Un giro di fatture false e riciclaggio da 30 milioni di euro in sei mesi ed una truffa da quasi 2 milioni di euro ai danni dell’Opera di Santa Maria del Fiore, la Onlus che gestisce la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, il campanile di Giotto e il Battistero di San Giovanni a Firenze. E’ quanto emerso dall’inchiesta della procura di Brescia, che ha fatto luce su un sistema creditizio parallelo ed abusivo, realizzato da esponenti della comunità cinese in Italia.
Nove le persone fermate in questa mattina dalla polizia a Prato, Milano, Brescia, Bergamo, Lodi, Rieti e Vicenza. L’indagine della Procura di Brescia ipotizza un vasto giro di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio e autoriciclaggio. Sono stati sequestrati oltre 500mila euro in contanti, che si aggiungono ai 200mila euro sequestrati lo scorso settembre a una coppia di cinesi. 21 le perquisizioni in corso anche nei confronti di altri indagati e di numerose società con sede a Brescia, Milano e Bergamo ritenute coinvolte nel circuito delle false fatturazioni e del riciclaggio. Un decimo soggetto destinatario del provvedimento risulta irreperibile.
L’indagine della Procura di Brescia ha preso il via lo scorso marzo da una denuncia. Nell’ambito di una commessa assegnata ad un’impresa privata per i lavori di restauro e conservazione del Complesso Eugeniano di Firenze, la onlus era stata indotta ad effettuare i bonifici di pagamento dei lavori, pari a 1.785.000 euro, a favore di un conto corrente fittiziamente intestato.
“Nel caso della Onlus di Firenze, chi ha versato il denaro era convinto di pagare il fornitore dell’opera di restauro ma in realtà stava accreditando il denaro su un Iban che fa capo all’organizzazione criminale. In questo caso l’Iban era appoggiato su una banca di Lumezzane in provincia di Brescia” ha ricostruito il procuratore capo di Brescia Francesco Prete.
“Queste persone poi sono state monitorate e durante le indagini, quindi durante le intercettazioni, è venuto fuori il classico, purtroppo classico, sistema delle fatture false e del riciclaggio ad opera dei cinesi. Se vogliamo la truffa all’Onlus di Santa Maria del Fiore è soltanto l’incipit da cui poi si è sviluppata l’intera indagine” le parole di Prete. “Esponenti della comunità cinese stanno realizzando in Italia un sistema creditizio parallelo ed abusivo, ed è un dato confermato oramai da diverse indagini condotte da questa Procura della Repubblica”, ha aggiunto.
La base del gruppo coinvolto nella truffa – secondo gli inquirenti – era in un appartamento di Milano intestato a una donna cinese e ritenuto da chi indaga “un vero e proprio centro di stoccaggio del denaro contante”. Il ruolo centrale sarebbe quello di due fratelli italiani, residenti tra la provincia di Brescia e di Bergamo, intermediari capaci sia di individuare i clienti, sia di fornire proprie società cartiere intestate fittiziamente sia, da ultimo, di mettere in contatto gli imprenditori fruitori del servizio di fatture false con alcuni cittadini cinesi che vivono a Prato, Milano e Vicenza e che restituivano soldi in contanti.
Secondo le indagini della Procura di Brescia, il gruppo accusato di riciclaggio, auto riciclaggio e fatture false avrebbe utilizzato uno schema ormai collaudato e avrebbe “operato per fornire la possibilità ad imprenditori italiani e albanesi compiacenti di ottenere la restituzione di importanti somme di denaro contante a fronte dell’emissione di fatture per operazioni inesistenti prodotte da società cartiere”. Il denaro in contante veniva fornito principalmente da cittadini cinesi residenti a Milano, Vicenza e Prato. Sulla restituzione del denaro agli imprenditori che emettevano fatture false, c’era una quota tra il 2 il 7% a favore degli stessi cinesi che fornivano il contante e dei due intermediari italiani.
Gli investigatori hanno scoperto e scandagliato conti correnti in Italia e all’estero tra Cina, Lussemburgo, Polonia, Germania, Spagna, Lituania, Nigeria e Croazia.
L’Opera di Santa Maria del Fiore in una nota “ringrazia la procura di Brescia per l’importante lavoro svolto in merito a un’indagine che ci vede parte lesa, insieme ad alcuni fornitori, per un importo complessivamente pari a circa 1,4 milioni” e sottolinea che “le indagini sono partite grazie alla denuncia fatta dall’Opera nel 2024, nell’immediatezza della truffa informatica subita”.



