Violenze sessuali, vessazioni fisiche e psicologiche e minacce al compagno di cella. Non c’è pace nel carcere della Dogaia, che continua a far notizia per le condotte violente dei detenuti e anche per nuovi ritrovamenti di cellulari e sostanze stupefacenti all’interno dell’istituto. Questo nonostante i riflettori accesi dalla Procura di Prato, che nei mesi di giugno e novembre dello scorso anno ha condotto due maxi operazioni per cercare di debellare l’illegalità nella casa circondariale pratese.
L’ultimo episodio, di cui dà notizia il procuratore Luca Tescaroli, riguarda un 39enne di nazionalità marocchina detenuto per droga, al quale è stato notificato un avviso di conclusione delle indagini per tortura, violenza sessuale e lesioni personali aggravati. La vittima è un 46enne, italiano, la cui denuncia ha contribuito alle indagini.
Secondo l’inchiesta della Procura, le violenze nei confronti della vittima avrebbero causato “acute sofferenze fisiche e un trauma psichico”, venendo sottoposto, “nel complesso, a un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona”. Tra le vessazioni contestate all’indagato quella di svegliare di notte il compagno di cella con il pretesto che russava obbligandolo a rimanere sveglio, percuoterlo “abitualmente”, rovesciargli sulla testa un bidone della spazzatura, bruciargli le foto dei familiari, offenderlo anche riguardo alla sua virilità, costringerlo a comprargli tabacco e altri prodotti alimentari e non, minacciarlo che se avesse cambiato cella avrebbe trovato il modo di fargli male. Tra le accuse poi quella di “plurime violenze sessuali”, causandogli lesioni guaribili in 10 giorni. “Gli esiti delle investigazioni – sottolinea la Procura nella nota – inducono a ritenere premiante la collaborazione con la giustizia e si invitano, pertanto, i detenuti vittima di soprusi in seno al carcere a collaborare”.
Nel riferire tali ipotesi di reato, la Procura afferma che quanto scoperto è “ulteriore riprova della diffusa illegalità pulviscolare emersa” nel carcere pratese, dove tra l’altro proprio ieri, all’interno del muro perimetrale, è stato scoperto un altro pacco contenente un microcellulare, e sostanza stupefacente tipo hashish e cocaina. Il procuratore Tescaroli evidenzia la necessità di munire il carcere della Dogaia di telecamere e di reti anti lancio per neutralizzare l’impiego dei droni, utilizzati per inviare pacchi contenenti telefoni e droga all’interno. Occorre inoltre, secondo la Procura, oltre a sistemi antidrone, del personale adeguato a garantire un compiuto servizio di vigilanza armata, anche per un monitoraggio più penetrante di quanto accade nelle camere di detenzione, specie di notte.



