Quando è scoppiata la guerra in Ucraina, mentre gli aerei volavano sopra la sua testa e sentiva il fragore delle bombe che cadevano vicino, aveva un solo pensiero: tornare a Vaiano. Quattro anni dopo l’imprenditore pratese Mirko Vangi è di nuovo a Cernigov, città a 140 chilometri a nord di Kiev. «A dirlo suona strano, ma qui la gente si è abituata alla guerra», afferma Vangi, 47 anni, arrivato in Ucraina nel 2006 per aprire una azienda tessile, la cui produzione è ferma al 24 febbraio 2022, quando le truppe russe invasero il Paese. L’imprenditore è socio di una immobiliare e i suoi affari continuano nella gestione di immobili ad uso produttivo.
Vangi è sposato con una donna ucraina di nome Julia e ha tre figli, di cui due nati durante questo periodo di guerra. L’ultimo è venuto alla luce un mese fa. Significa che avete speranza nel futuro? «Certamente. Crediamo nel futuro in questo Paese. Quando è scoppiata la guerra mia figlia aveva dieci anni, oggi ne ha quattordici. Quando scatta l’allarme e lei è a scuola prosegue le lezioni nel sottosuolo, anche per cinque o sei ore. Non è certamente una situazione facile, ma la vita va avanti».




