Lavoro nero e sfruttamento, sindacati e categorie economiche denunciano: “In un anno non è cambiato quasi niente”

Era marzo del 2017 quando Confindustria Toscana Nord, Cna Toscana Centro, Confartigianato Imprese Prato e i sindacati Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil firmarono il protocollo per il lavoro dignitoso e per il ripristino della legalità. A un anno esatto di distanza niente, o quasi, è cambiato.

“La situazione non è certo migliorata anzi, lo sfruttamento lavorativo si è consolidato e l’illegalità resta diffusa. Quello che è successo è che quest’anno sono morte altre due persone alla Tignamica, a dicembre saranno passati 5 anni dal rogo della Teresa Moda. Quello che non deve succedere è arrivarci senza risultati”, ha detto Massimiliano Brezzo in rappresentanza dei sindacati. Nessun controllo notturno o nei giorni festivi è stato fatto, nessuna verifica richiesta su determinate stamperie e tintorie per verificare le condizioni di lavoro e le corrispettive retribuzioni è stata effettuata.

E così artigiani, industriali e sindacalisti sono tornati ad alzare la voce e a chiedere controlli da parte di Ispettorato, Inps e Inail, ossia quei soggetti che avrebbero dovuto dare gambe al protocollo, il primo del genere siglato da categorie economiche e sindacati: “Chiediamo che sia verificato lo sfruttamento che colpisce migliaia di lavoratori – ha aggiunto Brezzo – e che venga applicato l’articolo 603 bis del Codice penale che prevede il carcere per chi fa lavorare in quelle condizioni. Le leggi ci sono, vanno applicate e serve una volontà politica locale e nazionale che spinga a farlo. Non stiamo parlando delle migliaia di controlli disposti dalla Regione nell’ambito del Patto per il Lavoro sicuro, quello che a noi interessa è andare a intercettare i fenomeni di sfruttamento dei lavoratori e la sistematica evasione fiscale e contributiva in particolare all’interno della filiera del tessile e abbigliamento”.

Sono una trentina, almeno per ora, le aziende individuate dai firmatari del protocollo come quelle dove concentrare inizialmente i controlli, e dove si chiede di verificare lo sfruttamento che colpisce i lavoratori e successivamente di applicare l’articolo 603 bis del codice penale, che punisce lo sfruttamento del lavoro e l’intermediazione illecita. “La normativa c’è, ma non viene applicata – ha proseguito Brezzo – altrimenti sarebbero spariti anche i prestanome visto che il rischio è quello del carcere, oltre che di una sanzione”.

Da qui l’ennesima richiesta alla Prefettura e alla politica di attivare i controlli nelle tintorie e nelle stamperie secondo le modalità individuate da sindacati e imprenditori: “Non abbiamo alcuna intenzione di presentare esposti specifici e indicare nome e collocazione delle aziende interessate. Non è nostro compito”, ha chiosato Luca Giusti, presidente della Camera di Commercio di Prato, che ha ospitato oggi il convegno “Lavoro dignitoso e legalità, come fattori di competitività di un territorio”.

“Due sono i punti nodali – ha aggiunto Moreno Vignolini di Confartigianato Imprese Prato – intanto va sottolineata l’importanza che nel contratto nazionale di lavoro del settore moda dell’artigianato sia stato sottolineato il concetto di responsabilità solidale. Si tratta di un innalzamento del livello qualitativo del contratto che oltre agli aspetti tecnici entra adesso anche nell’ambito della legalità. L’altro tema lo riassumo in uno slogan: non nascondiamoci dietro un Durc, perché lo stesso Durc diventa un palliativo se non viene accompagnato da controlli e sanzioni adeguate, oltre alla responsabilità che committente e terzista devono avere affrontando il lavoro”.

“Una problematica che investe tutto il distretto e mette in seria difficoltà soprattutto i contoterzisti che subiscono la concorrenza sleale di aziende irregolari sotto molti fronti: ambiente, fisco, gestione del personale dipendente – ha spiegato Francesco Viti, portavoce di Federmoda CNA Toscana Centro -. Questo fenomeno, con il tempo, ha provocato danni tali da costringere addirittura alla chiusura molte imprese legali. Per chi sostiene tutti i costi previsti dalla legge, è impossibile competere ad armi pari con le imprese irregolari che dribblano qualsiasi regola.  Ecco perché, in questo anno di attività, ci siamo incontrati più volte con le istituzioni creando un tavolo di lavoro, coordinato dal Prefetto, che inizia a mettere in campo strumenti e nuove forme di collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti in questo processo”.

Dal canto suo Andrea Tempestini, vicepresidente di Confindustria Toscana Nord, precisa che: “Le associazioni di categoria e i sindacati sono soggetti privati che non hanno alcuna possibilità di intervenire in prima persona: noi possiamo evidenziare i problemi e fornire la nostra collaborazione aiutando a leggerli nelle loro connotazioni più legate all’organizzazione e alle tecniche in uso nel sistema produttivo pratese: niente di più di questo. Ora dobbiamo lasciar lavorare le istituzioni che, dandosi a loro volta reciproca collaborazione, sono chiamate a farsi carico del problema”.

1 Commento

  1. Lavoro nero a Prato.. siccome esiste una task force con 80 ispettori asl che controlla le aziende ed ha già fatto 8000 controlli sulla sicurezza dei luoghi di lavoro..bisognerebbe fare un accordo regione Toscana inps/inail perla questione controlli dei contratti di lavoro in essere ed un secondo accordo regione Toscana / agenzia delle entrate per il controllo contabile delle ditte di cui sopra .. visto che un controllo su tassa rifiuti/ imu viene già fatto

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