pilastri della nostra democrazia e della nostra Costituzione. La politica ha il dovere di interrogarsi sul perché sia un sindacato a dover impedire attività illegali per strada, e trovare le opportune soluzioni normative e procedurali, e ancora di pretendere che la vertenza Acca trovi una soluzione nel rispetto dei diritti e della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori nelle opportune sedi», concludono Arjana Salimusaj e Martina Cacciato, consigliere comunali del Partito Democratico presenti questa mattina al presidio.

Il sindaco di Carmignano Prestanti: “Lo sgombero poteva esserci risparmiato”

“Una pagina che poteva esserci risparmiata. Da oggi, a Prato, i lavoratori avranno meno possibilità di fare valere i loro diritti” È la posizione assunta dal sindaco Edoardo Prestanti sullo sgombero all’azienda di logistica Acca. “Appena due giorni fa – continua Prestanti – ci siamo riuniti attorno ad un tavolo istituzionale per tentare di risolvere la vertenza. Un impegno assunto dalle istituzioni, Provincia, Comuni di Prato e Carmignano. L’azione di sgombero vanifica questo sforzo, rende impotenti i lavoratori, li priva di ogni strumento con cui affermare lo loro giusta difesa dell’occupazione. La questione vera è il futuro di 95 operai, che già incerto ora è assolutamente precluso”.
Prosegue il sindaco di Carmignano: “È una pagina brutta, che doveva essere evitata. Come Comune continueremo la nostra azione a fianco dei lavoratori, a fianco di chi lotta per il proprio posto di lavoro. Continueremo, anche con Provincia e Comune di Prato, ad esperire tutti i percorsi per un positivo esito della vertenza Acca, compreso quel tavolo istituzionale che per noi non è chiuso”.

Il Consigliere Comunale Targetti a Seano:”Sgombero SUDD COBAS inaccettabile. Prato a un bivio: si scelga da che parte stare”

Il consigliere comunale di Prato Jonathan Targetti si è recato nel primo pomeriggio a Seano per portare la sua vicinanza ai Sudd Cobas. “Questo spiegamento di forze dell’ordine sarebbe giustificato per controllare quanto accade all’interno delle aziende del distretto parallelo, non per portare in Questura, con metodi discutibili, chi da anni denuncia illegalità e sfruttamento. Episodi come quello di oggi vanificano anche lo sforzo del Presidente della Provincia Simone Calamai, che da settimane si stava impegnando per dare alle istanze dei lavori la doverosa legittimità istituzionale”.

“La città si ritrova oggi ad un bivio che tocca tutti: occorre scegliere una volta per tutte da che parte stare. Si vuole che Prato basi ancora la propria esistenza economica su sfruttamento, illegalità e opacità oppure si pensa sia arrivato il momento di pretendere legalità e dignità del lavoro come condizione non più negoziabile?” conclude Targetti.

Vertenza ACCA, Giani: “Contro lavoratori forzatura inaccettabile”

“Una forzatura inaccettabile che inasprirà i rapporti senza portare alcuna soluzione”. Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani commenta così lo sgombero, avvenuto questa mattina, del presidio davanti alla Acca di Seano, dove sindacalisti e operai manifestavano contro il licenziamento di quasi cento lavoratori, dopo l’annuncio della chiusura da parte dell’azienda di logistica.
“Si è scelta – spiega il presidente – la via più sbagliata, addirittura sindacalisti e operai sono stati condotti in questura”. “Servirebbe invece – prosegue Giani – insistere sul confronto, perché in casi come questo il ricorso all’uso della forza non produce altro che indebolimento dell’autorevolezza delle istituzioni e della fiducia verso di esse”. “Servirebbe unità – prosegue – per dare maggiore forza alla richiesta di garanzia del lavoro e di dignità e al contrasto dello sfruttamento”.

Sulla vicenda intervengono anche la vicepresidente Mia Diop e dell’assessore al lavoro e alla formazione Alberto Lenzi secondo i quali “la durezza usata contro lavoratori e rappresentanti sindacali che rivendicavano il diritto a condizioni di lavoro dignitose costituisce un grave errore che lascia fortemente perplessi”.
“Avremmo preferito – aggiungono – che si proseguisse sulla strada del dialogo, non su quella dell’uso della forza: è il dialogo lo strumento davvero efficace per affrontare situazioni di questo tipo al fine di garantire diritti e dignità a chi lavora. Il tavolo istituzionale si era riunito per la prima volta appena due giorni fa, proprio per costruire una soluzione per i 95 lavoratori rimasti senza occupazione: è lì che si doveva continuare a lavorare, non con un intervento che rischia di vanificare un percorso appena avviato”.
“Siamo di fronte a una vertenza complicata, in un distretto altrettanto complesso, dove caporalato e sfruttamento restano piaghe diffuse. E’ contro questi fenomeni che serve tutta la fermezza dello Stato”, concludono Diop e Lenzi.

Banchelli (FDI) fuori dal coro: “La vera battaglia non è tra gli ultimi”

“L’intervento delle forze dell’ordine che ha consentito di rimuovere il blocco davanti alla Acca e di permettere a oltre ottanta imprenditori di recuperare la propria merce rappresenta un segnale importante” così il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Gianluca Banchelli. “In uno Stato di diritto nessuno può impedire ad altri di lavorare. È un principio che vale sempre, indipendentemente dalle ragioni della protesta. Da tempo sostengo che le metodologie utilizzate dai Sudd Cobas non possano essere condivise. Non perché non esistano problemi nel nostro distretto, né perché non esistano situazioni di sfruttamento che devono essere contrastate con la massima fermezza. Chi sfrutta i lavoratori deve essere perseguito senza alcuna esitazione. Però il metodo scelto finisce per produrre un effetto opposto a quello dichiarato: alimenta uno scontro tra gli ultimi. Da una parte ci sono lavoratori che chiedono condizioni dignitose e diritti sacrosanti. Dall’altra ci sono piccole aziende e laboratori che, pur tra mille difficoltà, cercano di sopravvivere in un sistema economico che concentra miliardi di euro nella parte più alta della filiera e lascia margini sempre più ridotti a chi produce. Il risultato è che chi si trova in fondo alla catena produttiva finisce per combattere contro chi vive la sua stessa condizione di debolezza. E mentre qui si alimenta questo conflitto, nessuno sembra voler affrontare la vera contraddizione. Assistiamo a lavoratori provenienti da Pakistan, Bangladesh e Cina che vengono sostenuti nelle proteste sul nostro territorio, con iniziative che finiscono inevitabilmente per creare tensioni e danni a una parte del sistema produttivo del Made in Italy. Contemporaneamente, le grandi catene della distribuzione continuano a riempire i propri negozi di prodotti realizzati proprio in Pakistan, Bangladesh e Cina, approfittando di costi di produzione enormemente inferiori. La politica tutta dovrebbe avere il coraggio di affrontare questo nodo. Perché continuiamo a combattere tra gli ultimi della filiera, mentre chi governa davvero il mercato resta completamente fuori dal dibattito La politica, ma soprattutto chi rappresenta questo territorio, deve avere il coraggio di affrontare il problema nella sua interezza. Non possiamo limitarci a rincorrere le emergenze. Dobbiamo costruire una strategia che valorizzi la parte sana della nostra filiera produttiva e difenda davvero il Made in Italy, senza cadere nelle semplificazioni o nel populismo. Perché se continua a perdere competitività il nostro distretto, perderemo tutti: i lavoratori, le imprese e il Made in Italy. L’ho detto durante la campagna elettorale e continuo a sostenerlo oggi: i grandi brand possono realizzare il vero Made in Italy solo se esiste un territorio come Prato, con le sue competenze, la sua manifattura e la sua filiera. Se implode Prato, implode una parte fondamentale del Made in Italy del nostro paese. Per questo ritengo che strategie fondate sul conflitto permanente finiscano, nei fatti, per favorire chi da anni comprime i prezzi, delocalizza la produzione e scarica ogni costo sull’ultimo anello della catena. La vera battaglia non deve essere tra lavoratori e piccole imprese, deve essere contro un sistema economico che impoverisce chi produce valore e concentra i profitti nelle mani di pochi grandi operatori internazionali. Dobbiamo difendere contemporaneamente il lavoro e l’impresa onesta, promuovere il nostro territorio. Dobbiamo semplificare le norme e rendere più efficaci gli strumenti di controllo contro chi sfrutta davvero il sistema. Tra circa un anno il Paese tornerà al voto per il rinnovo del Parlamento. Potrebbe essere l’occasione per aprire una grande discussione nazionale sul futuro del Made in Italy. Per questo avanzo una proposta concreta. Serve una legge che riservi l’utilizzo, in etichettatura, del marchio “Made in Italy” esclusivamente alle imprese che dimostrino una filiera certificata, tracciabile, sostenibile e pienamente rispettosa dei diritti dei lavoratori. Chi investe nella legalità, nella qualità e nella trasparenza deve essere premiato. Chi compete comprimendo i diritti o alimentando sistemi opachi non può fregiarsi dello stesso marchio. Il Made in Italy non può essere soltanto un’etichetta commerciale. Deve diventare una certificazione di qualità, legalità, responsabilità e valore. Prato ha tutte le competenze, la storia e la capacità per essere il primo territorio a raccogliere questa sfida. Io ne sono convinto.

Milone: ” Quanta ipocrisia sta emergendo nella sinistra pratese”

“Dopo lo sgombero, effettuato dalla Polizia, dell’ area davanti alla ditta di logistica cinese ACCA occupata dai manifestanti dei sindacato SuddCobas, subito si sono levate le proteste di tutta la sinistra pratese, nessuna esclusa. Questa stessa sinistra che tacciava di razzismo il sottoscritto, quando durante la giunta Cenni, procedeva ai controlli e ai relativi sequestri delle aziende cinesi al cui interno si praticava lo sfruttamento di clandestini ,dei lavoratori al nero e dell’ evasione fiscale e contributiva. Lo stesso SuddCobas, non so se allora esisteva, ma gli altri sindacati non proferivano una sola parola quando in ogni comunicato stampa del Comune veniva evidenziata la presenza di clandestini e lavoratori al nero”. Così l’ex assessore alla sicurezza Aldo Milone.

“Voglio ricordare a questi sindacalisti del SuddCobas – aggiunge Milone – di lanciare accuse precise ai politici e non generalizzare quando affermano che in questi ultimi 30 anni la politica non ha fatto nulla. Se effettivamente questi sindacalisti si vogliono distinguere devono dire chiaramente chi si è girato dall’ altra parte o ha avuto un atteggiamento omertoso nei confronti di questo grave fenomeno che è presente in città. Adesso mi tocca assistere a questo teatrino dell’ ipocrisia che è semplicemente disgustoso e falso. Biffoni invece di esprimere indignazione per l’operato della Polizia, dia disposizioni al suo Assessore alla Legalità di procedere a controlli da parte della sua Polizia Locale nei confronti delle aziende cinesi e non si limiti alle sole parole di circostanza”.

LAschi (AVS): “Un tavolo istituzionale non può essere solo una vetrina”

“Quanto accaduto questa mattina a Seano, davanti ai cancelli della Acca, è un fatto grave che merita una riflessione seria, non solo uno sdegno di circostanza” af affermarlo è Alessio Laschi, segretario Sinistra Italiana – Alleanza Verdi e Sinistra. “Due giorni fa il presidente della Provincia aveva convocato un tavolo di crisi istituzionale con i sindaci di Prato e Carmignano, i rappresentanti di Sudd Cobas e l’azienda, per affrontare il licenziamento annunciato di quasi cento lavoratrici e lavoratori. Un passo che avevamo salutato con favore, perché per la prima volta le istituzioni sembravano voler mettere al centro le persone e non solo la merce bloccata nei magazzini. Questa mattina, invece, la polizia ha sgomberato con la forza il presidio permanente, in un’operazione condotta nelle prime ore del giorno. Lavoratori e sindacalisti sono stati caricati su un pullman e portati in questura. Tutto questo davanti a un’azienda che risulta già sotto sequestro giudiziario per una presunta frode fiscale da oltre 70 milioni di euro e i cui dirigenti sono sotto processo per sfruttamento e caporalato. Ci chiediamo con quale credibilità si continui a parlare di “dialogo istituzionale” se, nel giro di 48 ore, all’apertura di un tavolo di confronto segue uno sgombero in forze. Non mettiamo in discussione l’autonomia della magistratura, che agisce su un piano distinto da quello della mediazione politica e sociale. Ma proprio per questo chiediamo alle istituzioni locali e regionali di assumersi la responsabilità di tenere insieme i due piani, evitando che il lavoro paziente di mediazione venga vanificato da un’azione che, nei fatti, riconsegna la parola all’ordine pubblico invece che al diritto al lavoro. Come Sinistra Italiana – Alleanza Verdi e Sinistra continueremo a seguire da vicino la vertenza Acca, al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici, e chiederemo alle istituzioni competenti chiarezza sui motivi e le modalità di questo sgombero, oltre a un impegno concreto affinché il tavolo aperto nei giorni scorsi non resti lettera morta. I problemi del lavoro sfruttato, della finta chiusura delle aziende per liberarsi del personale sindacalizzato, dell’evasione fiscale che convive indisturbata accanto a chi lavora onestamente, non sono lontani: sono nel nostro territorio, e riguardano tutti noi.

Grimaldi (AVS): “Polizia contro lavoratori, messaggio grave da parte dello Stato

“La situazione alla ACCA di Seano è diventata insostenibile e di inaudita gravità. Dopo le aggressioni di padroni e caporali, ora i lavoratori e i sindacalisti in presidio vengono gettati a terra e trascinati sull’asfalto dalle forze dell’ordine. Eppure i tutori della legge non intervengono di fronte a una società criminale, che sfrutta i lavoratori, li bastona quando protestano, e ha sottratto al fisco 71 milioni di euro. Un’azienda che chiude e riapre continuamente per sfuggire a controlli e regole, già a processo per frode fiscale, sfruttamento e caporalato. Com’è possibile? Che messaggio sta dando lo Stato se non sa proteggere i fragili dalla prepotenza dei criminali e addirittura li punisce?” – lo dichiara il Vicecapogruppo di AVS alla Camera, Marco Grimaldi.

Falchi (AVS): “Fermezza serve contro imprenditori che delinquono e non su lavoratori che protestano legittimamente”

“Vorremmo vedere uno Stato che interviene con la stessa fermezza e decisione contro quegli imprenditori che si arricchiscono sullo sfruttamento dei lavoratori, arrivando persino a minacce e percosse, piuttosto che contro chi protesta legittimamente per ottenere condizioni di lavoro dignitose”. Così Lorenzo Falchi, capogruppo di AVS in consiglio regionale, commenta con durezza lo sgombero del presidio operaio organizzato dai Sudd Cobas presso i magazzini del polo logistico Acca di Seano (Prato), sfociato in tensioni e tafferugli con le forze dell’ordine. “Ci sono situazioni che non possiamo tollerare, né come Toscana né come Paese”, dichiara il capogruppo Falchi. “Siamo davanti a un cortocircuito inaccettabile, che vede troppo spesso la delegittimazione delle proteste sociali e la criminalizzazione della difesa dei diritti fondamentali dei lavoratori.”

Enrico Zanieri (Unità Popolare): “Istituzioni provinciali e comunali sono assolutamente secondarie rispetto alle volontà degli imprenditori”

Infine la nota di Enrico Zanieri di Unità Popolare: “Vogliamo esprimere la nostra piena solidarietà alle operaie e operai e alle sindacaliste e sindacalisti che stavano legittimamente chiedendo di non essere più sfruttati con turni inumani. Vogliamo però soffermarci non tanto sulla polemica che viene alimentata anche dai giornali, ma su un dato laterale eppure decisivo. Perché appena ieri, il 2 luglio, si era tenuto il tavolo in provincia tra il sindacato Sudd Cobas, i titolari della Acca, i sindaci Biffoni e Prestanti, il presidente della provincia Calamai e il Vice Sindaco di Prato, Blasi. Ecco, passano nemmeno 24 ore che il presidio viene sgomberato malamente dalle forze dell’ordine costituito. E tralasciando (ma condividendo) tutte le ragioni degli scioperanti, il punto politico ci sembra evidente. Il punto politico è che le istituzioni provinciali e comunali sono assolutamente secondarie rispetto alle volontà degli imprenditori e, in questo caso, dei consumatori. Da un lato le giacche e le cravatte attorno ad un tavolo che rassicurano la stampa sull’imminente risoluzione della vertenza e dall’altra gli operai presi mani e braccia e trascinati via dalla polizia su istanza delle aziende. E’ l’immagine plastica di come la politica sia sottomessa all’economia. Eppure, lo abbiamo dimostrato in campagna elettorale, la politica avrebbe ancora tanti strumenti efficaci per poter intervenire seriamente in campo economico, dagli strumenti di pianificazione, al sostegno su ricerca e sviluppo, fino al gesto più banale e più pregnante, dal punto di vista politico, ovvero la costituzione in parte civile nei casi di sfruttamento lavorativo e di aggressione contro operai e operaie, sindacaliste e sindacalisti. Ma forse, oppure senza forse, manca la cosa più importante. Al campo largo a guida PD, quanto alle destre, manca la volontà politica”.

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