Scarichi idrici, le aziende tessili pratesi a rischio blocco. Confindustria: “Se la Regione non gestisce bene la situazione, può saltare l’intero distretto”

Non c’è solo la questione liquami da fosse settiche, peraltro ancora più paradossale di quanto sia emerso in questi giorni, a minacciare Gida e con essa il distretto pratese, ma un pericolo ancora più grave che investe la sopravvivenza dell’intero tessile di Prato: la messa in discussione della possibilità per le tintorie e le rifinizioni (e tutte le altre aziende a umido, anche di altri settori) di immettere i propri scarichi nella rete fognaria.
Lo denuncia Confindustria Toscana Nord, secondo la quale “la situazione che si è determinata va a minare alle fondamenta il sistema di gestione delle acque per cui Prato è considerata un’eccellenza a livello internazionale”.

In sostanza – sottolineano gli industriali – l’esistenza di Gida con la sua attività di depurazione centralizzata ha sempre fatto sì che alle aziende – che peraltro in Gida hanno investito massicciamente – fosse concesso di scaricare nella fognatura, assieme al civile. A regolare il sistema un accordo di programma stipulato e rinnovato negli anni da Regione Toscana, Autorità Idrica Toscana, Autorità di bacino, Provincia di Prato con tutti i suoi Comuni, Gida e Confindustria Toscana Nord.

“Sono da sempre noti i problemi legati alla rete fognaria pratese, largamente insufficiente, tanto da indurre le associate del Consorzio Progetto Acqua – 210 imprese idroesigenti dell’area pratese, per lo più tintorie e rifinizioni – ad avviare la costruzione di una fognatura industriale propria di cui è già realizzato un primo tronco e che ha subito una battuta d’arresto anche a causa della pandemia. Proprio dall’inadeguatezza della rete fognaria, quindi dal percorso fra la fabbrica e la Gida – prosegue Confindustria Toscana Nord – arriva ora l’insidia che minaccia l’intero sistema: Publiacqua ha chiesto alla Regione Toscana di non concedere più alle imprese di scaricare nella rete fognaria, temendo di non poter rientrare nei limiti imposti da Arpat per la qualità delle acque che vengono scolmate dalle fogne in caso di sovraccarico di queste ultime”.

“E’ una situazione che, se non sarà gestita adeguatamente dalla Regione Toscana, può far saltare l’intero distretto tessile pratese – osserva con preoccupazione Daniele Matteini, attuale vicepresidente di Confindustria Toscana Nord e presidente designato dell’associazione, oltre che vicepresidente di Gida -. C’è molta apprensione nella nostra associazione, che intende tutelare con ogni mezzo le aziende. Ma non dovremmo essere preoccupati solo noi: Prato si sta risollevando con molta fatica dalla crisi determinata dal covid, date le penalizzazioni che hanno colpito e in parte colpiscono tuttora il settore moda, e una ulteriore mazzata di questa entità sarebbe irreparabile per la città e per l’intera regione. E’ impensabile che si allestiscano impianti a pie’ di fabbrica ed è anche molto difficile accelerare ulteriormente la realizzazione della fognatura industriale. Voglio ricordare che tutto questo nasce dal fatto che la rete fognaria è insufficiente: se fosse adeguata, non ci sarebbe alcun problema. E non è certo colpa delle aziende se nella rete fognaria pratese investimenti pubblici consistenti non se ne sono visti, tanto che le aziende stesse si sono risolte a dare avvio a una propria fognatura.”

“Come aziende del Consorzio Progetto Acqua guardiamo con sconcerto e apprensione alla situazione che si sta profilando – dichiara Ivo Vignali, che presiede il consorzio -. Forse non ci sono le idee chiare su come funziona la filiera tessile pratese: se tintorie e rifinizioni non possono più scaricare, si fermano anche tutte le altre aziende, dai lanifici alle altre lavorazioni conto terzi. Fra le aziende del consorzio sono 180 quelle del tessile: se a qualcuno sembrano poche è perché non ha capito che venendo meno questo anello salta tutto. C’è qualcuno che si vuole prendere la responsabilità di fare chiudere Prato? E, aggiungo, con Prato anche un’altra fetta consistente di Toscana, perché l’Osservatorio Irpet, di cui Confindustria Toscana Nord ha recentemente diffuso uno studio ad hoc, dice chiaramente che i quasi 8 miliardi di valore aggiunto generati da Prato attivano ulteriori 5 miliardi diffusi nel restante territorio regionale. Non voglio pensare che vi sia qualcuno così sconsiderato da generare un danno di questa entità, per giunta adesso che all’occupazione nel tessile si guarda anche a livello nazionale con particolare attenzione”.

Il problema degli scarichi si aggiunge alla vicenda delle modifiche alla legge regionale 20 del 2006, per le quali Confindustria Toscana Nord manifesta il suo disappunto e la sua preoccupazione. In sintesi: l’emendamento del maggio 2020 alla legge regionale 20 del 2006 che semplificava alcuni processi di gestione dei rifiuti era finito nel mirino dopo l’inchiesta Keu, legata al distretto conciario di Santa Croce; la Regione Toscana era corsa ai ripari abrogando l’emendamento e, contestualmente, anche parte del testo di legge originario che riguardava le procedure per il trattamento dei liquami da fosse settiche. La nuova norma, pubblicata il 31 maggio, diventava immediatamente esecutiva, senza dare tempo a chi già operava nel settore di effettuare le pratiche per adeguarsi alla nuova burocrazia. A rimanere impigliata nelle maglie di questo cambiamento è stata, nell’interpretazione degli uffici regionali, di nuovo Gida, che tratta le fosse settiche e che da queste ricava parte non irrilevante delle proprie entrate, andando così a calmierare le tariffe di depurazione.

“Da una settimana Gida non riceve più i conferimenti degli autospurgo. Per mettersi in regola la società non deve fare altro che burocrazia, nella sostanza non cambia niente. – spiega Daniele Matteini -. E’ solo una questione di carte, che sarebbe stata innocua se la nuova normativa fosse divenuta operativa non dalla sera alla mattina come è avvenuto, ma dando il tempo necessario per adeguare questi aspetti formali. Quando l’iter burocratico sarà compiuto Gida farà esattamente con i rifiuti da fosse settiche quello che faceva fino al 31 maggio, con gli stessi controlli e le stesse prestazioni. Né più e né meno: sarà soltanto più povera, dopo gli sforzi fatti dai soci Comune di Prato, Confindustria Toscana Nord e Consiag nel 2020 per ricapitalizzare la società e tenerla in equilibrio economico. Sospendere per un tempo indefinito il servizio per gli autospurgo è un problema grave per la società. Anche questo è per noi motivo di forte preoccupazione.”

“Per sostenere finanziariamente Gida anche le aziende stesse hanno dato un contributo diretto molto consistente – aggiunge Ivo Vignali -. Stiamo sopportando un incremento delle tariffe di depurazione del 33%, addirittura del 60% per il consumo dell’acqua dell’acquedotto industriale, abbiamo pagato 700.000 euro aggiuntivi sull’anno 2019 e anticipato alla società 1,6 milioni di euro. Su Gida abbiamo investito molto, ci crediamo e vogliamo difenderla. Vicende come quella delle fosse settiche danneggiano tutte le imprese, non solo Gida.”

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