Una “Haka” per il compagno in ospedale: squadra di rugby neozelandese dedica un messaggio di forza e speranza al giovane ricoverato al Santo Stefano

Un gesto di grande umanità e spirito di squadra ha attraversato migliaia di chilometri per raggiungere l’ospedale Santo Stefano di Prato: la Haka (danza tradizionale del popolo Maori), è stata dedicata, grazie alla complicità del personale sanitario, da una squadra di rugby neozelandese al proprio compagno di 15 anni, ricoverato per un problema di salute durante una trasferta in Italia per un gemellaggio sportivo.
Il giovane atleta, per l’andamento del suo quadro clinico è stato accolto inizialmente in pediatria, ma ha poi necessitato di un trattamento intensivo in Rianimazione, dove è rimasto alcuni giorni, per poi concludere la degenza di nuovo nel reparto pediatrico. Grazie alla sinergia e alle cure tempestive ricevute, ha potuto lasciare l’ospedale in breve tempo.

Mentre la squadra proseguiva il viaggio, i compagni hanno voluto comunque far sentire vicinanza e sostegno al ragazzo e dopo aver preso accordi con la coordinatrice infermieristica di Rianimazione, le hanno inviato un video, in cui ballano la Haka tradizionale, per poterglielo mostrare.
L’atleta ha così potuto vedere il video realizzato dalla propria squadra, che lo ha omaggiato con un simbolo di forza, unione e rispetto. Un gesto che ha profondamente commosso il ragazzo e il nonno, che nel frattempo lo ha raggiunto per stargli vicino, e che testimonia l’impegno dell’Asl Toscana centro nel promuovere l’umanizzazione delle cure.

Il giovane e il familiare hanno espresso sincera gratitudine per l’attenzione e l’ascolto, per la qualità delle cure ricevute e per l’accoglienza riservata da medici, infermieri e operatori socio sanitari dei due reparti: “Grazie a tutti i dottori, infermieri, addetti alle pulizie, cuochi e a tutti coloro che si sono presi cura di mio nipote – ha scritto il nonno al personale sanitario – Siete stati fantastici nel farlo. Anche con il mio arrivo e con l’accoglienza che mi avete dato in ogni modo possibile, il compito di assisterlo è stato meno stressante. Ho visto quanto è migliorato dal mio arrivo. È stato un vero miracolo. L’assistenza sanitaria ricevuta è semplicemente la migliore che abbia mai sperimentato”.

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