Tortura, minacce e ripetuti episodi violenza sessuale, anche di gruppo, in carcere. È il quadro drammatico che emerge dalle inchieste della Procura di Prato sul penitenziario della Dogaia, all’esito delle quali il giudice per l’udienza preliminare ha disposto il rinvio a giudizio di 4 persone, nell’ambito di tre distinti procedimenti penali. Il prossimo 13 luglio inizierà il processo nei confronti di un 39enne marocchino accusato di aver preso di mira il compagno di cella, un 47enne italiano, che veniva svegliato di notte col pretesto che stesse russando, e fatto bersaglio di minacce, percosse sistematiche e inaudite violenze. Alle vessazioni consistite nel dare fuoco alle foto dei familiari e nel rovesciargli addosso il bidone della spazzatura, si sono aggiunte le violenze sessuali. La vittima è stata obbligata a più riprese ad infilarsi il bastone della scopa nell’ano, e a subire, oltre ai rapporti orali, anche l’umiliazione dell’orina addosso. Oltre al trauma psichico, il 47enne ha riportato ferite fisiche, con prognosi di 10 giorni.
Dopo la chiusura delle indagini, è iniziato il processo a carico di altri due detenuti italiani di 37 e 48 anni, originari di Salerno e Marcianise, accusati di aver torturato un detenuto omosessuale, con problemi di tossicodipendenza, alla prima esperienza carceraria. I due imputati, nel gennaio 2020, avrebbero prima picchiato, offeso e minacciato di morte il compagno di cella, colpendolo anche con una mensola di legno in testa, pugni e ginocchiate alle costole, per poi costringerlo ad un rapporto sessuale orale. Successivamente, dopo essersi sincerati che gli agenti della polizia penitenziaria non si avvicinassero, le violenze sono proseguite con rapporti anali ripetuti a turno. Violenze ripetute anche nei giorni a seguire, dopo le percosse con mazze di legno e con una pentola rovente in testa. La prossima udienza, dopo l’effettuazione di incidente probatorio, si terrà il 10 luglio prossimo.
La terza vicenda riguarda una violenza sessuale commessa a più riprese, nel settembre 2023, da parte di un detenuto brasiliano di 33 anni, in danno del compagno di cella, un coetaneo di nazionalità pakistana. Secondo la ricostruzione della Procura, condivisa dal gup, in 2 occasioni l’autore avrebbe svegliato la vittima con un calcio in faccia, per poi afferargli il collo, minacciarlo di tagliargli la gola con un rasoio e costringerlo a subire rapporti sessuali orali e anali. In questo caso il processo inizierà il 23 ottobre 2026.
Il procuratore Luca Tescaroli sottolinea che in tutti e tre i casi si è rivelata fondamentale la denuncia delle persone offese e ribadisce che i comportamenti portati alla luce dalle inchieste “rendono insicura, degradante e non dignitosa la vita da parte dei detenuti, già privati del bene supremo della libertà in quanto ristretti in carcere per delitti commessi”.





