Spari al pronto soccorso, le reazioni. Salvini: “Altro che tentato omicidio, ha fatto il suo lavoro”

Gli Ordini delle Professioni Infermieristiche della Toscana intervengono sul grave episodio di violenza verificatosi al Pronto soccorso dell’ospedale di Prato, dove un detenuto ha aggredito gli agenti che lo avevano in custodia e sono stati esplosi colpi di arma da fuoco.

“Gli Opi della Toscana esprimono la propria vicinanza a tutti i professionisti sanitari in turno, agli agenti coinvolti e a tutti i pazienti presenti in quel momento nel Pronto soccorso, costretti a vivere una situazione di estrema tensione in un luogo che deve essere prima di tutto spazio di cura e sicurezza – si legge in una note -. Quanto accaduto a Prato non può essere considerato un episodio isolato. Al Pronto soccorso dell’Ospedale Versilia, un infermiere è stato aggredito e colpito al volto con un pugno. Anche dal territorio pistoiese continuano ad arrivare segnalazioni di aggressioni ai danni del personale sanitario. Episodi che confermano una situazione ormai non più tollerabile. Aggressioni verbali, minacce e violenze fisiche rendono sempre più difficile lavorare soprattutto nei servizi di emergenza-urgenza, dove infermieri e altri professionisti sono quotidianamente chiamati ad accogliere e assistere chiunque abbia bisogno di cure, spesso in condizioni di forte pressione”

Per gli Ordini delle Professioni Infermieristiche della Toscana “la violenza non può essere considerata un rischio inevitabile della professione sanitaria. Le cause di questo fenomeno richiedono un’analisi seria e interventi strutturali, attraverso il coinvolgimento della Regione Toscana, delle Aziende sanitarie, delle Prefetture, delle Forze dell’ordine, degli Ordini professionali e di tutti i soggetti competenti. In questo quadro, gli Opi della Toscana richiamano anche la Legge 14 agosto 2020, n. 113, recante “Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni”, che ha riconosciuto la necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione e tutela nei confronti di chi opera quotidianamente nei servizi sanitari. È necessario che ai principi e agli strumenti previsti dalla normativa corrispondano misure organizzative e di prevenzione realmente efficaci e concretamente applicate nei luoghi di cura”.

“Il sistema sanitario non può continuare a reggersi sulla disponibilità e sul senso di responsabilità di chi ogni giorno garantisce l’assistenza, sperando semplicemente che tutto vada bene – prosegue la nota -. Proteggere chi cura significa proteggere il diritto alla salute di tutti. Servono misure concrete e coordinate affinché prendersi cura delle persone non significhi mettere a rischio la propria incolumità e gli ospedali possano essere pienamente luoghi di cura, rispetto e sicurezza”.

“Una realtà che denunciamo da anni”. E’ questo l’amaro commento di Roberto Cesario, segretario territoriale del NurSind di Prato dopo i fatti di ieri pomeriggio al pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano di Prato. “Non è la prima volta – spiega Cesario – che succedono gravi fatti di violenza all’ospedale di Prato. Ieri pomeriggio, però, si sono raggiunti livelli mai visti finora, con sanitari e cittadini che si sono trovati ad assistere alla scena e conseguente fuggi fuggi e paura. Prato è una realtà complessa, con tassi di criminalità ed episodi di violenza che si riflettono inevitabilmente sul pronto soccorso, che rappresenta il primo presidio del territorio”. 

“Il personale infermieristico e sanitario – prosegue il segretario della segreteria pratese del sindacato delle professioni infermieristiche – lavora da anni in condizioni di costante insicurezza, subendo aggressioni verbali, fisiche e trovandosi esposto a rischi inaccettabili per la propria incolumità. Quello che ci domandiamo è cosa sarebbe potuto succedere se la polizia non si fosse già trovata al pronto soccorso?  E’ per questo che ormai da tempo chiediamo, e da oggi con ancora più forza, l’istituzione del posto di polizia aperto 24 ore su 24 a tutela diretta e garanzia d’incolumità per tutto il personale sanitario e gli utenti dell’ospedale. Curare è il nostro dovere, lavorare in sicurezza è un nostro diritto: la tutela della comunità e di chi se ne prende cura dev’essere un obiettivo primario che la politica deve garantire. Come sindacato siamo vicini a tutto il personale sanitario, agli utenti e al personale della polizia penitenziaria che si sono trovati coinvolti in questo drammatico evento”.

Per Massimo Cataldo, segretario Cisl Fp Firenze Prato con delega alla sanità, “Non vogliamo accusare né l’una né l’altra parte. Quello che suggeriamo, a tutela sia degli operatori che degli utenti del pronto soccorso, è la possibilità di creare dei percorsi d’ingresso e di attesa specifici che separino i pazienti carcerati dagli altri utenti del proprio soccorso. Questo per garantire una maggior sicurezza, per tutti”.

“Camere di sicurezza per gli arrestati e i detenuti inviati al Pronto soccorso degli ospedali della toscana e creare reparti specifici e dedicati per i detenuti ricoveratii”. Sono alcune delle richieste avanzate, in una nota, da Eleuterio Grieco segretario generale regionale Toscana Uil Fp polizia penitenziaria, alle assessore Monni e Nardini, dopo quanto avvenuto ieri pomeriggio nel pronto soccorso di Prato dove un agente della polizia penitenziaria ha sparato per impedire la fuga di un arrestato mentre aspettava di essere visitato. Grieco chiede di dare assistenza in carcere “anche mediante telemedicina onde evitare invii immediati ai Pronto soccorso da parte dei medici delle carceri che altro non fanno che adottare medicina difensiva (tutti codici bianchi e nessuno ricovero) con costi per la collettività”. Il sindacalista domanda alle assessore se è stato mai “quantificato il costo dell’assistenza sanitaria penitenziaria della regione Toscana visto che un detenuto comune riceve assistenza e cure specialistiche che un cittadino Toscano non ha”.

“A Prato un giovane poliziotto penitenziario, con appena un anno e mezzo di servizio, è indagato per tentato omicidio dopo aver sparato durante il tentativo di fuga di” un fermato “affidato alla sua custodia. Secondo quanto ci risulta è ricoverato e nelle prossime ore dovrà essere sentito in procura. Eppure dal ministro della Giustizia Nordio, dal capo e dal vicecapo del Dap e dal Provveditore regionale della Toscana non è arrivata una sola parola”. Lo denuncia il segretario generale dell’Osapp-Polizia penitenziaria Leo Beneduci, a proposito degli spari al pronto soccorso di Prato per sventare l’evasione di un fuggitivo.

Sulla vicenda interviene anche Giuseppe Moretti, Presidente dell’Unione Sindacati di Polizia Penitenziaria (USPP). “Esprimiamo piena fiducia nella magistratura e siamo certi che saranno accertate, con equilibrio e rigore, tutte le eventuali responsabilità nella vicenda di Prato. Allo stesso tempo, però, non possiamo accettare che un giovane appartenente alla Polizia Penitenziaria, chiamato a intervenire in una situazione di grave pericolo, finisca automaticamente sotto accusa per avere esercitato le proprie funzioni istituzionali”.

“Sarà la magistratura – prosegue Moretti – a stabilire se l’operato del collega sia stato conforme alle norme. Ma c’è una domanda che riteniamo doveroso porre: quale sarebbe stata l’azione corretta che avrebbe dovuto mettere in atto un poliziotto penitenziario di fronte a una situazione di pericolo concreto e immediato per sé, per il personale sanitario e per gli altri pazienti? Dovrebbe forse assistere inerme, aspettando che qualcuno venga ferito, per poi essere accusato di non essere intervenuto?”

“La Polizia Penitenziaria – sottolinea il Presidente USPP – opera quotidianamente in condizioni di estrema difficoltà, con carenze strutturali di organico, strumenti e risorse. Lo abbiamo denunciato ancora una volta proprio a Ferragosto, chiedendo al Ministro della Giustizia un intervento concreto. Non è accettabile che, oltre a dover fronteggiare situazioni sempre più rischiose, il personale debba vivere anche il timore che l’esercizio di un proprio compito istituzionale possa trasformarsi in un procedimento penale. Esprimiamo pertanto piena solidarietà al collega coinvolto. Siamo certi che il suo comportamento, il suo equilibrio e il suo spirito di abnegazione saranno valutati nella sede competente. Non chiediamo impunità né privilegi: chiediamo tutele e garanzie per chi indossa una divisa e deve assumere decisioni in pochi secondi, in condizioni di emergenza. Non possiamo dimenticare – aggiunge Moretti – che non molto tempo fa un altro collega ha rischiato la vita nel corso dell’inseguimento di un soggetto che tentava di sottrarsi alla cattura. Sono episodi che dimostrano quanto sia concreto il rischio al quale quotidianamente sono esposti gli appartenenti al Corpo. Il timore – prosegue Moretti – è che si finisca per delegittimare anche quelle azioni straordinarie che, proprio perché tali, sono previste e disciplinate dall’ordinamento. Il poliziotto penitenziario non può essere lasciato solo prima, durante e dopo l’emergenza. Non può essere mandato a gestire situazioni di estrema pericolosità e poi essere lasciato sotto ulteriore stress quando ha dovuto prendere una decisione nell’interesse della sicurezza. Per questo – conclude Moretti – chiediamo al Ministro della Giustizia Carlo Nordio di intervenire con tutte le iniziative necessarie a tutela dell’agente coinvolto e, più in generale, di tutto il Corpo di Polizia Penitenziaria, anche alla luce delle recenti disposizioni approvate a tutela delle Forze dell’Ordine. La sicurezza degli operatori non può essere considerata un tema secondario. Chi tutela chi tutela? È questa la domanda alla quale la politica e le istituzioni devono dare una risposta concreta” conclude Moretti.

Le reazioni della politica

Sulla vicenda interviene anche il leader della Lega, il ministro Matteo Salvini che attraverso un post sui social esprime “totale sostegno all’agente di Prato. Altro che “tentato omicidio”: ha semplicemente fatto il suo lavoro, fermato un pericoloso delinquente (peraltro già dimesso dall’ospedale) e protetto la sicurezza di decine di cittadini perbene scrive Salvini.

Anche Claudiu Stanasel della Lega pratese esprime piena solidarietà agli agenti della Polizia Penitenziaria coinvolti in questa vicenda. “Trovo doveroso ricordare che chi indossa una divisa e opera ogni giorno per garantire la sicurezza di tutti non può essere lasciato solo proprio nel momento in cui è chiamato ad affrontare una situazione di estremo pericolo”. Secondo Stanasel “prima ancora di qualsiasi valutazione giudiziaria, c’è un principio che non deve mai venire meno: la presunzione di innocenza e il rispetto per chi svolge il proprio dovere al servizio dello Stato. Non spetta a noi sostituirci alla magistratura – aggiunge Stanasel-, ma spetta alla politica e alle istituzioni far sentire agli uomini e alle donne delle Forze dell’Ordine che non sono soli. Un agente che interviene in una situazione di pericolo deve poter contare sulla certezza di essere tutelato quando agisce secondo la legge e nell’adempimento delle proprie responsabilità. Mi auguro che venga fatta piena chiarezza e che siano valutati tutti gli elementi con equilibrio, senza processi mediatici e senza pregiudizi. La sicurezza dei cittadini passa anche dalla sicurezza di chi ogni giorno è chiamato a garantirla. Agli agenti della Polizia Penitenziaria va il mio rispetto, la mia vicinanza e la mia gratitudine” conclude Stanasel

A livello locale si registra l’intervento di Dania Melani, consigliera comunale di Fratelli d’Italia a Prato: “Quel che è successo al pronto soccorso del Santo Stefano è di una gravità inaudita. E’ assurdo che gli utenti in attesa di assistenza medica si ritrovino a dover aver paura ed è impensabile che medici ed infermieri debbano ritrovarsi a lavorare in una situazione del genere. La sicurezza deve essere una priorità, a maggior ragione in un presidio medico. Apprendo dalla stampa che il detenuto avrebbe cercato di fuggire e di aggredire gli esponenti delle forze dell’ordine: con queste premesse, voglio esprimere la mia solidarietà agli agenti. Ma mi auguro che chi di dovere intervenga innanzitutto per far luce su quanto accaduto”.

“Quanto accaduto pochi giorni fa al Pronto Soccorso di Prato — il ferimento di un detenuto da parte di un agente della Polizia Penitenziaria, costretto a fare uso dell’arma da fuoco per impedirne la fuga — dimostra ancora una volta quanto sia necessario dotare le Forze dell’ordine del Taser”. Sono di questo avviso Jonathan Targetti, consigliere comunale della lista civica “L’atlernativa c’è”, e l’ex assessore alla sicurezza Aldo Milone.

“È comprensibile che l’episodio abbia generato paura e sgomento tra gli operatori sanitari del Pronto Soccorso; l’intervento, tuttavia, si è reso purtroppo necessario per evitare che il detenuto si desse alla fuga” evidenziano i due esponenti de “L’alternativa c’è”, secondo i quali questo fatto “rappresenta anche una risposta al segretario di AVS Laschi, che ha dichiarato (nei giorni scorsi tramite la stampa, ndr) la propria contrarietà all’utilizzo del Taser da parte della Polizia Locale. Possiamo facilmente immaginare quale sarebbe stata la sua reazione se l’agente avesse ferito anche un operatore sanitario: con ogni probabilità avrebbe chiesto il disarmo di tutte le Forze di Polizia. È l’ennesima dimostrazione di quanto una parte del Campo Largo sia ormai lontana dalla realtà e del tutto ideologizzata. Ci auguriamo che il Partito Democratico e le liste civiche di maggioranza abbiano posizioni ben diverse da quelle di AVS e assumano un atteggiamento coerente e responsabile quando, ci auguriamo molto presto, in Consiglio Comunale verrà discussa e votata la nostra mozione sul Taser alla Polizia Locale” concludono Targetti e Milone.

Pronta la replica di Alessio Laschi, coordinatore di AVS Prato. “Oggi sono stato chiamato in causa, come coordinatore di AVS Prato, in seguito ai fatti avvenuti al pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano, per aver espresso la scorsa settimana una posizione critica sulla dotazione di taser alla Polizia Locale di Prato. Respingo con fermezza questo tentativo di collegare due vicende completamente distinte” afferma Laschi. “I fatti dell’ospedale riguardano un episodio di tutt’altra natura: un agente della Polizia Penitenziaria, indagato per tentato omicidio, ha esploso tre colpi di pistola contro un uomo che, pur ammanettato, tentava la fuga in un ambiente chiuso da cui non poteva uscire. Non lo dico io, non lo dice AVS: lo ha ricostruito il procuratore della Repubblica di Prato, Luca Tescaroli, sulla base dei filmati acquisiti” aggiunge Laschi, che esprime “piena solidarietà al personale sanitario del pronto soccorso, che si è trovato coinvolto in una situazione di grave pericolo mentre svolgeva il proprio lavoro. Proprio per episodi come questo, da anni chiediamo l’istituzione di un presidio di polizia H24 all’interno dell’ospedale, una misura che riteniamo necessaria per garantire la sicurezza di pazienti e operatori sanitari. Usare questa vicenda per attaccare la nostra posizione sul tema taser, riferita a un corpo di polizia diverso e a un contesto operativo diverso, è un’operazione strumentale e fuorviante. La nostra posizione resta quella di sempre: sicurezza sì, ma con strumenti e regole proporzionate, non con automatismi che aumentano il rischio di un uso sproporzionato della forza — proprio ciò che la stessa Procura sta oggi valutando in questo caso. Invito chi in questi giorni ci ha descritti come “lontani dalla realtà” a confrontarsi con i fatti, non con le suggestioni” conclude Laschi.

Il consigliere comunale Claudio Belgiorno, capogruppo della lista Belgiorno sindaco – Futuro Nazionale, esprime solidarietà all’agente indagato e rilancia lo scudo penale per le forze dell’ordine. “Come gruppo consiliare, siamo e saremo sempre dalla parte delle forze dell’ordine. Desidero esprimere la mia solidarietà agli agenti della polizia penitenziaria ed in particolar modo all’agente indagato. La sicurezza è un tema fondamentale, ancor più in luoghi come il pronto soccorso, e chi deve garantire l’incolumità dei cittadini deve essere messo nelle migliori condizioni di legge per poterlo fare. In quest’ottica, Futuro Nazionale ha già proposto a livello nazionale lo “scudo penale”per gli esponenti delle forze dell’ordine ed una possibilità più ampia dell’utilizzo dell’arma di ordinanza, se e quando la situazione lo rende necessario”.

“Quel che è successo ieri al pronto soccorso è inaccettabile – aggiunge Belgiorno -. Un pensiero, oltre che agli agenti ed agli utenti che si sono trovati loro malgrado a dover assistere ad una scena ignobile, va anche ai medici ed agli infermieri – ha concluso Belgiorno – servono in primis più controlli, anche perchè non è la prima volta che il pronto soccorso diventa teatro di episodi di cronaca. Ed allo scopo, penso che un presidio della polizia locale all’interno della struttura possa essere un’idea valida da prendere in considerazione quanto prima”

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