Violenza sulle donne, 427 cittadine assistite nel 2020 dal centro La Nara: è il numero più alto degli ultimi tre anni

Il centro antiviolenza La Nara di Prato ha chiuso il 2020 con 427 donne assistite in un percorso personalizzato di uscita dalla violenza. Si tratta del numero più alto degli ultimi tre anni: nel 2018 il centro diretto da Francesca Ranaldi aveva avviato un totale di 385 percorsi; nel 2019 erano state sostenute 412 donne. I dati sono stati diffusi in occasione della riunione della commissione consiliare 5, che si è svolta proprio oggi, Giornata internazionale della donna. “Abbiamo temuto che le convivenze forzate dal lockdown non portassero le donne a denunciare le situazioni di violenza e invece il numero alto di cittadine che si sono rivolte al nostro centro ci dice che le donne hanno avuto la forza e la resilienza di chiedere aiuto”, ha commentato Francesca Ranaldi, responsabile del Centro antiviolenza La Nara. “In una situazione resa più complessa dal Covid, le storie delle vittime sono ancora più complicate – continua Ranaldi -, per esempio si è fatta più urgente la questione della loro autonomia economica e finanziaria, con un quadro lavorativo sempre più difficile, per le donne soprattutto. Quando la libertà economica delle donne viene meno, siamo in allarme”. Un altro dato che fa riflettere è il dato nazionale relativo ai femminicidi: in un anno, il 2020, in cui anche a causa dei vari confinamenti tutti i reati sono stati in calo, gli omicidi di donne sono rimasti stabili e, anzi, nell’anno appena concluso ce n’è stato uno in più (2019: 111; 2020: 112).

Durante la commissione 5 è stata lanciata dai commissari di maggioranza anche la proposta, che sarà opportunamente formalizzata sotto forma di mozione da portare in consiglio, di far costituire il Comune di Prato parte civile nei procedimenti penali per delitti a sfondo sessuale ma anche in quelli in cui debba essere giudicata una violenza a danno di vittime “fragili”, ovvero minorenni o con difficoltà economiche. I casi sarebbero valutati di volta in volta dall’avvocatura del Comune, ma il principio di fondo sarebbe quello secondo cui un danno perpetrato ad una cittadina è un danno perpetrato all’intera collettività, ledendo oltretutto l’immagine del Comune quale città dedita a valori ad alto contenuto democratico e civile.

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