Ancora un incontro interlocutorio nel tavolo aperto in Provincia sul futuro dei 18 lavoratori della stireria Alba, da mesi senza lavoro e senza stipendio dopo la chiusura dell’azienda di Montemurlo che aveva importanti commesse da brand della moda. Dopo la dura battaglia del Sud Cobas, che nei mesi scorsi si è opposta all’ipotesi del chiudi e riapri e ha manifestato anche davanti alle boutique di committenti, si è aperto in Provincia un tavolo di filiera che sta lavorando ad una possibile soluzione innovativa. La trattativa in atto coinvolge un’azienda, il cui nome non è stato reso noto, che potrebbe essere disposta ad investire e ad assumere i lavoratori ex Alba, nell’ambito di un accordo con 7 committenti (Artcraft, Nello Gori, lanificio Roma, Artic Fashion, Tessilform Patrizia Pepe, Dixie e Giupel). Un accordo che garantisca continuità di forniture.
«E’ giunto il momento di lanciare il cuore oltre l’ostacolo e di dare soluzione e concretezza alla Vertenza dell’Alba». E’ l’appello accorato del presidente della Provincia di Prato, Simone Calamai, che stamattina ha presieduto un nuovo incontro del Tavolo istituzionale.«Lo dobbiamo ai lavoratori, da settembre scorso senza stipendio. Lo dobbiamo ai committenti, che hanno creduto in questo Tavolo fin dall’inizio e da mesi si stanno adoperando per arrivare ad una positiva risoluzione della vertenza. Lo dobbiamo al nostro distretto tessile che merita rispetto ed una nuova immagine. Prato non è solo illegalità e sfruttamento. Le aziende che a tutt’oggi siedono a questo Tavolo sono l’immagine di un territorio che non fa business sulla pelle dei lavoratori ma che rispetta i diritti, le persone, la qualità del lavoro, dell’ambiente e dei prodotti».
Calamai: “Azienda interessata è affidabile, etica e trasparente”
La soluzione, secondo Calamai è davvero sempre più vicina: l’ingresso di un nuovo player, pronto a rilevare la produzione ex Alba (confezionamento, stiratura, logistica) ridisegna gli scenari e accelera verso una risoluzione definitiva. «Ora ci auguriamo che anche la Regione Toscana, attraverso l’unità di crisi, possa fornire il sostegno necessario, affinché l’azienda interessata, possa contare su ulteriori garanzie e risorse, per dare concretezza all’investimento nel distretto tessile pratese – continua Calamai- “La prossima settimana incontrerò Valerio Fabiani, consigliere del presidente Giani per le crisi aziendali, insieme all’amministratore della società interessata a rilevare le commesse e a reintegrare i lavoratori. Sarà fondamentale supportare l’impresa nella fase iniziale dell’investimento, così da integrare i volumi già acquisiti con nuovi ordinativi e garantire la piena continuità produttiva e il ricollocamento del personale. L’azienda interessata è da tutti riconosciuta come modello di impresa affidabile, etica e trasparente. Un’opportunità che non possiamo perdere. Contiamo davvero sul sostegno della Regione. Dobbiamo far accendere questa scintilla positiva per tutto il distretto e la filiera tessile. Se riusciremo ad ottenere il risultato, potremmo diventare un esempio virtuoso da seguire, dimostrando che la legalità è sempre la strada migliore».
Il presidente della Provincia, Simone Calamai, ha dati atto al ruolo del sindacato Sudd Cobas: «L’approccio di questi mesi, improntato all’apertura e al confronto, è stato determinante per conciliare le istanze aziendali con la salvaguardia dei lavoratori, andando oltre la difesa dei diritti». Ora l’auspicio è che l’azienda interessata possa trovare le garanzie per concretizzare l’investimento nel distretto pratese.
Il Tavolo istituzionale ha visto la presenza del Lanificio Roma, Lanificio Nello Gori, Artcrafts International spa, Tessilform- Patrizia Pepe, Artic Fashion; Dixie e Giupel, hanno aderito ma non erano presenti stamattina al Tavolo.
Toscano (Sudd Cobas): “Il tempo pesa sui lavoratori, occorrono risposte in tempi rapidi”
“Arriviamo a questo tavolo dopo 40 giorni di attesa. Un’attesa amara, gelida fredda, che non si può più ripetere – ha detto al termine dell’incontro Luca Toscano, leader del Sudd Cobas -. Per questo abbiamo chiesto la riconvocazione in tempi brevi di questo tavolo. Si sciolgano le riserve e se la soluzione indivuduata non sarà quella corretta, ne andranno individuate di altre. Non si può giocare sul tempo, perché il tempo pesa diversamente per chi siede a questo tavolo: c’è chi ogni giorno, ogni settimana ed ogni mese lo passa senza stipendio, al freddo davanti ai cancelli, senza lavoro, con problemi anche a rinnovare i permessi di soggiorno, e chi evidentemente vive un’altra situazione. Per questo ci aspettavamo e speravamo oggi in un vero passo avanti e non in un rinvio, ma abbiamo pazienza e determinazione per continuare questa battaglia. La continueremo perchè crediamo che qui si giochi la possibilità di un precedente che non dia solo una soluzione ai lavoratori dell’Alba ma che dica che lo sfruttamento nella filiera della moda, attraverso la responsabilizzazione e l’intervento attivo dei committenti, può avere una fine e una soluzione anche per le centinaia di casi che tutti i giorni siamo abituati a vedere emergere”. Se il soggetto individuato nell’operazione dovesse tirarsi indietro, secondo il Sudd Cobas, si dovrebbero percorrere altre strade: “Se questo soggetto dovesse sciogliere le riserve in maniera negativa per noi è chiaro che si volta pagina e si chiede ai committtenti di farsi carico direttamente di un accorciamento della filiera. Se una soluzione non si concretizza, se ne cerca un’altra: è inammissibile l’idea che si possa mettere il punto fine e dire ‘non si è potuto fare niente’, di fronte allo sfruttamento delle persone. È per noi una conclusione che non accetteremo mai”.



