Quante volte abbiamo gioito di fronte alle sue incredibili prodezze. Con lui, Prato ha scoperto il gusto di esaltarsi non soltanto per il calcio. Senza impianti e strutture degne di tale nome, l’unico sport che tirava era il ‘pallone’, che sfiorò la serie B nel 1988 e nel 1989. Proprio in quegli anni, iniziò l’epopea della pallamano, in quel Pattinodromo che divenne teatro di tutte le vittorie di quella società che legò a lungo il suo nome a quello dello sponsor Albini & Pitigliani. Per tutti, era l’AlPi Prato che salì in serie A2 nel 1986, conquistando un posto nella massima categoria l’anno dopo. Arrivarono gli stranieri, a rafforzare il nucleo degli italiani guidato da Massimo Di Vita e fra questi ce ne fu uno su tutti, proveniente dalla neonata repubblica balcanica Bosnia ed Erzegovina. Zaim Kobilica, nato a Zenica il 25 maggio 1965 e scomparso a Lucca il 17 luglio 2015 dopo una brutta malattia, arrivato nell’estate del 1991 su segnalazione dell’allora tecnico della squadra pratese Zdenko Antovic, anche lui bosniaco. Da allora, fece spellare le mani a tanti supporter, accattivandosi le simpatie anche di coloro che per l’AlPi non facevano il tifo tanta era la sua grandezza. Prato non lo ha dimenticato, intitolandogli nel 2017 un palazzetto, quello di Maliseti attualmente teatro delle partite del calcio a 5 e dove l’handball da tempo non ha più casa: resta però la maglia numero 7 di Zaim in una teca a far bella mostra di sé. Pure in Bosnia ed Erzegovina, a una decina di anni dalla sua scomparsa, hanno voluto rendergli omaggio. Per ricostruirne la storia e mantenere vivi i ricordi, è giunta in città una troupe composta da un direttore della fotografia, un regista e un operatore, guidati da Mustafa Dzonlagic, ex console della Bosnia ed Erzegovina in Turchia e grande giocatore di pallamano negli anni 80/90 compagno di nazionale di Zaim. Il documentario sarà completato nei prossimi mesi ed ha visto la partecipazione della moglie Maida (all’epoca giocatrice anche lei di pallamano, a Montecarlo di Lucca), con cui Zaim era sposato dal 1997, ottenendo così la naturalizzazione che gli consentì di giocare anche per la nazionale italiana (187 gol in 34 partite e la partecipazione al mondiale giapponese nel 1997 e all’europeo italiano l’anno dopo). Struggenti i ricordi della sua famiglia, con Maida che ha raccontato del primo incontro avvenuto in occasione di una partita dell’AlPi al Pattindoromo e sottolineato come la figlia Diana, anche lei nazionale di pallamano indoor e beach-handball oltre ad essere mental coach certificata, ricordi molto nelle movenze tecniche e di tiro il padre. Pieni di commozione ma al contempo di ammirazione anche i racconti delle figlie Diana ed Emma (ex giocatrice anche lei e attualmente apprezzata maestra di ballo). Inevitabile l’invito a parlare di Zaim da parte di Massimo Taiti, una vita nell’handball e che all’epoca era dirigente del club, colui che in pratica riuscì a portarlo in Italia: “Mi accorsi subito – ha raccontato ai microfoni della troupe – della grandezza di questo giocatore. Era un momento storico particolare perché la federazione jugoslava si era dissolta e capimmo subito che dovevamo fare in fretta per portarlo a Prato. Ci siamo riusciti e devo dire che fu una mossa meravigliosa. Con lui la pallamano italiana trovò un campione che ci permise di interrompere l’egemonia di vittorie di Trieste e di Bressanone”. Con la guerra alle porte, Zaim lasciò in lacrime il suo paese dopo essere cresciuto nel Čelik, ma voglioso di ritornarci. Indossò nel 1993 la casacca della neonata nazionale ai giochi del Mediterraneo in Francia: fu seguito nell’occasione proprio da Taiti e dall’altro dirigente pratese Beppe Nardini. Intervistato anche il giornalista Stefano Chini che dai microfoni di Radio Antenna Toscana Uno ha raccontato, esaltandoli con la voce, i gesti tecnici di Zaim. Il lavoro della troupe si è concluso al cimitero di Montecarlo dove è sepolto Kobilica. La delegazione bosniaca ha ringraziato tutti coloro che hanno permesso la realizzazione di questo lavoro, che una volta completato sarà presentato anche alla città di Prato, in onore di quello che sicuramente è un simbolo sportivo laniero. Oltre ad alcune foto di questo evento, vogliamo proporvi anche un link tratto dal canale youTube dell’ex AlPi Settimio Massotti, compagno di squadra di Zaim e che si riferisce alla prima vittoria pratese di Kobilica, ovvero la coppa Italia che farà da antipasto al successivo primo scudetto del 1998 conquistato un mese dopo la coccarda tricolore e commentata per Tv Prato dall’indimenticato Riccardo Palandri












