C’è un certo tipo di emozione che non invecchia. È quella che provi quando, cambiando canale nel tardo pomeriggio, senti quella sigla — e all’improvviso hai di nuovo dieci anni, sei sul divano di casa, e il mondo fuori dalla finestra smette di esistere. Tv Prato lo sa bene, e da qualche settimana ci offre esattamente questo: il comandante John Koenig, gli abitanti di Base Alfa, la Luna che sfreccia lontano dalla Terra. Spazio 1999, ogni sera alle 19, sul Canale 75.
Per chi è cresciuto in Italia tra la seconda metà degli anni Settanta e i primissimi Ottanta, questa serie televisiva britannica non era semplice intrattenimento. Era una finestra sull’ignoto, un rito collettivo, una delle prime grandi narrazioni televisive di fantascienza che arrivassero sugli schermi di casa. Prima dello strapotere di Star Wars al cinema e di tutto ciò che sarebbe venuto dopo, Spazio 1999 ci insegnava che lo spazio era buio, misterioso, spesso ostile. E per questo irresistibile.
«Un incidente nucleare strappa la Luna dall’orbita terrestre e la lancia nel cosmo. Con essa, i 311 abitanti di Base Alfa — l’umanità in miniatura, senza rotta né destinazione.»
Di cosa parla, per chi non c’era
La premessa è tanto semplice quanto vertiginosa: il 13 settembre 1999, le scorie nucleari accumulate sul lato oscuro della Luna esplodono in una reazione a catena. L’esplosione è talmente violenta da strappare il satellite naturale della Terra dalla sua orbita, trasformandolo in un’astronave involontaria. I 311 abitanti di Base Alfa — la stazione di ricerca lunare — si ritrovano così catapultati nello spazio profondo, senza rotta, senza destinazione, senza possibilità di tornare a casa.
Al comando c’è il colonnello John Koenig, interpretato da Martin Landau. Al suo fianco, la dottoressa Helena Russell (Barbara Bain), la scienziata Maya (Catherine Schell, nella seconda stagione), capace di tramutarsi in qualsiasi essere vivente. Ogni episodio è un incontro con l’ignoto: civiltà aliene, paradossi temporali, forze cosmiche incomprensibili. Il tono è spesso cupo, filosofico, adulto, ben diverso dalla fantascienza solare e avventurosa che ci si poteva aspettare.
La serie, prodotta da Gerry e Sylvia Anderson per l’ITC britannica, debuttò nel 1975 e si divise in due stagioni abbastanza diverse tra loro. La prima, più austera e riflessiva, con la regia in molti episodi del grande Piero Ponti; la seconda, più spettacolare e movimentata, con l’introduzione del personaggio di Maya. In Italia andò in onda con qualche anno di sfasamento rispetto al Regno Unito, ma il successo fu enorme e duraturo.
Il 1999 è superato? Solo sulla carta
C’è chi potrebbe obiettare: il 1999 è passato da un pezzo. La Luna non è andata da nessuna parte. Le basi spaziali lunari che ci avevano promesso non esistono ancora. E i computer di Base Alfa, quegli enormi mainframe con le lucine lampeggianti, fanno tenerezza accanto agli smartphone che portiamo in tasca. Ma accusare Spazio 1999 di essere datato è come rimproverare a Moby Dick di non avere i sottomarini.
Quello che la serie ha da dire — sull’isolamento, sulla sopravvivenza, sull’incontro con l’altro, sulla fragilità dell’umanità davanti all’immensità del cosmo — non è invecchiato di un giorno. La sceneggiatura era adulta, i temi erano esistenziali, l’atmosfera era quella di una piccola comunità che cerca un senso mentre deriva nell’universo. Non così diverso, in fondo, da come ci sentiamo spesso noi.
Un antidoto al presente, canale 75
Tv Prato trasmette Spazio 1999 ogni giorno alle 19, sul Canale 75 del digitale terrestre, e in streaming su tvprato.it. L’appuntamento è destinato a proseguire fino a metà luglio, e non è escluso che durante i mesi estivi vengano proposti anche altri orari, forse più comodi per chi le serate le passa fuori casa ma vuole recuperare qualche puntata.
A proposito di estate: fra giugno e luglio si consumerà un mese in cui, se il calendario del calcio non avesse subito certi traumi, ai quali dobbiamo ormai abituarci, staremmo a fare calcoli su gironi e ottavi di finale mondiali. Invece l’Italia ai Mondiali non c’è, non c’era neanche quattro anni fa, e il ritorno di Koenig e compagni diventa così una consolazione doppia. Ci riporta ai tempi in cui l’Italia ai Mondiali non solo andava, ma spesso ci faceva anche bella figura — quando non li vinceva addirittura, come nel glorioso 1982 del gol di Tardelli e del Pablito Rossi capocannoniere. Erano gli stessi anni in cui, la sera, si accendeva la tv e si inseguiva la Luna persa nello spazio.
Forse è proprio questo il dono nascosto di Spazio 1999 trasmesso nell’estate 2026: non è solo nostalgia, è uno specchio. Ci mostra come eravamo — speranzosi, curiosi, capaci di credere che il futuro sarebbe stato straordinario. Magari, guardando Koenig che non si arrende, torna anche voglia di crederci ancora.
Come vederlo
Spazio 1999 va in onda ogni giorno alle ore 19:00 sul Canale 75 di Tv Prato (digitale terrestre). In streaming gratuito su tvprato.it. La programmazione proseguirà fino a metà luglio, con possibili variazioni di orario nel periodo estivo.
Spazio 1999 è una produzione ITC/RAI del 1975–1977, creata da Gerry e Sylvia Anderson. Due stagioni, 48 episodi totali.




