Tessile: calano ancora i redditi
delle imprese più piccole

Cresce la redditività delle grandi aziende italiane dell’abbigliamento donna ma cala la redditività delle aziende pratesi, specie quelle dei terzisti: lo rivela uno studio dell’Unione Industriale Pratese, condotto sui bilanci 2009 di 638 società di capitali del distretto tessile e di 48 fra le principali industrie italiane produttrici di abbigliamento donna.
La crisi, emerge dallo studio, ha accentuato il divario fra il settore del tessile e quello dell’abbigliamento: il rapporto fra l’Ebitda (l’utile ante interessi passivi, imposte, ammortamenti) e le vendite e’ del +2,5% sia per i produttori (lanifici, produttori di filati e altri tessili) sia per chi fa lavorazioni in conto terzi, ma per le imprese dell’abbigliamento è del 10,6%. Ancora più elevato lo scarto per quanto riguarda il ritorno sugli investimenti (Roi): positivo per le aziende dell’abbigliamento (12,9%), solo lievemente per i produttori finali di tessuti e filati (+0,6%), negativo per i terzisti (-3,1%). Il fatturato cala meno per le imprese dell’abbigliamento (-7,1%) che per le imprese tessili (-15%).
Secondo Vincenzo Cangioli, vicepresidente Uip, le aziende devono adesso agire su contenimento dei costi e valorizzazione massima dei propri prodotti e servizi: tuttavia “è nell’interesse di tutti – spiega – che rimanga vivo e vitale un nucleo importante di produttori di tessuti e filati che garantiscano la continuità della creatività, della capacità di innovazione e del servizio che hanno fatto grande il made in Italy, e che hanno costituito la base anche del successo dei grandi marchi internazionali. La filiera a valle puo’ e deve prestare la massima attenzione alle sorti di quella a monte, perche’ il suo appeal dipende anche da essa”.

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