A cinque anni dal rogo della Teresa moda la Regione pensa ad una legge per il lavoro sicuro

Un incontro in Comune tra istituzioni, forze dell’ordine, sindacati e categorie economiche per ricordare la tragedia della Teresa moda – nel cui rogo il 1 dicembre 2013 morirono sette operai cinesi – e fare il punto su quello che è stato fatto e si farà sul fronte dei controlli e della prevenzione. E’ quello organizzato questa mattina in salone consiliare. Il piano lavoro sicuro, partito nel 2014, ha permesso al 31 ottobre 2018 di effettuare oltre 12mila controlli nelle aziende nell’area vasta, di questi più di 6700 effettuati a Prato. Dall’inizio del progetto sono 14 milioni e 371mila gli euro incassati dalle sanzioni. Dalla prima alla seconda fase del progetto si è assistito ad un calo generale delle irregolarità riscontrate dalle carenze igieniche agli impianti elettrici non a norma, fino ai dormitori abusivi e le notizie di reato sono passate dal 69% al 44%. Risultati confortanti che hanno spinto la Regione a confermare il piano dei controlli fino al 31 dicembre 2020.
Il presidente della Regione Enrico Rossi, nel chiedere allo Stato un maggior presidio del territorio ha espresso la volontà di normare i controlli con una legge regionale, esprimendo la volontà di estenderli anche al contrasto dell’evasione e dello sfruttamento: “Una legge ci sarà – ha detto Rossi – e naturalmente non sarà legata solo a Prato ma avrà un respiro più generale: una legge per contrastare condizioni di lavoro disumano, sostenere l’occupazione regolare e combattere l’evasione fiscale”. “Su questi ed altri temi – spiega – avevamo chiesto al Governo un po’ di autonomia regionale. Abbiamo finora aspettato per questo e speriamo che ci venga presto data. Aiuterebbe. In ogni caso siamo intenzionati ad andare avanti ugualmente”.
Il vice sindaco del Comune di Prato Simone Faggi ha aggiunto che l’amministrazione ha affiancato dei propri controlli a quelli svolti dalla Regione per cercare di scoprire sacche di evasione dei tributi locali. Ispezioni che in tre anni hanno permesso di recuperare 2 milioni di euro di tributi evasi.
Nel suo intervento il Procuratore di Prato Giuseppe Nicolosi ha ammesso che sul fronte della sicurezza del lavoro si sono fatti passi avanti, ma l’alta evasione, lo sfruttamento e la mancanza di collaborazione da parte dei lavoratori sfruttati restano problemi irrisolti.

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