Nella villa liberty spuntano i segreti dell’azienda Borsini: il curioso racconto dell’inatteso ritrovamento nella rivista “Prato Storia e Arte” FOTO

Nel corso dei lavori di sistemazione che stanno interessando l’imponente villa liberty che si trova al numero 120 di via Ferrucci è venuto alla luce un tesoro davvero inatteso. Una sorpresa per gli stessi proprietari dell’immobile. Si tratta di circa 200 volumi che costituiscono quello che resta dell’archivio dei libri contabili della Fabbrica Borsini, stearineria e saponeria – che sorgeva proprio a ridosso della villa – attiva a Prato dalla metà dell’Ottocento e fino agli anni Cinquanta del secolo scorso. Il curioso racconto del ritrovamento è stato illustrato da Lorenzo Del Panta, già docente di Demografia a Bologna e discendente dei Borsini da parte di madre, insieme a Giampiero Nigro, nel corso della presentazione dell’ultimo numero di Prato Storia e Arte, la rivista della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, che si è svolta martedì sera all’Oratorio della Compagnia di San Sebastiano in piazza San Domenico. Con il presidente della Fondazione, Franco Bini, anche un numeroso pubblico che, grazie all’esecuzione del maestro Gabriele Giacomelli, ha potuto ascoltare anche la voce del restaurato organo ottocentesco dell’Oratorio.

E Prato Storia e Arte, come ha sottolineato il suo direttore Giampiero Nigro – anche attraverso storie come quella della Fabbrica Borsini – continua a essere impegnata “per far comprendere l’anima di questa città”.  “Oggi c’è bisogno di rafforzare l’idea che noi abbiamo della nostra storia e della nostra identità culturale – afferma Nigro – In un mondo in cui i processi di immigrazione e la multietnicità sono diffusi dobbiamo essere aperti, responsabili nei confronti degli altri che arrivano e al tempo stesso avere anche consapevolezza di noi stessi”.

Ma torniamo ai segreti dell’Archivio della Fabbrica Borsini che la famiglia ha di recente consegnato all’Istituto internazionale di Storia economica Datini. Nella seconda metà dell’Ottocento – racconta Lorenzo Del Panta – l’azienda, grazie alla grande capacità manageriale di Pietro Borsini, diventerà una delle più importanti in Italia nel settore della produzione di candele, saponi, stearina, oleina e glicerina. I libri di contabilità dell’azienda (Giornali del dare e avere, Mastri Debitori e creditori, Uscita ed entrata merci), che coprono un lungo arco temporale che va dal 1898 al 1942, raccontano di un’impresa con attività commerciale in tutta Italia (17 regioni e 65 province) che gestisce una rete capillare di vendita e che raggiunge anche l’estero. Ben presto la vendita di stearina, glicerina e oleina diventa prevalente rispetto a quella delle candele e dei saponi. La glicerina viene inviata ad alcune tra le più importanti industrie chimiche italiane, mentre importanti quantitativi di oleina vengono richiesti da aziende tessili in grande espansione come la Kossler Mayer & Klinger (Fabbricone), la Brunetto Calamai e la Alceste Cangioli, tanto per citarne alcune. La Borsini accompagna la grande evoluzione del distretto tessile fino alla metà degli anni Cinquanta quando Mario Borsini fa una scelta di campo e avvia l’attività laniera. Di questi giorni la notizia del ritrovamento dell’archivio.


Il numero 123 di Prato storia e arte contiene contributi di Elisabetta Guerrieri, Daniela Degl’Innocenti, Claudio Cerretelli, Niccolò Lucarelli, Gabriele Giacomelli, Lorenzo del Panta, Annalisa Marchi, Alessandro Affortunati e Patricia Kinsella. Suggestivi gli argomenti trattati: dal carteggio tra Giovanni Gherardi e Francesco di Marco Datini che restituisce un vivace spaccato della vita di fine Trecento tra Firenze Prato  alle singolari note sui colori dei pannilani  contenute in alcune lettere del Fondo Datini; dalle curiosità contenute nei registri tre-quattrocenteschi dell’albergo Stella di cui era proprietario un originale personaggio   come Ferro di Cambio all’esperienza della Grande Guerra di Alessandro Suckert, fratello maggiore di Curzio Malaparte; dalle vicende della famiglia Borsini alle vacanze della contessa Enrichetta Sperling e della buona borghesia inglese a Montepiano  fino ai “giornali di fabbrica”, pubblicati a Prato negli anni Cinquanta del ‘900. Della redazione fanno parte Valerio Barberis, Umberto Cecchi, Claudio Cerretelli, Daniela Degl’Innocenti, Gabriele Giacomelli, Giampiero Nigro, Francesco Santi e Daniela Toccafondi. La stampa è curata dallo Stabilimento grafico Rindi.

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