È nato il consorzio che tutela i piccoli birrifici da filiera agricola Italiana: a Prato e Firenze gran fermento attorno al mondo birra

Un’opportunità per tutti i piccoli birrifici e produttori di materie prime di bionde, rosse e ambrate. È nato su iniziativa di Coldiretti il ‘Consorzio di tutela e promozione della birra artigianale italiana’. È già possibile aderire. “Il Consorzio ha per scopo la tutela e la cura degli interessi della Birra Artigianale Italiana da filiera agricola Italiana – spiega Coldiretti Firenze-. Inoltre valorizza la produzione di orzo e cereali da birra, del malto e del luppolo Italiani”. Anche nelle province di Prato e Firenze c’è un gran fermento attorno al mondo birra, alcune aziende agricole presidiano diverse fasi della filiera a cominciare dalla produzione materie prime.

Oltre ad arricchire la varietà dell’offerta aziendale, i birrifici agricoli contribuiscono al recupero di aree dismesse in fasce marginali, con una riqualificazione produttiva ed economica di quelle zone, dove possono crescere orzo e altri cereali. Si può già dare adesione al Consorzio, i produttori di orzo/cereali, luppolo e birra interessati possono rivolgersi agli uffici di Coldiretti: Simon Querci – 055 323571 – simon.querci@coldiretti.it.

“Il Consorzio a tutela della birra artigianale Made in Italy garantisce l’origine delle materie prime – continua Coldiretti -, dal luppolo all’orzo e la lavorazione artigianale contro la proliferazione di finte birre artigianali e l’omologazione dei grandi marchi mondiali”.

Il disciplinare del Consorzio per la tutela e la promozione della birra artigianale italiana si basa sulla definizione di “Birra Artigianale” stabilita per legge (art. 2 comma 4 bis della legge n. 1354 del 16.8.1962, come modificata dall’art. 35, comma 1, L. 28 luglio 2016, n. 154) che indica in tre fattori cardine i criteri da rispettare da parte del birrificio: indipendenza del birrificio, limite di produzione stabilita in un massimo di 200.000 ettolitri all’anno e integrità del prodotto che non deve essere sottoposto a processi di pastorizzazione o di microfiltrazione.

Sul fronte dei consumi il Consorzio vuole spingere verso una maggiore trasparenza dei menù nei ristoranti, pizzerie, bar o pub, dove troppo spesso sotto la denominazione di birre artigianali vengono offerti marchi che sfruttano nomi o indicazioni geografiche che fanno pensare a bevande artigianali Made in Italy, ma che in realtà sono prodotte da colossi del settore a livello mondiale.

Il disciplinare del Consorzio prevede che alla denominazione di “Birra Artigianale” venga integrata l’indicazione “da filiera agricola Italiana”, laddove l’utilizzo di materia prima secca provenga in prevalenza dalla filiera agricola italiana, che la sede produttiva e legale dello stabilimento in cui viene prodotta e confezionata la birra sia situata sul territorio nazionale.

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