La mobilità al tempo del Coronavirus, a Prato spostamenti ridotti quasi dell’80%. Nel weekend picco anomalo dei livelli di polveri sottili: ecco perché FOTO

Non solo orari e abitudini quotidiane. Il Coronavirus cambia anche la mobilità dei pratesi. Le misure restrittive imposte dal Governo per contenere la pandemia si riflettono persino sull’ambiente, con risultati ben visibili: il 26 marzo scorso, gli spostamenti in città hanno fatto registrare infatti una flessione di quasi l’80%; -74% invece il dato provinciale.

A fotografare il crollo della mobilità, nell’intero Stivale, è lo studio di Teralytics, azienda di Zurigo che ha preso in esame l’intensità degli spostamenti in Italia fra il 23 febbraio e il 26 marzo, quindi prima e dopo l’entrata in vigore per step delle limitazioni nazionali. Le mappe interattive utilizzano i colori: si va dal rosso, simbolo di traffico e movimento, passando per il giallo fino al blu intenso, che rappresenta lo stop progressivo di auto, moto e mezzi inquinanti. Lo studio mostra regioni e province che pian piano diventano azzurre e poi blu, a causa del crollo della mobilità imposta dal Covid-19.

Una sorta di “era glaciale” che si riflette sia a Prato città che in provincia. Nel distretto, la curva inizia a scendere già dagli inizi di marzo ma è dal 5 marzo che il calo diventa inesorabile, passando dal -13% di spostamenti al -22% del 6 marzo. E poi -27%  il 7 marzo, -44% l’11, -76% il 14,  fino al -81% del 15 marzo. L’andamento subisce poi alcune oscillazioni ma sempre con una flessione sensibile, fino a toccare quota -79% il 26 marzo scorso.

Prato al 23 febbraio, come si presentava inizialmente. 

Prato come si presentava il 6 marzo (situazione intermedia). 

Prato appare ora di un blu intenso, non solo virtualmente ma anche realmente ossigenata.

Prato situazione al 26 marzo. 

Condizione simile per l’intera provincia pratese, dove il picco verso il basso si inizia a evidenziare, più o meno, dal 6 marzo, con una flessione dei movimenti del 16%. Il 15 marzo sfiora il -76% per poi seguire, a anche in questo caso, alcune oscillazioni ma sempre, nettamente al ribasso. Il dato del 26 marzo parla di una riduzione della mobilità del 74%.

La situazione in provincia al 23 febbraio. 

Provincia di Prato al 6 marzo, situazione intermedia. 

Provincia di Prato al 26 marzo. 

Del resto, le strade sono deserte: statali, superstrade, autostrade e svincoli sono attraversati solo da camion, Tir e autoarticolati, e solo rare autovetture. Reale aspettarsi un miglioramento proporzionale anche della qualità dell’aria. Questo weekend però qualcosa è, per così dire, andato storto: Arpat ha infatti registrato valori anomali di PM10 in tutta la Toscana, sia il 28 che il 29 marzo. I valori medi giornalieri hanno superato il valore limite fissato a 50 µg/m3. Nel giorno di sabato 28 marzo gli incrementi dei livelli di concentrazione del PM10 sono stati addirittura più alti da 6 a 14 volte rispetto alla media dei primi cinque giorni della settimana.

Come è possibile, viene da chiedersi, se il traffico è praticamente in stand-by? Una spiegazione c’è. “Si tratta di polveri provenienti dall’area asiatica e dal Nord Africa – spiega Arpat -. La regione Toscana, come del resto il continente europeo, è regolarmente raggiunta da masse d’aria che portano con sé le frazioni del materiale particolato fra cui il PM10, il quale dalle alte quote dell’atmosfera, passa a livello del suolo – fenomeno avvettivo – chiarisce Arpat -. L’area maggiormente interessata dal fenomeno avvettivo è stata quella delle Zone Interne in particolare l’area sud-est della Toscana”.

Il grafico sottostante mostra gli andamenti temporali di PM10 nella settimana dal 23 al 29 marzo 2020.

Giulia Ghizzani

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