I cittadini di Poggio a Caiano e Vernio dal 1° febbraio non hanno più il presidio fisso di continuità assistenziale notturna, l’ex guardia medica. Una decisione frutto della riforma della Regione Toscana, motivata dal basso numero di accessi registrati in quelle sedi nella fascia notturna. Nel caso specifico di Poggio a Caiano si parla di una media di 1,4 prestazioni per notte.
L’Asl Toscana Centro fa sapere che si tratta di una riorganizzazione a livello aziendale di tutte le strutture i cui gli accessi sono bassi e che il servizio sarà rimodulato tramite le nuove case di comunità modello Hub, come nel caso di Poggio a Caiano. Resta comunque garantito per tutti i cittadini il servizio telefonico notturno al numero 116117 e quello in presenza fino a mezzanotte con un medico di continuità assistenziale in ogni struttura.
Per gli abitanti di Poggio a Caiano e Carmignano la sede di riferimento notturna sarà momentaneamente quella della Pubblica Assistenza a Casale in attesa della riapertura del presidio in via San Iacopo a Prato, mentre per la Val di Bisenzio il riferimento notturno sarà ora Vaiano.
I sindaci dei comuni medicei Palandri e Prestanti, insieme al comune di Vernio, hanno annunciato l’invio di una lettera all’Asl Toscana Centro e all’assessore regionale alla sanità, chiedendo un incontro per la sospensione della riorganizzazione.
Disappunto da parte della sindaca di Vernio Maria Lucarini che afferma di aver “appreso questa decisione in modo improvviso e senza alcuna preventiva condivisione. Si tratta di una scelta che ci è stata comunicata senza un confronto diretto con le amministrazioni comunali del territorio, modalità che riteniamo inaccettabile sul piano istituzionale. Proprio per questo, tutti i Comuni dell’area pratese, in maniera unitaria, hanno deciso di scrivere all’ASL per chiedere la sospensione della decisione e una revisione, aprendo un necessario momento di raccordo e di confronto. Non è accettabile che provvedimenti di questo rilievo vengano calati dall’alto, senza alcun coinvolgimento degli enti locali. Serve un confronto serio e costruttivo, nell’interesse dei cittadini e del territorio.
Va inoltre precisato che la disposizione, per quanto ci riguarda, interessa esclusivamente le ore notturne, nel cosiddetto “piano della notte”, ovvero dalla mezzanotte alle otto del mattino, una fascia oraria nella quale, peraltro, si registrano interventi e chiamate non frequenti. Evidentemente c’è spazio per ponderare e condividere una strategia migliore.
Resta comunque il punto politico e istituzionale: non è il merito soltanto a preoccuparci, ma il metodo. Apprendere una decisione di questo tipo in maniera indiretta non è rispettoso del ruolo dei Comuni e del rapporto di collaborazione che deve esserci tra istituzioni” conclude Lucarini.



