L’economia pratese è ormai strutturata in “due distretti nel distretto”, con un tessile più orientato alla qualità, ma in fase di ridimensionamento, e un Pronto moda con ampia vitalità, ma elevata fragilità economica. Alla crisi del tessile si è contrapposta l’ascesa del comparto dell’abbigliamento, capace di espandere volumi produttivi ed occupazione anche se in presenza di margini contenuti. È quanto fotografato da una ricerca dell’Irpet, ‘Supporto conoscitivo per procedere alla stesura di uno studio e mappatura del distretto tessile pratese’, che è stata illustrata oggi nella commissione Sviluppo economico e rurale del Consiglio regionale della Toscana, presieduta da Brenda Barnini (Pd).
Il distretto pratese ha perso posizioni a partire dal 2000, ha spiegato il direttore dell’Istituto Nicola Sciclone illustrando la ricerca, per gli effetti della globalizzazione e con un aggravamento con la grande crisi mondiale del 2008, “poi ha recuperato posizioni a partire dal 2010, con una nuova configurazione che ha visto un disaccoppiamento tra valore aggiunto ed esportazioni”. Il Pronto moda, ha aggiunto, “a prevalente conduzione cinese, ha finito per integrarsi nelle catene di fornitura della moda italiana ed europea, lavorando non solo per le produzioni a basso costo o fast fashion, ma anche per le produzioni di alto lusso o grandi firme; e parallelamente le imprese tessili o molte di esse hanno visto ridursi il loro peso. Con una convivenza tra un ‘made in Prato’ di alta qualità (fibre, lane, prodotti pregiati) e un distretto della confezione sempre più orientato a servizio rapido per committenti esterni”.
Anche sotto il profilo occupazionale, “alla crescita intensa degli addetti nelle confezioni (oltre 20mila nel 2022) ha fatto da contraltare il calo drastico degli occupati nei comparti del tessile”. Accanto ai fenomeni dimensionali, “c’è anche una trasformazione del mercato del lavoro: sono cresciuti i settori ad alta tecnologia (e salari), ma ancora di più quelli a basso contenuto di conoscenza (e basso contenuto salariale). Si sono svuotati invece i settori della manifattura tradizionale”. L’ammontare complessivo di valore aggiunto che è creato lungo la filiera della moda regionale e a cui Prato partecipa a diverso titolo è stimato in circa 7 miliardi di euro: “Prato riesce a trattenere poco – ha osservato ancora Sciclone -: per ogni euro di prodotto finale di abbigliamento toscano venduto, il territorio pratese cattura meno di 5 centesimi in termini di valore generato. Il distretto tradizionale risulta remunerato con 2,6 centesimi; il Pronto Moda circa con 2,1”.
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