Il “Cardato rciclato pratese”, vicino al riconoscimento dell’Indicazione geografica protetta (IGP), si presenta a Bruxelles, nell’ambito della Settimana europea delle Regioni e delle Città. Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, insieme all’assessora ai rapporti con la delegazione toscana all UE Cristina Manetti e l’assessore alle attività produttive Leonardo Marras, ha partecipato oggi all’incontro dedicato alla valorizzazione di una delle eccellenze storiche del distretto tessile pratese, simbolo di economia circolare, sostenibilità e innovazione.
All’iniziativa, ospitata nella sede della Regione Toscana a Bruxelles, sono intervenuti il sindaco di Prato Matteo Biffoni, l’onorevole Dario Nardella, il presidente della Provincia di Prato Simone Calamai, rappresentanti delle istituzioni europee, delle associazioni di categoria, della Camera di commercio e delle imprese della filiera. Presenti anche gli assessori regionali al lavoro, Alberto Lenzi, e all’ambiente, Davide Barontini.
“Il riconoscimento IGP per il Cardato riciclato pratese è un obiettivo fondamentale che stiamo perseguendo con determinazione – ha dichiarato il presidente Eugenio Giani –. Siamo a Bruxelles per rafforzare questo percorso, sostenuto formalmente dalla Regione Toscana, grazie alla nuova normativa europea che estende le indicazioni geografiche anche ai prodotti artigianali e industriali. Il cardato racchiude tutto il genio pratese: la capacità di trasformare stracci e cenci in tessuti di qualità, competitivi sui mercati internazionali, facendo del recupero delle fibre un modello di economia circolare. È un patrimonio produttivo e di identità che merita di essere tutelato”.
“Il lavoro di squadra tra Regione, istituzioni locali, associazioni industriali, Camera di commercio e imprese – ha aggiunto Giani – può portare presto al riconoscimento europeo di un prodotto che rappresenta la storia e il futuro di Prato, una delle principali realtà manifatturiere della Toscana”.
“Il Cardato riciclato è la storia di Prato – ha sottolineato l’assessora Cristina Manetti –. Oggi parliamo di economia circolare come di un concetto moderno, legato alla transizione ecologica e alla sostenibilità ambientale, ma a Prato questa storia è cominciata oltre cento anni fa. Quando in Europa si parla di circular economy, dobbiamo ricordare che i cenciaioli pratesi già allora sapevano trovare valore dove altri vedevano soltanto un rifiuto. Questa è la forza di Prato, una città che ha saputo anticipare i tempi trasformando gli stracci in nuovi tessuti, dando vita a un circolo virtuoso che continua ancora oggi”.
“Il percorso verso il riconoscimento IGP, sostenuto dalla Regione Toscana anche a livello europeo – ha aggiunto Manetti – rappresenta una conquista importante, che potrebbe fare del Cardato Riciclato Pratese uno dei primi prodotti tessili a ottenere questa certificazione. Un riconoscimento che non tutela soltanto una produzione di qualità, ma certifica una storia, un’identità e una straordinaria capacità di innovazione che appartengono a tutto il territorio”.
“Il Cardato riciclato pratese è il secondo prodotto toscano che arriva alla soglia del riconoscimento IGP per le produzioni artigianali e industriali – ha spiegato l’assessore Leonardo Marras –. Abbiamo creduto fin dall’inizio in questa opportunità europea e censito ben 56 produzioni tradizionali legate ai territori. Dopo lo Stile orafo fiorentino e il Cardato pratese, potranno seguire i coltelli di Scarperia, la pietra serena di Firenzuola, la ceramica di Montelupo, l’alabastro di Volterra e molte altre eccellenze. L’obiettivo – ha aggiunto Marras – è proteggere il valore delle nostre lavorazioni, rafforzare la competitività delle imprese e la loro capacità di generare reddito, valorizzando sui mercati internazionali non soltanto la qualità dei prodotti, ma anche il legame con i territori e con il nome della Toscana, riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo”.
“L’IGP per il Cardato riciclato pratese non è solo un marchio di qualità, ma il riconoscimento formale dell’identità e della storia centenaria di Prato – ha sottolineato il sindaco Matteo Biffoni –. La nostra è una città che ha costruito la propria vocazione manifatturiera sul lavoro, sul saper fare e sull’abilità unica di dare nuova vita ai materiali tessili. Ottenere questa tutela europea significa valorizzare un know-how unico al mondo, proteggere le nostre imprese dalla concorrenza sleale e dare il giusto rilievo internazionale a un patrimonio culturale ed economico che appartiene a tutta la comunità pratese”.
“Essere qui è motivo di orgoglio – spiega Leonardo Raffaelli, responsabile relazioni esterne di Cardato riciclato pratese -. Abbiamo l’onore e la responsabilità di rappresentare una filiera con oltre 5mila addetti. Il percorso verso il riconoscimento del marchio Igp rappresenta una promessa per mantenere quell’intelligenza artigianale e per proteggere una storia di valore che ha radici antiche. Noi vogliamo farla conoscere a tutti i livelli, soprattutto ai brand mondiali, anche grazie al fondamente supporto delle istituzioni”.
Il percorso verso l’IGP coinvolge oltre cento imprese del distretto pratese, dalla raccolta e selezione degli scarti tessili fino alla realizzazione del prodotto finito. La candidatura, presentata lo scorso agosto dall’Associazione del Cardato riciclato pratese al Ministero delle imprese e del Made in Italy, ha già ottenuto il parere favorevole della Giunta regionale il 21 settembre. Il prossimo passaggio sarà il completamento della procedura nazionale, prima dell’esame da parte dell’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO). Il disciplinare prevede, tra l’altro, l’impiego di almeno il 70% di fibre riciclate.
Un riconoscimento che consentirebbe di tutelare qualità, tracciabilità e identità territoriale del Cardato riciclato pratese, rafforzando il posizionamento internazionale di una filiera che da generazioni coniuga tradizione manifatturiera e capacità di innovazione.
“La Provincia e la città di Prato fanno squadra- ha concluso Simone Calamai- per sostenere il riconoscimento IGP del Cardato riciclato e valorizzare il futuro del proprio distretto tessile, fondato su tradizione, competenze e innovazione. Chiediamo all’Europa di riconoscere e sostenere questo modello di economia circolare, semplificando le regole, considerando i materiali tessili da riciclare come risorse e promuovendo tracciabilità e riciclo effettivo, anche contrastando il fast fashion. Facciamo appello alle istituzioni europee perché aiutino il distretto a competere e a costruire un futuro sostenibile”.







