Sciopero a oltranza e picchetto al magazzino di Seano dei lavoratori della Acca, azienda a conduzione cinese che si occupa del trasporto in tutta Europa dell’abbigliamento dei pronto moda orientali. A far scattare la mobilitazione del sindacato Sudd Cobas è stata la comunicazione di chiusura dell’attività da parte dell’azienda, con la conseguenza di 100 posti di lavoro a rischio. A riportare la notizia è lo stesso Sudd Cobas. “Ma il lavoro c’è – sottolinea in una nota il sindacato -. Non abbiamo dubbi: il lavoro sta semplicemente venendo spostato e smistato in altri magazzini dove i lavoratori sono ancora sfruttati e senza diritti. Noi daremo battaglia fino alla fine per impedirlo”.
Sudd Cobas spiega che “due anni fa qui c’era la schiavitù. Poi l’ingresso del sindacato, gli scioperi contro i caporali, gli accordi per contratti regolari e turni umani. Una battaglia durata mesi. E nel mezzo sei aggressioni a colpi di spranghe ai lavoratori sindacalizzati, aspettati sotto le loro case dopo aver staccato il turno notturno. Ogni centimetro di dignità e di diritti qui è stato letteralmente conquistato con il sangue. E con la lotta li difenderemo”.
Il riferimento è all’inchiesta della Procura di Prato per sfruttamento lavorativo aggravato dall’uso di violenza, minaccia, rapina aggravata e plurime lesioni personali che ad aprile 2025 ha portato all’emissione di 4 misure cautelari nei confronti di due cinesi e due pakistani, ritenuti “prioiezione di una filiera più ampia di soggetti, riconducibili alla proprietà cinese, di una significativa struttura societaria”. Furono sei le aggressioni fra aprile 2023 e marzo 2024 ai danni di lavoratori bengalesi, pakistani, afgani e africani che si erano rivolti al Sudd Cobas per ottenere i loro diritti, a fronte di turni di oltre 12 ore di lavoro al giorno, sette giorni su sette, pause di 10 minuti per consumare i pasti, salari e licenziamenti decisi in maniera arbitraria con costante controllo e monitoraggio dei lavoratori. Dopo mesi di battaglie portate avanti dal Sudd Cobas, in Acca erano arrivati accordi sindacali e regolarizzazione di lavoratori.
“La chiusura annunciata dall’azienda – afferma il Sudd Cobas – è il tentativo di annullare due anni di accordi aziendali e progressi e riportare indietro la lancetta dei diritti. ‘Sfrutta, evadi, scappa’. È questo lo schema perverso che imperversa da troppo tempo sul territorio e che va bloccato”.
L’azienda, come ricorda il sindacato, è tra le 29 coinvolte nell’inchiesta per una maxi-frode fiscale, che a marzo 2025 portò al sequestro di beni per oltre 71 milioni di euro a carico di 17 persone (13 cinesi e 4 italiani) indagati a vario titolo per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di vari reati tributari e all’abusiva attività finanziaria.
La Acca, tra le primarie aziende di facchinaggio, carico e scarico, deposito, custodia e trasporto merci conto terzi del distretto dell’abbigliamento cinese di Prato, è una delle tre imprese che il 16 febbraio 2025 ricevettero plichi esplosivi incendiari, attentati ricondotti nel quadro di una contrapposizione imprenditoriale, quella per il controllo del mercato delle grucce e della logistica, sfociata in più atti criminali fra 2024 e 2025, avvenuti non solo nel territorio pratese ma anche in altre regioni d’Italia e all’estero.
“Oltre ad essere sfruttati, i lavoratori per anni sono stati anche esposti a diventare bersaglio delle faide mafiose per il controllo del mercato – conclude Sudd Cobas -. Ultimo episodio l’attentato del marzo 2025 quando dentro una delle scatole di merce che caricano e scaricano i lavoratori si nascondeva una bomba incendiaria”.





