Visite in nero ai cittadini cinesi nelle strutture e con le attrezzature dell’ospedale: arrestati quattro medici del Santo Stefano

Avrebbero effettuato visite private a pazienti cinesi durante l’orario di lavoro retribuito dall’Asl i 4 ginecologi dell’ospedale finiti agli arresti domiciliari. L’accusa nei loro confronti è di truffa e peculato. Oltre ai medici sono finiti ai domiciliari anche 3 intermediari, che facevano da tramite tra i ginecologi e le pazienti cinesi. Per altri 4 intermediari è invece scattato l’obbligo di firma.
Le indagini, coordinate dalla Procura e condotte dai carabinieri con intercettazioni audio-video e pedinamenti, sono scattate dopo che una donna cinese si è presentata in una struttura sanitaria accusando malessere a seguito dell’assunzione di una pillola abortiva. La donna ha riferito di averla ricevuta da un connazionale che si era rivolto ad un medico italiano. Il fatto che la pillola potesse essere somministrata solo in ospedale ha fatto insospettire gli inquirenti, che da quell’episodio hanno poi scoperto il sistema di visite a nero.
Grazie a intermediari compiacenti, i ginecologi incastravano le visite alle pazienti cinesi durante i loro turni all’ospedale o al centro Giovannini, usando per gli esami le strumentazioni pubbliche e facendosi pagare a nero. Il tariffario andava dai 100 ai 150 euro, una parte dei quali venivano trattenuti dagli intermediari.
Numerosi gli episodi accertati.
Tra gli indagati a piede libero figurano altri 4 medici e un’ostetrica, le cui posizioni saranno vagliate nei prossimi giorni. Gli inquirenti vogliono capire quanto il sistema fosse veramente diffuso e se altri ne fossero a conoscenza.

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